Meglio Montecarlo o la riviera romagnola?

Domenica scorsa, alla Duke University, una delle università più famose degli Stati Uniti, nella Carolina del nord, il comico Jerry Seinfeld è stato invitato a parlare di fronte ai neolaureati dell’università, ai quali ha particolarmente raccomandato quanto segue: «Non perdete il senso dell’umorismo. A questo punto della vostra vita non potete immaginare quanto ne avrete bisogno per andare avanti. La vita non ha abbastanza senso perché possiate sopravvivere senza ironia.» A giudicare da quello che scrive – ed escludendo che non conosca abbastanza il mondo – è evidente che a Giuliano Ferrara il senso dell’umorismo non manca per niente.

Il Vannacci che è in me

È esattamente per far progredire l’umanità verso orizzonti più ampi, per trasformare gli impulsi primordiali in regole di convivenza più accoglienti e giuste, per far attecchire attraverso lo studio e la conoscenza una complessità più aderente al vero che ci si sforza di fare politica — abbiamo a lungo creduto — dando ciascuno il contributo delle proprie capacità, dei mestieri. Non per tornare indietro ma per andare avanti. (…) Il successo, prima regola. Chi ha più followers, chi ha più consenso, chi vende di più ha sempre ragione, merita una direzione una candidatura un palco, un posto in giunta: nell’illusoria e perdente convinzione che il consenso si debba inseguire e non suscitare. Dovrebbe essere il contrario, amici: servirebbe una proposta capace di generare seguaci, un’idea così potente da farsi desiderio collettivo. Non c’è, non c’è stata. Così siamo tornati ai militari. (…) Uomini forti, idee deboli. Che tempo pericoloso e triste. (Concita De Gregorio)

L’egemonia della mediocrità culturale

Siamo sempre lì, lavorare di testa non vuol dire lavorare e, nell’ingiusto caso che siano remunerate, le prestazioni vanno valutate a minuti, che non si esageri con il vil guadagno. Infatti tutti ti chiedono l’articoletto e il saggetto e la prefazioncina senza nemmeno fare il gesto di pagarla se non con buone parole, tu che hai facilità di scrittura, eh già; ma a nessuno, come diceva Arbasino verrebbe in mente, conoscendo un macellaio, di domandargli una bistecca gratis, tu che maneggi così bene la mannaia. (Alberto Mattioli)

Eugène Atget, Parigi

“Atget sarà ricordato come uno storico e urbanista, un vero romantico, un amante di Parigi, un Balzac della macchina fotografica, dalla cui opera possiamo tessere un grande arazzo della civiltà francese.” (Berenice Abbott) Fotografava vecchi quartieri per mantenere il ricordo nel tempo di vecchi palazzi che sarebbero stati distrutti, proprio perché riguardavano anche la sua vita passata. Sulle sue immagini: “La fantasticheria contemplativa liberamente divagante non si addice alla loro natura. Esse inquietano l’osservatore; egli sente che per accedervi deve cercare una strada particolare”: così Walter Benjamin parlava, nel 1939, in occasione della seconda stesura del suo testo più noto delle fotografie di Eugène Atget. Per l’osservatore odierno, nulla si è perso dell’aura enigmatica che le avvolge. (Roberta Agnese)

Giallo, nero, romance

La letteratura di consumo è, in generale, quel tipo di produzione letteraria, narrativa o poetica, realizzata soprattutto in funzione del pubblico cui si rivolge. Almeno in teoria, dunque, si tratta di una letteratura disposta a sacrificare la qualità stilistica e contenutistica in favore delle esigenze di un pubblico vasto ed eterogeneo, in maniera tale da conseguire, più che il plauso della critica, il consenso dei lettori. La letteratura di consumo è intesa, in questo senso, come «letteratura d’intrattenimento». (da Wikipedia) Schematizzando e semplificando, sono in essa comprese le letterature “gialle”, “nere”, “rosa”… pardon: “romance”.

Ma vogliono chi?

«Un libro non si pubblica se chi lo ha scritto non ha un volto noto o perlomeno un nemico famoso”: già nelle Illusioni perdute di Balzac troviamo il modello di comunicazione editoriale che due secoli dopo avrebbe fatto le fortune di Roberto Vannacci. Nell’estate del 2023, il generale, di cui il grande pubblico ignorava perfino l’esistenza, si giovò del formidabile lancio, involontario, de “Il mondo al contrario” sulle pagine di Repubblica e dei giornali Gedi che rivelò al mondo l’assai scandaloso Vannacci-pensiero. Dopodiché, la rivolta morale innescata da un “nemico famoso”, come può esserlo un grande gruppo editoriale, ha prodotto uno strepitoso successo secondo il noto principio di contraddizione.» (Antonio Padellaro)

L’età dell’innocenza

In un’opera breve, scritta dopo la guerra, “French Ways and Their Meanings” (Modi francesi e loro significati, 1919), Edith Warthon ricorda una conversazione avuta nel 1906 con William Dean Howells: «Avevamo parlato di quella strana esigenza del pubblico americano che costringe il drammaturgo (se è nelle sue intenzioni mettere in scena il proprio lavoro) ad animare la propria opera, qualsiasi sia il punto di partenza, con il “lieto fine della favole” […] “Sì,” disse il signor Howells “il pubblico americano vuole una tragedia con il lieto fine.” […] “Una tragedia con il lieto fine” è esattamente ciò che il bambino chiede prima di addormentarsi […] ma finché avrà bisogno di questo, continuerà a vivere come un fanciullo, in un mondo che non è altro che un giardino d’infanzia. Le cose non vanno sempre bene nel mondo, e tutti dobbiamo rendercene conto, crescendo. È proprio questa scoperta che fa crescere l’individuo, e finché non affronterà la questione e apprenderà la lezione, non sarà un adulto […]. La stessa cosa vale per i paesi e le persone. Una ‘vita protetta’, sia essa dell’individuo o della nazione, dovrà affrontare un risveglio violento o tragico, altrimenti non si risveglierà mai.»

Seiji Ozawa

Se ci fosse una classifica dei grandi direttori che hanno dato lustro alla musica del ventesimo secolo, Ozawa occuperebbe le posizioni di testa. Noto tra l’altro per il suo lavoro per quasi un trentennio con la Boston Symphony Orchestra, il maestro è scomparso all’età di 88 anni. Il ricordo della BSO.

Lasciate fuori il vostro ego

Trentanove anni fa, il 25 gennaio 1985, il dream team Usa for Africa, composto da 46 star della musica riuscì a riunirsi e incidere in una notte, negli studi A&M di Los Angeles, We Are The World, il brano nato a scopo benefico che ha fatto raccogliere oltre 80 milioni di dollari per combattere la fame in Africa e in particolare in Etiopia allora nel pieno di una grave carestia.

Egemonia culturale

“Per costruire un’egemonia italiana, fatta di secoli di storia, arte, letteratura, musica, stiamo lavorando alla costruzione di un nuovo immaginario positivo italiano nel mondo. E in prima linea in quest’opera si sta impegnando, con grande capacità e risultati eccellenti, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni”. (Gennaro Sangiuliano – ministro della cultura)