Sensazione presentimento

La mattina del 28 maggio 1980, quarantuno anni fa,  il giornalista del Corriere della Sera Walter Tobagi, 33 anni, veniva ucciso a pochi passi da casa da uomini della Brigata XXVIII marzo, una formazione terroristica di estrema sinistra. La notte di Natale del 1978 aveva scritto una lunga lettera alla moglie, una sorta di testamento spirituale.

Zeitgeist: lo spirito dei tempi

Come ha scritto Jun’ichiro Tanizaki, invecchiando ognuno si convince che, nel corso della sua vita, tutto è andato peggiorando. I vecchi di cent’anni fa rimpiangevano ciò che accadeva cent’anni prima di loro; lo stesso i vecchi di duecent’anni fa. Nessuno infatti sembra del tutto soddisfatto dell’epoca in cui si trova a vivere. Con leopardiano scetticismo ragionato, in parte nemmeno noi; tuttavia, anche in questo caso, forse è meglio prenderla con ironia.

Immunizzarsi, ma davvero

La misinformazione è anche peggio della disinformazione. Quest’ultima infatti sottrae o nasconde notizie all’opinione pubblica, mentre la misinformazione dà l’illusione di sapere, ma pone l’utente finale nella condizione di non poter verificare l’attendibilità o la veridicità delle informazioni che gli vengono trasmesse, gettando così tutti nella confusione e nella sfiducia.

La sublime e inutile arte della parola

«La comprensione è soltanto un caso particolare del malinteso»: lo sosteneva il linguista Antoine Culioli, rovesciando il senso comune che vorrebbe che il malinteso fosse un’eccezione. E Claudio Lolli, riferendosi a sé stesso: «Come per tutti i raccontatori, il compito è quello di costruire un senso a qualcosa che senso non ha. Ad esempio, questo meraviglioso universo che tu vedi è però assolutamente privo di senso, così come le persone che lo abitano. Il racconto ti interpreta tutto ciò che di per sé diversamente non è interpretabile».

Il Principe non è mica più tanto azzurro

E vissero tutti felici e contenti, fino a quando a Disneyland non giunsero due giornaliste: quale fu la loro sorpresa nell’accorgersi che il Principe baciava Biancaneve senza chiederne preventivamente il consenso! «È questo che vogliamo insegnare ai bambini?», scrissero indignate su un giornale di San Francisco le due corrispondenti Katie Dowd e Julie Tremaine. Ma per fortuna la legge parla chiaro.

La torre dell’ego

Nel linguaggio biblico «dare i nomi alle cose» significa diventare custodi di ciò a cui si dà il nome. Dio si affida alla creatività umana e accetta i nomi scelti dall’uomo: il Creatore vuole che ogni uomo ampli la creazione con il proprio stile irripetibile. Ciascuno di noi è chiamato a pronunciare la sua parola sul mondo e con-crearlo, partecipando alla creatività del Creatore. La diversità delle lingue nasce invece nel momento in cui, invece di «dare i nomi», l’uomo decide di «farsi un nome», cioè di crearsi e creare da solo, conquistare le cose invece di custodirle. (Alessandro D’Avenia)