Bologna, 2 agosto 1980

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Il 2 agosto 1980, alle ore 10,25, una bomba esplose nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione di Bologna. Il bilancio finale fu di 85 morti e 200 feriti. Uno degli attentati più drammatici della storia repubblicana, di cui ricorre oggi il trentacinquesimo anniversario.

Oggi però forse preferisco parlare d’altro, di fatti successi 25 anni prima. E poi ancora prima, parecchio prima. Di un pezzo di storia che non conoscevo fino a qualche giorno fa.

Questo. Il 14 maggio 1965, venerdì, si tiene la 296^ seduta pubblica del Senato della Repubblica. Il senatore Umberto Terracini espone all’aula la  sua interrogazione al ministro dell’Interno, il cui oggetto parla del “criminale fascista Alessandro Carosi, da 17 anni inseguito da una sentenza definitiva di condanna ad anni 21 di reclusione irrogatagli, per gli efferati delitti perpetrati a danno di cittadini ostili alla dittatura, dalla Corte di assise di Pisa, e che ciò nonostante ha potuto indisturbato vivere in Roma dal 1947 ad oggi.”

Ecco un breve estratto dal resoconto stenografico dell’interrogazione orale di Terracini, riportato da pag. 4 a pag. 8: (…) Il fatto al quale mi richiamo è noto. Il 31 gennaio di quest’anno un uomo in stato di coma è trasportato all’ospedale  “San Giovanni” di Roma perché colto da emorragia cerebrale mentre piacevolmente in automobile passeggia per la città. L’agente di servizio al posto di accettazione dell’ospedale chiede le generalità del ricoverando. L’autista fornisce un nome e un indirizzo, ma sopra la persona non si ritrova alcun documento di identificazione. L’agente di polizia segnala allora il fatto al Commissariato il quale rapidissimamente invia altri agenti all’indirizzo indicato e là, come all’aprirsi di uno scenario su un palcoscenico, si scopre che il morente è un delinquente incarnito, inseguito vanamente da un mandato di cattura per l’espiazione di una condanna a 21 anni di reclusione irrogatagli nel 1948. La scoperta suscita clamore, anche a causa della personalità specifica del messere, già noto e malfamato squadrista che, tra il 1920 e il 1924, aveva perpetrato numerosi assassini in provincia di Lucca e di Pisa, andandone non soltanto indenne, ma raccogliendone anzi larga messe di ricchezze e onori. Ma successivamente, pienamente sistemato nei quadri del regime fascista, egli aveva commesso l’errore di uccidere anche la sua amante, squartandone poi il cadavere e rinchiudendolo in un baule dato infine alle fiamme. Nonostante la sua divisa di orbace, il messere dovette allora essere arrestato, trascinato davanti ai Tribunali e, per questo orribile e nefando delitto, condannato a 10 anni di reclusione, che aveva scontato regolarmente nella casa di pena di Noto.
Ma nel 1943, liberato per pena scontata, il figuro rapidamente riguadagnò la Toscana occupata dai tedeschi al cui servizio si mise facendosi denunciatore e consegnando ad essi numerosi cittadini colpevoli di lottare inquadrati nelle formazioni della Resistenza contro i nazisti e contro i repubblichini. Tra l’altro è comprovato che ebbe a consegnare ai tedeschi Sisto Longa, già nei 40 giorni del governo Badoglio sindaco di Guardistallo, provocandone l’immediata fucilazione. Nel 1944 il figuro scompare, pare rifugiato in Argentina. Ma, con inaudita temerarietà e probabilmente già forte delle complicità, che poi gli avrebbero permesso di vivere indisturbato in Roma per oltre 17 anni, nel 1947 ritorna in Italia, prende sede in questa città, vi affitta un elegante alloggio in via Tuscolana dove se la passa tranquillo e in agiatezza fino a quando nel gennaio del 1965, non la giustizia umana, ma, se c’è, la giustizia celeste lo colpisce definitivamente, prostrandolo a morte nel posto di pronto soccorso di uno ospedale.
Questa la storia dei fatti. (…) Aggiungo che la vasta, proficua, redditizia attività alla quale l’omicida si era dedicato era di quelle sulle quali la sorveglianza
dell’autorità è maggiore ~ si tratta del commercio dei farmaceutici. E Alessandro Carosi ~ diamo finalmente il suo nome al personaggio ~ trattava all’ingrosso nel genere, avendo rapporto dall’una parte con le grandi ditte produttrici e dall’altra con innumerevoli  farmacie e naturalmente con le autorità preposte al ramo. Che tutto ciò abbia potuto verificarsi fa sorgere fondatissimo il sospetto di complicità, di  protezioni, di omertà, e non tanto in basso loco. (…)

Passiamo ora al 9 luglio del 1994, quindi a fatti molto meno importanti e di tutt’altro genere, successi 14 anni dopo il 1980. Il sottoscritto si sposa con rito civile tenuto nella Sala Rossa del Municipio di Bologna.Tutto ok, tutti contenti, almeno a prima vista. Conclusa la cerimonia formale, andiamo quindi a rendere doveroso omaggio al sottostante Sacrario dei partigiani di piazza del Nettuno. Ma mi avvedo solo oggi, scorrendo le foto, che manca sempre qualcuno, in tale contesto.

Il fatto è questo: avevo chiesto al mio migliore amico, sposato di fresco con una ragazza venuta “da fuori” (Aviano), di farmi da testimone di nozze. Per senso di opportunità, analogo invito era esteso quindi alla moglie, seppur conosciuta da poco. Il suo nome è Alessandra Carosi e ho scoperto solo qualche giorno fa per puro caso la sua diretta discendenza dal sopracitato Alessandro, il nonno di cui porta il nome in segno evidente di “doveroso e riconoscente omaggio”. A quanto pare quel disagio inespresso non è mai stato perdonato. E’ stato covato sotto la cenere e naturalmente nessuno ne ha mai parlato in questi 21 anni nel frattempo trascorsi.Solo freddezza e muta ma attiva ostilità da parte sua. Ne scopro ora i motivi di fondo:  la mia testimone di nozze è nipote di Alessandro Carosi, lo squadrista assassino di cui sopra,  un uomo che ai suoi tempi non avrebbe esitato ad eliminarmi fisicamente, come ha fatto con tanti altri, nel caso lo avesse ritenuto opportuno. Restando impunito, è ovvio, ma facendo comunque “sorgere fondatissimo il sospetto di complicità, di protezioni, di omertà e non tanto in basso loco.” 

Oggi è’ il trentacinquesimo anniversario della strage di Bologna. Ho voluto celebrarlo parlando d’altro. Con il “fondatissimo sospetto”, però, che non sia del tutto vero, che si stia solo parlando (solo) d’altro. Non si finiscono mai di scoprire ulteriori orribili misfatti impuniti, nella storia italiana, vecchi e nuovi misfatti coperti come sempre da complicità omertose di tutti i tipi e a tutti i livelli. Anche da quelli più vicini a casa e che non ti aspetti.

 

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