Calci di rigore

«Il thrilling della monetina ha ancora un suo ruolo nel decidere l’esito di una partita di calcio in equilibrio anche dopo i tempi supplementari. Non più come prima degli Anni Settanta, quando una situazione di parità ininterrotta era perlopiù decisa dalla fortuna, da un sorteggio: ora ci sono i calci di rigore, cinque per parte (o all’infinito), come ha sperimentato martedì la Nazionale italiana agli Europei. Ma anche adesso il lancio della moneta conta (e l’altro ieri ha irritato il calciatore spagnolo Gerard Piqué). Il professor Ignacio Palacios-Huerta della London School of Economics raccoglie dati sui calci di rigore dal 1997 e ha calcolato che nel 60% dei casi vince la squadra che per prima inizia a tirare, in una sequenza decisa appunto dalla monetina.

È probabilmente un fatto di tensione, di nervi: chi calcia per secondo è spesso sottoposto a una pressione maggiore. L’Italia ha calciato per prima, e nel match tra Francia e Svizzera degli ottavi del torneo in corso, per esempio, è stato l’ultimo tiro, quello sbagliato di Kyian Mbappé, a determinare la sconfitta dei Bleu. 60 a 40 non è una differenza da poco: l’influenza del caso è insomma ancora forte, seppure contrastata dall’abilità di rigorista e portiere. Da tempo ci si domanda se ci sia un modo per azzerare il ruolo della fortuna. Escludendo la possibilità che tutti i rigori siano calciati simultaneamente, Palacios-Huerta ha immaginato una sequenza ABBA: due volte il primo calcio lo tira la squadra A, due volte la B. Rimane però il rebus del quinto rigore, sul quale potrebbe calare un peso enorme a chi calcia per secondo. Si potrebbe alzare da cinque a otto il numero dei rigori, con la sequenza binaria ABBABAAB: si arriverebbe il più vicino possibile al 50% di chance per entrambe le squadre.

Difficile da realizzare: davanti ai televisori, potremmo andare in confusione, forse anche sul campo. Per il momento, se la finale di domenica dovesse finire ai rigori, si può ricordare che solo il 3% dei tiri dal dischetto è parato se calciato a mezz’altezza o più in alto. Ma si tratta di un tiro con rischio: come ricorda l’Economist, solo il 5% dei tiri rasoterra non centra la porta mentre la percentuale sale al 18 se si alza la palla. Fatto sta però che il tiro basso ha successo nel 72% dei casi, quello da mezz’altezza in su nel 79%. Lo sa chi calcia ma anche chi para.» (Danilo Taino, Statistics Editor – Corriere della Sera, 8 luglio 2021)

Il brano La leva calcistica del ’68 di Francesco De Gregori è contenuto nell’album Titanic (1982)

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.