Il riflesso dell’orologio

Se la condizione della letteratura contemporanea è tutt’altro che rosea, un motivo ci sarà; forse va ricercato nel concetto che artisti e letterati hanno di se stessi. Se la maggior parte delle nuove scritture non afferra la realtà del presente in modo autentico e risolutivo – anzi non ci prova nemmeno – è soprattutto perché essa è troppo impegnata a specchiarsi opportunisticamente in se stessa. Per fornire prodotti “ben confezionati” da piazzare sul mercato dei facili consumi e costumi culturali, si lascia troppo spesso portare dagli eventi, come un bastoncino di legno trasportato dalla corrente, anziché operare per determinarli.

Il falò delle verità

L’Accademia è quel posto dove politici, scrittori, architetti si parlano tra loro e si convincono di essere i migliori del mondo. «Quando costruisci una realtà parallela, finisci per crederci. Putin è vittima della sua stessa propaganda. Perché dopo un po’ non ti rendi più conto che la propaganda è menzogna. Rinunci a esplorare il terreno, e ti chiudi nell’Accademia di cui parlavamo, quella in cui tutti si danno ragione» (Renzo Piano). Ovviamente il ragionamento non vale solo per il presidente russo, ma anche per chiunque ritenga di portarsi una volta per tutte la sua verità in tasca.

Malvolio in TV

In certi casi invocare la complessità non è nient’altro che ipocrisia. Invocare poi «l’analisi della complessità» in un talk-show televisivo – dove per definizione domina la semplificazione imposta dai tempi, dal contesto e dal pubblico – è addirittura stupido. Oppure strumentale.

Fatti alternativi

«Se invece di cercare di fare la storia, cercassimo semplicemente di essere responsabili per i singoli eventi che la compongono, forse non ci renderemmo ridicoli. Non la storia si deve fare, ma una biografia.»  (Viktor Šklovskij)

Le stragi degli altri

Nel febbraio 2008 il presidente Vladimir Putin, durante una visita di lavoro nella regione di Rostov, depose commosso un mazzo di fiori al memoriale delle vittime del massacro di Novočerkassk del 1962. Una dimostrazione di sensibilità da parte del detentore di quegli occhi freddi e senza sguardo. Del resto si sa: le stragi altrui sono sempre malvagie e disumane; le proprie – invece – sono inesistenti oppure giuste, inevitabili e necessarie.

Gruppi di famiglia dall’interno

C’è il mito fasullo del popolo virtuoso, di una società civile contrapposta a una casta politica di profittatori. Un mito autoassolutorio che racconta di onesti cittadini vittime di chi trasforma la rilevanza pubblica in vantaggi privati. Un mito che però, dietro la foglia di fico della rispettabilità e del perbenismo familiare, esprime con opportunismo né più né meno la classe dirigente degenerata che ci meritiamo.

Coltivare i nuovi (e)lettori

In Italia si legge poco, ma paradossalmente si scrive e si pubblica molto. Rispetto al doveroso compito di divulgare e promuovere la lettura, il libro di qualità, la cultura e perché no anche gli autori nazionali, la nostra classe politica ha scelto anche quest’anno una precisa strategia: quella di scrivere e far pubblicare i libri importanti che ritenevano ci mancassero davvero. Quelli che scrivono loro.

Pessimismo? No, realismo.

Se il punto di vista conservatore, come scrive Ernesto Galli della Loggia, è innanzi tutto un punto di vista pessimista, cioè quello di chi è convinto che gli esseri umani non sono portati naturalmente al bene, allora forse possiamo definirci conservatori quasi tutti. Ma esiste poi davvero qualcuno sinceramente convinto che gli esseri umani siano portati al bene per natura? Forse dovremmo solo avere il coraggio di essere tutti un po’ più realisti e trarne le dovute conseguenze; innanzitutto con noi stessi.

Lo sciamano in elicottero

Un secolo fa si pensava che la scienza avrebbe reso migliore il nostro futuro. Oggi questa fiducia non c’è più. Dubitiamo che le nostre condizioni miglioreranno e, consciamente o no, diamo la colpa alla scienza. È vero che la nostra situazione è critica su molti fronti, ma per uscirne abbiamo bisogno di più scienza, non di meno scienza. (Giorgio Parisi)