La sublime e inutile arte della parola

«La comprensione è soltanto un caso particolare del malinteso»: lo sosteneva il linguista Antoine Culioli, rovesciando il senso comune che vorrebbe che il malinteso fosse un’eccezione. E Claudio Lolli, riferendosi a sé stesso: «Come per tutti i raccontatori, il compito è quello di costruire un senso a qualcosa che senso non ha. Ad esempio, questo meraviglioso universo che tu vedi è però assolutamente privo di senso, così come le persone che lo abitano. Il racconto ti interpreta tutto ciò che di per sé diversamente non è interpretabile».

La torre dell’ego

Nel linguaggio biblico «dare i nomi alle cose» significa diventare custodi di ciò a cui si dà il nome. Dio si affida alla creatività umana e accetta i nomi scelti dall’uomo: il Creatore vuole che ogni uomo ampli la creazione con il proprio stile irripetibile. Ciascuno di noi è chiamato a pronunciare la sua parola sul mondo e con-crearlo, partecipando alla creatività del Creatore. La diversità delle lingue nasce invece nel momento in cui, invece di «dare i nomi», l’uomo decide di «farsi un nome», cioè di crearsi e creare da solo, conquistare le cose invece di custodirle. (Alessandro D’Avenia)

Sono razzista e non lo sapevo

Novità sul fronte “cancel culture”: uno studioso di storia romana che insegna all’Università di Princeton sostiene che i classici non meritano di avere un futuro perché, sostiene lui, nascono per perpetuare il dominio razziale bianco; a “Striscia la notizia” una microscopica battuta sugli occhi a mandorla dei cinesi ha scatenato un putiferio. A questo punto, tanto vale confessare che in fondo in fondo siamo tutti razzisti e che quindi i razzisti veri non esistono. Questa sì che fa ridere.

Giù le mani da Philip Roth

Un paio di biografie sferrano un feroce attacco a Philip Roth. Il “misogino arrabbiato”, lo scrittore fissato con il sesso, il marito che andava a puttane (cinesi), e che ingannò la consorte Claire Bloom. Demolire i monumenti è sempre redditizio; la solita orribile farsa, vederla capitare tante volte non la rende meno ridicola, sciocca e malevola. “Ma davvero pensavano che Amanda Gorman fosse una grande poetessa, e Philip Roth invece un puttaniere di cui cancellare la memoria?”. Questo si chiederanno i posteri, e faremo la figura degli imbecilli.

Rumore vuoto

“Il presente è rumore: milioni, miliardi di voci che gridano, tutte insieme in tutte le lingue e cercando di sopraffarsi l’una con l’altra, la parola “io”. Io, io, io… Per cercare le chiavi del presente, e per capirlo, bisogna uscire dal rumore.» (Sebastiano Vassalli) E invece ci prendiamo tutti troppo sul serio; parliamo troppo e tutti insieme; impegnati tutti a far rumore, ascoltiamo troppo poco. O addirittura – nonostante tutti i social e tutto il WEB – forse non ascoltiamo mai nessuno per davvero.

Prima l’uovo o la gallina?

«La folla crede di sapere e di comprendere tutto; e più è sciocca, più sembra vasto il suo orizzonte. Ma se l’artista, al quale la folla crede, avesse il coraggio d’affermare che non capisce nulla di quel che vede, ciò costituirebbe da solo una grande conoscenza e un gran passo avanti nel campo del pensiero.» (Anton Čechov) Ma all’origine della specie, è nato prima il narcisismo o la stupidità? Forse la presunzione.

Paradisi artificiali

Quale demone si sarà impossessato di Matteo Renzi per spingerlo a tirare in questo modo la corda? Un disperato bisogno di visibilità per risollevare il suo striminzito partitino? É pedina di un gioco più grande che punta alla caduta del premier per sostituirlo con un altro disceso direttamente dal cielo? Si tratta di semplice disperazione, un sentimento fuori controllo che lo sconvolge per una traiettoria che dal dicembre 2016 in poi punta decisamente verso il basso? Una quarta risposta potrebbe essere suggerita da Charles Baudelaire nel suo saggio “I paradisi artificiali”.

Maledetti urbanisti

«Non di rado gli esperti, nella partecipazione al dibattito pubblico, fanno riferimento solo a se stessi, alla propria categoria, alla propria disciplina, parlando una lingua gergale, spesso incomprensibile, spesso vuota di senso, trascurando ogni autentico rapporto con la realtà esterna e la sua complessità.» (Gianrico Carofiglio) L’importanza acquisita nel tempo da certi “operatori dell’urbanesimo” dipende troppo spesso proprio da questo: dal fatto che essi – inconsapevoli o indifferenti alla pericolosità sociale del mestiere di architetto – esistono solo in ragione di se stessi.

Beati i miti? Mavalà

Come ha scritto Corrado Augias: «Beati i miti perché erediteranno la terra. Non s’era mai sentita una tale assurdità. Chi ha mai concesso qualcosa ai miti?» E Claudio Lolli nel suo magnifico “Ho visto anche degli zingari felici”, cantava: «… E’ vero che non ci capiamo, che non parliamo mai in due la stessa lingua…» Prendiamone atto. Non è la soluzione (che forse non esiste), ma almeno è un punto di partenza.