Caccia allo Strega

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Su “La Repubblica” di oggi è uscito un articolo di Antonio Moresco: “Strega, se il gioco è truccato l’unica è non giocare”  – La denuncia di Antonio Moresco, escluso dalla cinquina del premio “Il mondo culturale italiano mosso da interessi e deliri di piccolo potere”.

Eccone un estratto.

(…) «Come fate a vivere così?» mi veniva da domandare guardandomi attorno. «Perché state con le gambe così piantate dentro questa melma? Perché avete dato a questa melma il nome di cultura? Non lo sapete che quello della poesia e della letteratura è il più grande e irradiante sogno che sia mai stato sognato? ». Certo, non mi aspettavo niente, tanto più che ho presentato questo libro non con il potente editore con cui avevo pubblicato i precedenti ma con un altro, per rispondere all’invito di un amico cui mi legava un debito di riconoscenza, perché gli scrittori non sono o non dovrebbero essere dei robot tesi soltanto alla loro promozione e “carriera”, a mio parere, e anche perché, se la situazione è tale per cui l’unica alternativa che viene data è tra vincere male e perdere bene, allora preferisco perdere bene. Certo, non sono una persona ingenua al punto di non sapere come stanno le cose e non mi faccio illusioni. Ma quello che ho visto è stato più prevedibile e desolante di quanto avessi immaginato. Tutti sanno e tutti fanno finta di niente, come se fosse naturale un simile orrore.

Sapevo quanto il gioco fosse truccato. Eppure, certo per mia inguaribile ingenuità, a 68 anni e dopo avere scritto tanti libri e dopo quello che sta iniziando a succedermi all’estero, mi ha impressionato il fatto di non essere stato neppure ritenuto degno di entrare nella cinquina degli attuali finalisti, come mi ha impressionato che nel più noto premio nazionale tutti i finalisti, tutti, nessuno escluso, abitino a Roma. (…)

Diversi anni fa avevo scritto da qualche parte: «Quando il gioco è truccato, l’unica è non giocare. O fare un gioco diverso ». Ho sbagliato a dimenticarmi di quelle mie stesse parole. Non mi succederà una seconda volta di andarmi a cacciare in una situazione simile. Ma è certo che continuerò a fare un gioco diverso. Per allargare un po’ l’orizzonte, ripeto qui quello che vado scrivendo da tempo: il mondo culturale italiano partecipa delle stesse logiche e comportamenti che vengono invece esecrati con aria di superiorità nella politica. Ogni cosa, anche nata con le migliori intenzioni, viene piegata a logiche di cerchia, snaturata nella sua essenza, resa funzionale a interessi o deliri di piccolo potere terminale e gregario, in un gioco chiuso e di sponda tra editoria, accademia e media. Libertà e coraggio sono una merce rara, così come lo sono in altri campi dove il rischio che si corre è molto più grande. Anche per questo la cultura italiana di questi decenni ha chiuso gli orizzonti invece di spalancarli e sfondarli, si è attestata in una zona morta e ha preteso che tutto fosse a propria immagine e somiglianza, per questo non è riuscita a fare argine al male ma è diventata essa stessa una forma di questo male.”(…)

Condivido l’opinione che non si debba partecipare ad un gioco truccato. Ma questa non è affatto l’unica possibilità. Al contrario, si può, anzi si deve, tentare di cambiare gli arbitri, le regole e i giocatori, in particolare quelli scorretti e disonesti, “fare un gioco diverso”, appunto. Si deve tentare, si deve partecipare. Ci si deve convincere, magari illudendosi, di poter vincere la partita. O comunque di potersela giocare con tutta la dignità che ci meritiamo. La storia non si cambia limitandosi ad osservarla con indignazione, chiamandosene fuori come se non ci riguardasse. Ci piaccia o non ci piaccia, ci stiamo tutti dentro fino al collo; rifiutarsi di partecipare significa solo darla vinta, come al solito, al re di Prussia.

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