Il mostro della porta accanto

La prima cosa che può venire in mente a chiunque, eppure non viene in mente agli “addetti ai lavori”, è che una volta che si riesce a farsi considerare artisti su cui investire, perfino senza ragione o quasi, da quel momento in poi si può fare qualunque cosa e questa cosa sarà considerata una significativa opera d’arte su cui riversare sofisticate teorizzazioni estetiche, etiche e politiche. (Alfonso Berardinelli)

Aura cercasi e non solo

La Gioconda su un foulard o l’incisione di un concerto di Ravel diretto dall’autore stesso e ogni giorno riascoltabile sono due esemplificazioni di quel fenomeno che Benjamin definisce la «perdita dell’aura» nell’epoca della riproducibilità tecnica dell’opera d’arte, ossia la perdita del «qui e ora» magico e unico che si fonde con la creazione artistica e la contraddistingue. Nel chiuso di un’automobile, ad esempio, mediante un mangianastri si può ascoltare quel concerto di Ravel al di fuori della sua unicità spazio-temporale, oggettivandolo e spersonificandolo. Nondimeno, la perdita del carisma insito nell’opera d’arte, «unica» eppure riprodotta, non è deplorata da Benjamin con quell’atteggiamento aristocratico che contraddistingue alcuni esponenti della Scuola di Francoforte. Egli collega infatti la «perdita dell’aura» nella società contemporanea all’irruzione delle masse sulla scena e alla loro richiesta di beni culturali che è giocoforza diventino merce. La riproduzione dell’opera d’arte in «sede impropria» non ne comporta una perdita di qualità, ma piuttosto una desacralizzazione, il che favorisce un’esperienza laica della cultura e ne sostituisce il valore rituale con un valore espositivo antiestetizzante. (Dalle note di copertina)

Nonni italiani brava gente

“Famiglie! Vi odio! Focolari chiusi; porte serrate; geloso possesso della felicità”. È l’invettiva di André Gide, premio Nobel per la letteratura nel 1947, in “I nutrimenti terrestri”. Ma Gide ha scritto anche: “Credi in coloro che cercano la verità. Dubita di coloro che la trovano”. Il concetto di familismo amorale è stato introdotto da Edward C. Banfield nel 1958 per cercare di capire perché alcune comunità siano socialmente ed economicamente arretrate. Familismo perché l’individuo persegue solo l’interesse della propria famiglia nucleare, e mai quello della comunità che richiede cooperazione tra non consanguinei; a-morale perché si applicano le categorie di bene e di male solo tra familiari, e non verso gli altri individui della comunità.

Dieci cavalli bianchi

Titolo a cinque colonne: «Sandro Veronesi: “La mia sfida per rendere il cashmere democratico”» L’articolo inizia così: «”Quando siamo partiti il nostro sogno era mettere un computer su ogni tavolo, ha detto il fondatore di Microsoft; il mio è dare a ogni italiano almeno un maglioncino di cashmere”. Sandro Veronesi, il presidente del Gruppo Calzedonia, cita Bill Gates ma veste alla Steve Jobs: con un dolcevita nero firmato Falconeri, brand acquisito nel 2009 con un ambizioso obiettivo: più cashmere per tutti.» (Eva Grippa – la Repubblica,18 novembre 2022)

Amplificatori di boiate

Distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica da situazioni scomode e aprire nuovi fronti di interesse più gestibili mediaticamente: l’effetto di questa abitudine consolidata da parte degli attori coinvolti è quello di disorientare l’opinione pubblica. La volatilità e la contraddittorietà dei messaggi sono le note distintive e dominanti del circuito mediatico dei nostri tempi. Obiettivo? La discrezionalità sull’agenda dei temi da sottoporre alla pubblica (dis)attenzione.

Una nebbia veramente “enorme”

Si intitola “Il mistero Moby Prince” il film documentario di Salvatore Gulisano che ricostruisce la dinamica del disastro avvenuto il 10 aprile 1991 e nel quale morirono 140 persone, andato in onda giovedì 20 ottobre in prima serata su Rai2 e ora visibile su Raiplay. Tutto si svolse come sempre. Colpa di una nebbia fittissima, dissero tutti i responsabili coinvolti; ma l’unica vera nebbia, come al solito, è quella dei consueti depistaggi. Come ha chiarito la commissione parlamentare d’inchiesta presentando la sua relazione finale il 15 settembre 2022, infatti: “non vi era nebbia di fronte al porto di Livorno nella notte del 10 aprile 1991”.

Ripensamenti

I racconti di Cechov sono poveri d’azione e quasi privi di intreccio. I protagonisti sono individui incompresi, umiliati, sconfitti dalla vita, vittime di equivoci e di autoinganni: un campionario di frustrazioni e mediocrità, dove trionfano l’impotenza ad agire e l’incapacità di comunicare. Con una sorta di dolente distacco dalle vicende descritte, Cechov riecheggia lo smarrimento di un’epoca e l’inerzia spirituale della società russa di fronte ai sintomi della propria decadenza morale e intellettuale; una lezione quanto mai attuale anche per noi. Dino Risi racconta di come Cechov gli “insegnò che gli eroi possono essere anche i vicini di casa”.

Siamo seri, ridiamo!

La copertina di Luca e Paolo a diMartedì [del 6 settembre 2022, N.d.R.], il programma condotto da Giovanni Floris (La7), non ha rappresentato soltanto un momento di grande divertimento ma è stata una preziosa lezione di comunicazione, da vedere e rivedere. Hanno preso in giro i primi assaggi della campagna elettorale dei politici (tutti a ridere, ovviamente) con la certezza che nei talk i politici continueranno a comportarsi allo stesso modo. «Divertirsi da morire», come recitava un vecchio libro di Neil Postman. (Aldo Grasso)

Due macchie di Rorschach

Le macchie di Rorschach sono particolari figure (macchie d’inchiostro) dotate di una forma apparentemente senza senso impiegate per eseguire il cosiddetto test di Rorschach, allo scopo di indagare la personalità di un individuo. Esse prendono il nome dal loro ideatore, lo psichiatra svizzero Hermann Rorschach che le rese pubbliche nel 1921 attraverso la pubblicazione del suo libro “Psychodiagnostik”. A nostro parere, alcuni eventi storici meritano di essere interpretati proprio con questo metodo.

Bologna, 2 agosto 1980

Un estratto dal filmato lavorato dai Vigili del Fuoco accorsi alla stazione di Bologna pochi minuti dopo l’esplosione della bomba. Immagini drammatiche che documentano la tremenda violenza dell’attentato. Il video integrale è sul sito www.stragi.it