Barbero e i barbari

«Ci sono donne chirurgo, altre ingegnere e via citando, ma a livello generale, siamo lontani da un’effettiva parità in campo professionale. Rischio di dire una cosa impopolare, lo so, ma vale la pena di chiedersi se non ci siano differenze strutturali fra uomo e donna che rendono a quest’ultima più difficile avere successo in certi campi”. E si domanda: “È possibile che in media, le donne manchino di quella aggressività, spavalderia e sicurezza di sé che aiutano ad affermarsi?» Così risponde lo storico Alessandro Barbero in una recente intervista pubblicata su “la Stampa” alla domanda sul perché le donne fatichino ad arrivare al potere e a fare carriera.

Come ha scritto Daniela Ranieri, «è evidente che Barbero sta parlando di una differente aggressività sociale, ciò che rende gli individui “competitivi”, “performanti”, adatti ai ruoli di potere così come essi sono stati disegnati dalle élite nelle società occidentali neo-liberali, non solidali, non paritarie e maschiliste. E, sì, ahinoi, le disparità di potere tra uomo e donna sono frutto di condizionamenti culturali. A riprova di ciò, Barbero più avanti afferma: “C’è chi dice: ‘ Se più donne facessero politica, la politica sarebbe migliore’. Ecco, secondo me, proprio per questa diversità fra i due generi”.» (il Fatto Quotidiano, 22 ottobre 2021)

Tutti gli strali che – con grande spreco di energia – sono stati lanciati su di lui per questa dichiarazione hanno decisamente sbagliato bersaglio. La polemica andrebbe con urgenza reindirizzata – anziché sulla presunta mancanza “di quella aggressività, spavalderia e sicurezza di sé che aiutano ad affermarsi” – sul fatto che queste caratteristiche siano davvero necessarie; fatto che sembra ampiamente metabolizzato e condiviso anche dalla cosiddetta maggioranza silenziosa. «Non si è sentito dire ma no, scusate: servono competenza, tenacia, passione, curiosità incessante, ascolto, compassione, umiltà di riconoscere i propri limiti e capacità di circondarsi di persone migliori di sé. Serve un gruppo, il migliore possibile, e fare le cose insieme. Zero. Aggressività spavalda, è la ricetta: perciò anche un po’ fondata sul bluff, immagino, come ogni spavalderia.» (Concita De Gregorio)

No, non si è sentito dire niente del genere: maschio o femmina che sia, il polemista di turno si concentra sulla ipotizzata “differenza strutturale”, insiste e quindi implicitamente conferma le “imprescindibili” banalità designate dalle pur screditate élite nostrane. Il filosofo Galimberti a In Onda su LA7 ha detto: “Maschilismo? Colpa di una cultura millenaria, la donna è concepita come corpo e l’uomo come aggressività. Gli uomini hanno un’intelligenza logico-matematica, le donne, oltre a quella logico-matematica, ne hanno anche una intuitiva e sentimentale…”

Schemi semplificatori di comodo il cui unico obiettivo è il controllo, la manipolazione e l’avanzamento personale opportunistico: il consueto impulso mimetico alla pigra omogeneità culturale. Ma chiunque abbia deciso di giocare allo stesso gioco subìto per millenni  e che favorisce solo minoranze privilegiate, ne porta la responsabilità personale. Il fatto che questa realtà apparentemente inamovibile sia condivisa ci fa sentire meglio? È solo ignavia; occorre la forza di interrogarci, di bucare il velo della connivenza, della convenienza, del calcolo, dell’ipocrisia, del benaltrismo e della banalizzazione imposto dai barbari che continuiamo con indifferenza ad essere.

Il brano Glory Box dei Portishead (qui in versione live) è contenuto nell’album Dummy (1994)

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