Un pregiudizio come un altro

La nostra “cultura” dà per scontata la natura disinteressata e socievole del carattere estroverso e quella scontrosamente  sociale dell’introverso. Si può invece dimostrare che si tratta di uno dei nostri numerosi pregiudizi; nella società dell’immagine, infatti, spesso la maschera delle chiacchiere “social” nasconde una realtà molto diversa.

Mahler, proprietà privata

La casetta di composizione di Gustav Mahler a Dobbiaco non è visitabile né visibile, neanche dall’esterno. Il nome del grande artista viene sfruttato esclusivamente a fini commerciali da imprenditori del tutto disinteressati alla cultura; e la pubblicità che si trova sui siti turistici ufficiali è ingannevole. Vergogna.

Superare l’inverno

Accanto al diritto di creare, il diritto di criticare è il dono più ricco che la libertà di pensiero e di parola possano offrire. (Vladimir Nabokov)

I deboli, i forti e gli abietti

Con che cosa colpisce la vita? Col tuono e col fulmine? No, con gli sguardi obliqui e i mormorii delle calunnie. Tutto in essa è perfidia e doppiezza. Le basta tendere un filo, esile, come una ragnatela, ed è finita, prova a tirarti fuori dalla rete! Ti ci invischi sempre più. E sul forte hanno la meglio il debole e l’abietto. (Borís Leonídovič Pasternàk)

Letteratura samizdat

In epoca sovietica il samizdat rappresentò la principale modalità di diffusione di opere che non avevano passato il rigidissimo vaglio della censura e che quindi potevano circolare soltanto clandestinamente dopo essere state auto pubblicate dagli stessi autori o da chi li sosteneva.

Il capitale umano

Il proposito – implicito o esplicito – di imporre in modo autoritario alla collettività un determinato e strumentalmente misurabile modello culturale (ovviamente utile all’autorità al momento) è connaturato al legno storto della natura umana.

Zeitgeist: lo spirito dei tempi

Come ha scritto Jun’ichiro Tanizaki, invecchiando ognuno si convince che, nel corso della sua vita, tutto è andato peggiorando. I vecchi di cent’anni fa rimpiangevano ciò che accadeva cent’anni prima di loro; lo stesso i vecchi di duecent’anni fa. Nessuno infatti sembra del tutto soddisfatto dell’epoca in cui si trova a vivere. Con leopardiano scetticismo ragionato, in parte nemmeno noi; tuttavia, anche in questo caso, forse è meglio prenderla con ironia.

La sublime e inutile arte della parola

«La comprensione è soltanto un caso particolare del malinteso»: lo sosteneva il linguista Antoine Culioli, rovesciando il senso comune che vorrebbe che il malinteso fosse un’eccezione. E Claudio Lolli, riferendosi a sé stesso: «Come per tutti i raccontatori, il compito è quello di costruire un senso a qualcosa che senso non ha. Ad esempio, questo meraviglioso universo che tu vedi è però assolutamente privo di senso, così come le persone che lo abitano. Il racconto ti interpreta tutto ciò che di per sé diversamente non è interpretabile».

La torre dell’ego

Nel linguaggio biblico «dare i nomi alle cose» significa diventare custodi di ciò a cui si dà il nome. Dio si affida alla creatività umana e accetta i nomi scelti dall’uomo: il Creatore vuole che ogni uomo ampli la creazione con il proprio stile irripetibile. Ciascuno di noi è chiamato a pronunciare la sua parola sul mondo e con-crearlo, partecipando alla creatività del Creatore. La diversità delle lingue nasce invece nel momento in cui, invece di «dare i nomi», l’uomo decide di «farsi un nome», cioè di crearsi e creare da solo, conquistare le cose invece di custodirle. (Alessandro D’Avenia)

Sono razzista e non lo sapevo

Novità sul fronte “cancel culture”: uno studioso di storia romana che insegna all’Università di Princeton sostiene che i classici non meritano di avere un futuro perché, sostiene lui, nascono per perpetuare il dominio razziale bianco; a “Striscia la notizia” una microscopica battuta sugli occhi a mandorla dei cinesi ha scatenato un putiferio. A questo punto, tanto vale confessare che in fondo in fondo siamo tutti razzisti e che quindi i razzisti veri non esistono. Questa sì che fa ridere.