Fuoco e cenere

Ci sono partiture che entrano di diritto nella storia perché, al di là dei loro indiscutibili meriti artistici, ad essa sono legate in modo indissolubile; perché con le vicende e i sentimenti, le speranze e le sofferenze dell’intera umanità hanno instaurato un rapporto così profondo da travalicare qualsiasi dimensione spazio-temporale. Il War Requiem di Benjamin Britten (1913-1976) è sicuramente una di queste. (Andrea Milanesi)

Il giovane Holden è cresciuto

Franny e Lane sono giovani universitari, si amano e devono trascorrere il weekend insieme. Lei arriva alla stazione, lui va a prenderla e la porta a pranzo in un locale sofisticato. Bevono Martini, fumano, lei è inquieta e non ha appetito, lui ha fame ed è distratto da quello che hanno in programma di fare il pomeriggio. Mentre aspettano il loro ordine lei si alza, va in bagno, vomita. Torna al tavolo brillante e con un apparente ritrovato buon umore. Parla molto e lui l’ascolta distrattamente e un po’ spazientito dalla sua insofferenza verso un mondo popolato di egomaniaci e impostori, di persone che le appaiono tutte uguali nelle loro pretenziose differenze, tutti attori poco sinceri su un inevitabile palcoscenico. Lei vorrebbe soltanto essere nessuno, vorrebbe trovare il coraggio per essere assolutamente nessuno.

Seiji Ozawa

Se ci fosse una classifica dei grandi direttori che hanno dato lustro alla musica del ventesimo secolo, Ozawa occuperebbe le posizioni di testa. Noto tra l’altro per il suo lavoro per quasi un trentennio con la Boston Symphony Orchestra, il maestro è scomparso all’età di 88 anni. Il ricordo della BSO.

Lasciate fuori il vostro ego

Trentanove anni fa, il 25 gennaio 1985, il dream team Usa for Africa, composto da 46 star della musica riuscì a riunirsi e incidere in una notte, negli studi A&M di Los Angeles, We Are The World, il brano nato a scopo benefico che ha fatto raccogliere oltre 80 milioni di dollari per combattere la fame in Africa e in particolare in Etiopia allora nel pieno di una grave carestia.

Come i girasoli

A scuola valgono i voti, ma chi ha ragione sull’interpretazione di un libro, l’insegnante o l’autore? In occasione dell’esame equivalente alla nostra maturità, Greg McEwan, il figlio di Ian McEwan, tra i testi da studiare si trovò un romanzo del padre: “L’amore fatale”. «Povero ragazzo. Immaginate. Costretto a leggere un mio libro», ha poi raccontato Mc Ewan alla rivista Event. Greg aveva qualche difficoltà a svolgere il tema assegnato dal professore. McEwan, impietositosi, decise di aiutarlo. «Gli ho fatto il riassunto, gli ho spiegato i vari personaggi, le loro motivazioni, le loro paure. L’ho incoraggiato a fare alcune riflessioni». Evidentemente però McEwan non aveva compreso a sufficienza la sua stessa creatura: il prof «sostanzialmente non si è trovato d’accordo» con la tesi esposta da suo figlio e gli ha messo una C: appena la sufficienza. Anche Martin Amis, lui stesso figlio d’arte (suo padre era lo scrittore Kingsley), una volta aiutò sua figlia a scrivere un tema su un suo romanzo. Anche lui ricevette un verdetto negativo, tanto che chiese al professore di riceverlo per uno scambio di opinioni. «È la possibilità di varie interpretazioni a costituire il segreto di un buon libro», ha spiegato Salman Rushdie alla presentazione del suo romanzo “La caduta dei Golden”. «Ci sono personaggi che sono un mistero anche per il loro autore e che rivelano i propri segreti solo in parte». (Corriere della Sera, 8 maggio 2018) Come i girasoli: enigmatici pure loro, a quanto pare.

