A cosa serve la letteratura

letteratura

“La Repubblica” di ieri 9 marzo ha pubblicato un articolo di Zita Dazzi, “Il clochard che ama Montalbano”:

“Walter, 53 anni faceva il barista prima di essere licenziato. Poi si è separato e da tempo vive in strada. La sua foto mentre legge è diventata virale nel web.”(…) Camilleri, che di pubblicità e di rumore attorno ne vorrebbe il meno possibile, sorride. Poi dice una frase. «Mi hanno raccontato di una foto che mostra un clochard che legge un mio romanzo. Spesso mi chiedono a cosa serve la letteratura. Ecco questo è un bellissimo esempio. Serve, almeno per un momento, a far dimenticare il mondo che sta attorno, e a trasportarti in un’altra dimensione ».

Mi pare davvero troppo riduttivo. Camilleri forse si è distratto: seguendo per estensione questo principio, allora anche il viaggio, il cinema, il teatro, la musica, la televisione (la televisione!) ecc. non sarebbero secondo lui niente altro che strumenti di svago e astrazione dalla realtà? Non pretendo che tutte queste cose abbiano  l’unico scopo di farci “conoscere il prossimo”, “combattere le ingiustizie”, cambiare il mondo, migliorare le sue società e le sue culture. Ma che ciascuno di noi si proponga ALMENO di conoscere un po’ meglio tutte queste cose, cioè quello che succede, oppure è successo, oppure può o non potrà succedere nella REALTA’…  be’ questo mi sembra davvero il minimo sindacale di libertà personale e collettiva che ci deve SEMPRE essere “concesso”. Com’è noto, però, non tutti sono d’accordo sul fatto di “concederci” questa libertà. Tra potere e cultura c’è sempre un rapporto quantomeno difficile. Non è per nulla un dettaglio insignificante, teniamolo presente. Camilleri, invece, sembra esserlo dimenticato. Pure lui.

 

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