Un poema ferroviario

Il fatto è che in Unione Sovietica, i sovietici, per un paio di decenni, tra la fine degli anni sessanta e la fine degli anni ottanta, sembra stranissimo, ma ci son delle testimonianze abbastanza univoche che dicono che i sovietici, in quegli anni lì, leggevano quasi più la letteratura non pubblicata di quella pubblicata. Questo fenomeno, che si chiama Samizdat (che significa autopubblicazione) consisteva nella circolazione di dattiloscritti clandestini autoprodotti, «battuti a macchina con infinite copie di carta carbone (in assoluta mancanza di fotocopiatrici), diffusi con un’alta percentuale di rischio solo tra amici fidati, venduti a prezzi sempre meno cari a mano a mano che la leggibilità diventava difficile, vista l’infima qualità della copia a carbone, imparati a memoria per essere recitati a chi non ne fosse venuto in possesso, questo fu il destino dei testi-samizdat che, nel giro di qualche anno, portati fuori dal paese con la complicità di amici stranieri, avrebbero iniziato a essere pubblicati in Occidente (tamizdat, stampati tam, là, all’estero) dando il via al fenomeno del dissenso.» (dall’introduzione di Paolo Nori)

Dieci cavalli bianchi

Titolo a cinque colonne: «Sandro Veronesi: “La mia sfida per rendere il cashmere democratico”» L’articolo inizia così: «”Quando siamo partiti il nostro sogno era mettere un computer su ogni tavolo, ha detto il fondatore di Microsoft; il mio è dare a ogni italiano almeno un maglioncino di cashmere”. Sandro Veronesi, il presidente del Gruppo Calzedonia, cita Bill Gates ma veste alla Steve Jobs: con un dolcevita nero firmato Falconeri, brand acquisito nel 2009 con un ambizioso obiettivo: più cashmere per tutti.» (Eva Grippa – la Repubblica,18 novembre 2022)

Amplificatori di boiate

Distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica da situazioni scomode e aprire nuovi fronti di interesse più gestibili mediaticamente: l’effetto di questa abitudine consolidata da parte degli attori coinvolti è quello di disorientare l’opinione pubblica. La volatilità e la contraddittorietà dei messaggi sono le note distintive e dominanti del circuito mediatico dei nostri tempi. Obiettivo? La discrezionalità sull’agenda dei temi da sottoporre alla pubblica (dis)attenzione.

Meritevole sarà lei!

Dice il professor Valditara che non riesce a capacitarsi delle critiche suscitate dalla nuova denominazione del suo dicastero: il Ministero dell’Istruzione e del Merito. Ma come? — si chiede — com’è possibile che sia bastato aggiungere la parola “merito” per scatenare questa polemica? Naturalmente il nuovo governo Meloni sa bene quello che fa, certi “intellettuali” sembra invece di no. Forse Thomas Mann può aiutarli a capire quale sia la vera posta in gioco. Ammesso che non l’abbiano davvero intuito.

Una nebbia veramente “enorme”

Si intitola “Il mistero Moby Prince” il film documentario di Salvatore Gulisano che ricostruisce la dinamica del disastro avvenuto il 10 aprile 1991 e nel quale morirono 140 persone, andato in onda giovedì 20 ottobre in prima serata su Rai2 e ora visibile su Raiplay. Tutto si svolse come sempre. Colpa di una nebbia fittissima, dissero tutti i responsabili coinvolti; ma l’unica vera nebbia, come al solito, è quella dei consueti depistaggi. Come ha chiarito la commissione parlamentare d’inchiesta presentando la sua relazione finale il 15 settembre 2022, infatti: “non vi era nebbia di fronte al porto di Livorno nella notte del 10 aprile 1991”.

Ripensamenti

I racconti di Cechov sono poveri d’azione e quasi privi di intreccio. I protagonisti sono individui incompresi, umiliati, sconfitti dalla vita, vittime di equivoci e di autoinganni: un campionario di frustrazioni e mediocrità, dove trionfano l’impotenza ad agire e l’incapacità di comunicare. Con una sorta di dolente distacco dalle vicende descritte, Cechov riecheggia lo smarrimento di un’epoca e l’inerzia spirituale della società russa di fronte ai sintomi della propria decadenza morale e intellettuale; una lezione quanto mai attuale anche per noi. Dino Risi racconta di come Cechov gli “insegnò che gli eroi possono essere anche i vicini di casa”.

Give peace a chance

Il New York Times ha pubblicato online, corredate dall’audio originale, le trascrizioni di migliaia di telefonate fatte lo scorso marzo da soldati russi in Ucraina a genitori, parenti, fidanzate, amici in Russia. Gli sono state passate dai servizi ucraini, che le avevano intercettate. Quindi si tratta di una scelta di parte. Ma il Times precisa che ci hanno lavorato per mesi, e sono arrivati alla conclusione che sono assolutamente autentiche.

I giardini di Adone

SOCRATE: Per l’appunto. Ora dimmi questo: l’agricoltore che ha senno pianterebbe seriamente d’estate nei giardini di Adone i semi che gli stessero a cuore e da cui volesse ricavare frutti; e gioirebbe a vederli crescere belli in otto giorni, o farebbe ciò per gioco e per la festa, quand’anche lo facesse? E riguardo invece a quelli di cui si è preso cura sul serio servendosi dell’arte dell’agricoltura e seminandoli nel luogo adatto, sarebbe contento che quanto ha seminato giungesse a compimento in otto mesi? (dal “Fedro” di Platone)

Siamo seri, ridiamo!

La copertina di Luca e Paolo a diMartedì [del 6 settembre 2022, N.d.R.], il programma condotto da Giovanni Floris (La7), non ha rappresentato soltanto un momento di grande divertimento ma è stata una preziosa lezione di comunicazione, da vedere e rivedere. Hanno preso in giro i primi assaggi della campagna elettorale dei politici (tutti a ridere, ovviamente) con la certezza che nei talk i politici continueranno a comportarsi allo stesso modo. «Divertirsi da morire», come recitava un vecchio libro di Neil Postman. (Aldo Grasso)

Zeitgeist: lo spirito dei tempi

Stendhal nutriva un proverbiale amore per l’Italia; tuttavia ci giudicava ambigui e superficiali, sempre meno problematici, succubi di un nostro immaginario e inamovibile presente. «Quasi imprigionato in una specie di perpetua infanzia psicologica, l’italiano di Stendhal (…) è felice perché, se così si può dire, manca di prospettiva, trascorrendo la sua vita come “schiavo della sensazione attuale”, in un eterno presente dominato dal principio di piacere…» (Emanuele Trevi)