Amplificatori di boiate

Traducendo letteralmente dall’inglese, il termine breaking significa “rottura, interruzione, violazione”; il termine news significa “novità, notizie e simili”. Breaking news vuol dire invece “ultime notizie, notizie dell’ultim’ora, novità, nuove storie, ecc.”

Scriveva qualche tempo fa Massimo Mantellini sul suo blog: «Una delle funzioni recenti dei media italiani, ormai fondamentale per il loro modello economico, è quella di amplificazione delle discussioni sui social network e in TV. Più simili discussioni saranno aleatorie, marginali e volgari più saranno per i media professionali allettanti. Al contempo più simili discussioni avranno simili caratteristiche e maggiormente saranno lontane da una idea “sana” di notizia. I media professionali si sono così velocemente trasformati in amplificatori di stronzate e lo hanno fatto per calcolo. (…)» Un po’ crudo, ma induce a pensare: in effetti, qualche dubbio che la propaganda politica trovi nell’enfasi mediatica  il complice perfetto c’era già venuto. La promozione  del vuoto pneumatico assoluto ad arma di distrazione di massa rappresenta infatti una precisa scelta di campo.

Dice: «Siamo tornati ai tempi del Manzoni quando “il buon senso c’era; ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune”.» Non è che ci siamo tornati; non ci siamo mai mossi da lì:

«La fotografia gira ovunque, e viene localizzata in tante città italiane: mercatini di Milano, di Roma, di Napoli. Si vedono tante agende del 2017 e un cartello: “Agende 2017 a 50 centesimi: i giorni coincidono con quelli del 2023”. Non è uno scherzo: l’anno che inizia tra poco ha i giorni della settimana “disposti” come quelli del 2017. Per intenderci: gennaio 2023 avrà come domeniche 1, 8, 15, 22 e 29, esattamente come nel 2017. I mercoledì di agosto: 2, 9, 16, 23 e 30 in entrambi i casi. Battute da da social a parte – “ma ce l’hai ancora quel pacco di calendari mai distribuiti del 2017? Perché se cambiamo la scritta con 2023 possiamo distribuirli a dicembre e risparmiamo…”- la riproposizione dei calendari non ha niente di strano. (…) Ci sono siti che calcolano quando un anno si riproporrà con la stessa combinazione. Così, se avete ancora agende e calendari non utilizzati del 2022 non buttateli via: potrete riutilizzarli – o potrete lasciarli in eredità da utilizzare – nel 2033, 2039, 2050, 2061, 2067, 2078, 2089, 2095, 2101, 2107 e fino ancora al 2118.” (notizia riportata da Repubblica, dal Corriere della Sera, ecc.)

E allora Giulio Cesare, che con la riforma del calendario civile (il quale per omesse intercalazioni era in ritardo di quasi tre mesi rispetto a quello astronomico) compiuta nel 46 a.C. con l’assistenza dell’astronomo alessandrino Sosigene, finì per trovarsi un anno anno di  quatrocentoquarantacinque giorni – invece dei consueti trecentosessantacinque – che cosa avrà fatto? Avrà buttato via tutte le agende? E i calendari? Vuoi mettere la notizia?

Il brano Cattiva di Samuele Bersani è contenuto nell’album Caramella smog (2003)

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