A mio nome no

Non avevamo capito niente (io, almeno) ma non era facile, di fronte a un cordiale venditore di serie americane che arrivavano da noi con un paio d’anni di ritardo, come se le videocassette avessero viaggiato con il bastimento, fiutare un così drastico cambio d’epoca.

Lui invece lo aveva fiutato. Il denaro come arma finale, la pubblicità come linguaggio onnicomprensivo (vincente anche in politica), il cittadino che diventa in forma definitiva (ideologica, ma senza dirlo, senza saperlo) consumatore e cliente. “Il pubblico ragiona come un bambino di otto anni”, diceva alle convention dei venditori Publitalia, ed è la sua frase definitiva. Sta a Berlusconi come “eppur si muove” a Galileo. Dentro c’è tutto, compreso il suo successivo trionfo politico. Anche il potere è un prodotto, basta saperlo vendere.

La politica non era il suo mestiere eppure è riuscito a vincere tre o quattro elezioni, circostanza che illustra soprattutto la debolezza dei suoi oppositori. Il problema è che io resto convinto, quarant’anni dopo, che il cinema d’essai fosse molto meglio di Dallas, e a ben vedere, a dispetto dei luoghi comuni sulla Potëmkin: che fosse molto più divertente di Dallas. Ma evidentemente sono riuscito a spiegarlo solo a me stesso. (Michele Serra)

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