Futurismo postmoderno

«Il Tempo e lo Spazio morirono ieri. Noi viviamo già nell’assoluto, poiché abbiamo già creata l’eterna velocità onnipresente. Noi vogliamo glorificare la guerra – sola igiene del mondo – il militarismo, il patriottismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.» (dal “Manifesto del Futurismo” di Filippo Tommaso Marinetti, 1909). La nozione di postmoderno sottolinea come alla modernità sia succeduta l’impossibilità di creare il nuovo. È succeduta invece una rielaborazione polivalente e indifferente di tutto quanto è già successo, di tutto quanto è stato già fatto e detto. Inutilmente.

Moscerini da sputare

Ogni tiranno nasconde il suo disegno di potere dietro uno schermo valoriale; ad esempio Putin spaccia il suo disegno neoimperiale come limpida crociata anti-relativismo occidentale e a tutela della compatta spiritualità russa, secondo tradizione e natura. Naturalmente sono tutte balle. La guerra fa schifo, e le armi sono orribili. Ma in qualche caso — pensate alla resistenza al nazismo — sono purtroppo necessarie.

L’idiota geniale

Sherlock Holmes sarebbe senz’altro un perfetto Ministro della Pubblica Istruzione della Repubblica Italiana; il piano didattico era già illustrato nel suo primo libro, “Uno studio in rosso” del 1887: «Lo studioso accorto seleziona accuratamente ciò che immagazzina nella soffitta del suo cervello. Mette solo gli strumenti che possono aiutarlo nel lavoro, ed è molto importante evitare che un assortimento di fatti inutili possa togliere lo spazio di quelli utili». Ovviamente il concetto di utilità non è oggetto di discussione: si tratta infatti di un valore assoluto predeterminato una volta per tutte.

Esagerati

John Stuart Mill giunse a formularsi una domanda: “Supponi che tutti gli scopi della tua vita siano realizzati; che tutti i cambiamenti nelle istituzioni e opinioni possano effettuarsi interamente proprio in questo istante: sarebbe una grande gioia e felicità per te?” Con sgomento, si accorse che la risposta era: NO! “Le intere fondamenta su cui la mia vita era costruita crollarono”. Improvvisamente tutto era diventato “insipido e indifferente.” Roberto Calasso ha scritto che ai progressisti di tutte le specie – laici e religiosi – è sempre mancata la capacità e la lucida audacia per porsi la stessa domanda.

Il giudizio del proprio tempo

Nell’arcano e indecifrabile mare della vita, qualche scrittore nuota solamente fra le sue increspature più miti e si limita ad apprezzare solo queste. Ma il palombaro, il cercatore di perle nere, preferisce le ombre e i mostri degli abissi ai raggi di sole sulla spiaggia. E una straordinaria intelligenza scientifica non esclude il connubio con una notevole idiozia spirituale.

La libertà non è una passeggiata

Le illusioni umane che Leopardi dà per scontate nella sua “Teoria del piacere” sono comprensibili e forse anche giuste; nell’illusoria equazione esistenziale la soluzione esatta però non esiste, e la libertà degli altri non può essere un’incognita, ma piuttosto un valore importante quanto la nostra.

Tutti più buoni, è Natale

«Quando non lo si rielabora, il passato ci agisce. Se non si decide di farci i conti, lo si tramanda di generazione in generazione. Quando ci si illude di averlo rimosso, riaffiora. E prima o poi c’è chi, il conto, deve pagarlo». (Michela Marzano)

La chiave dell’enigma

«Quante volte un uomo colpisce a sangue freddo un altro, ma potrebbe anche lasciarlo stare! La vita si copre di una superficie che s’atteggia a dover essere giusta com’è; ma sotto l’epidermide le cose spingono e urgono.» (Robert Musil – L’uomo senza qualità). Nonostante la sua inadeguatezza a stare al mondo, l’uomo troppo spesso si illude di possedere la chiave dell’ingegno altrui, del mondo intero e addirittura del sopramondo.

De lana caprina

Il comune di Castelfranco Emilia (MO) ha annunciato che nelle sue comunicazioni userà lo schwa (ə) al posto del maschile sovraesteso. Una scelta spiegata con queste parole: “Il linguaggio non è solo uno strumento per comunicare, ma anche per plasmare il modo in cui pensiamo, agiamo e viviamo le relazioni. Ecco perché abbiamo deciso di adottare un linguaggio più inclusivo: al maschile universale (“tutti”) sostituiremo la schwa (“tuttə”), una desinenza neutra”. Ma la polemica infuria.

Barbero e i barbari

Tutti gli strali che con grande spreco di energia sono stati lanciati per la recente intervista di Alessandro Barbero a “la Stampa” (“È possibile che in media, le donne manchino di quella aggressività, spavalderia e sicurezza di sé che aiutano ad affermarsi?”) hanno decisamente sbagliato bersaglio.