Il dito, la luna e il senso comune

Sarebbe insensato e frustrante tentare di stabilire con gli innumerevoli Crepet del nostro Paese (cit.: “chi ascolta musica trap diventa un drogato, uno che assume psicofarmaci”) una linea di comunicazione sul concetto di arte. Sappiamo infatti che non esiste una definizione assoluta, tutto e niente può essere arte. Tuttavia, se non si può definire cosa essa sia in positivo, Benedetto Croce, con il suo “Breviario di estetica”, ci soccorre in negativo: «Alla domanda su che cosa sia l’arte, io dirò subito, nel modo più semplice, che l’arte è visione o intuizione. L’artista produce un’immagine o fantasma; e colui che gusta l’arte volge l’occhio al punto che l’artista gli ha additato, guarda per lo spiraglio che colui gli ha aperto e riproduce in sé quell’immagine.» Questa risposta, aggiunge, «attinge insieme significato e forza da tutto ciò che essa implicitamente nega e da cui distingue l’arte.» Perciò indica subito le negazioni principali, quello che l’arte NON E’: 1) un fatto fisico; 2) un atto utilitario; 3) un atto morale; 4) una conoscenza concettuale. Fateci caso: proprio il contrario del cosiddetto “senso comune”, il quale, quando l’artista indica un punto, guarda sempre e solo da quelle parti lì.

Il diavolo è nei dettagli

«Il compito di una canzone è rendere enormi quei piccoli dettagli che altrimenti un osservatore distratto rischierebbe di trascurare», dice Frankie Hi-nrg mc. «E il ruolo dell’artista è, secondo me, quello di mostrare il piccolo, il dettaglio all’interno del quale sappiamo celarsi il diavolo. Lo spirito con cui ho scelto di partecipare a Vermi è questo: fornire una mia istantanea esasperata della di per sé esasperante situazione nella quale stiamo vivendo». Esasperazione che nella canzone fa sinonimo con il compromesso in quanto forma imperante delle relazioni umane. Vermi è una ritmata invettiva contro la vita al ribasso, sia essa declinata in politica o in arte, in economia o spiritualità. (Carmine Saviano)

Andrà tutto bene. Forse.

Sindrome di Peter Pan è un’espressione utilizzata per la prima volta dallo psicologo Dan Kiley nel suo libro “The Peter Pan syndrome: men who have never grown up” del 1983, in cui parla del fenomeno per cui alcune persone si rifiutano di vivere come adulti rimanendo ancorati al mondo infantile, proprio come narra il racconto di Peter Pan. Questo fenomeno, conosciuto anche come neotenia psichica, può provocare grande disagio e difficoltà nella vita quotidiana.

Sugli Altopiani Scozzesi

Le Highlands scozzesi (in gaelico scozzese A’ Ghàidhealtachd, “la terra dei Gaeli”; in lingua scozzese the Hielands ovvero “gli Altipiani”) sono la regione montuosa della Scozia, posta a nord e ad ovest del Regno Unito. Esse sono comunemente descritte come una delle più belle e scenografiche regioni dell’Europa. (da Wikipedia) “My heart’s in the Highlands” è un poema scritta dal poeta e compositore scozzese Robert Burns (1759 – 1796) adattandola alla ballata tradizionale “Failte na Miosg”. Arvo Pärt lo ha arrangiato per organo e voce.

San Giorgio con lucertole

I movimenti complottisti condividono molte caratteristiche con quelli religiosi: nei sostenitori di tali teorie troviamo una sorta di fede incondizionata nelle proprie convinzioni, le quali non possono essere confutate, dal momento che ogni azione per dimostrarne la falsità si trasforma nella prova dell’esistenza di un qualcosa di nascosto. Molto importante il ruolo rivestito dai social network, e in generale da Internet, i quali hanno assunto nel tempo un’importanza sempre maggiore per la circolazione di idee. Esistono molti siti web, blog e pagine social dedicate a questi temi ma il traffico che le frequenta è costituito per quasi la totalità da persone che già sostengono le teorie in questione. Ci si troverà quasi sempre all’interno delle cosiddette echo chambers (camere dell’eco), spazi virtuali creati sulle piattaforme social dall’algoritmo in cui l’utente si trova ad interagire maggiormente con altri individui che condividono le sue stesse posizioni. (dalla tesi di Laurea di Gianmaria Brizzi – Università degli Studi di Padova, 2022)