L’intellettuale stanco

“Mettetemi le catene dell’Illusione”, sospira, mentre dice addio alle peregrinazioni della Conoscenza. Così, si getterà a capofitto in qualsiasi mitologia che gli assicuri la protezione e la pace del giogo. Poiché rinuncia all’onore di addossarsi le proprie ansie, egli si imbarcherà in imprese dalle quali si aspetta sensazioni che non può attingere da sé stesso, di modo che gli eccessi della sua stanchezza consolideranno le tirannie. Chiese, ideologie, polizie: cercatene l’origine nell’orrore che egli nutre verso la propria lucidità piuttosto che nella stupidità delle masse. […] Entrata in una fase di stanchezza, sempre più estranea all’inquietudine impersonale, all’avidità di conoscenza, la filosofia diserta la speculazione, e alle verità che sconcertano oppone quelle che consolano. (E.M. Cioran)

Guerra santa, ma speciale

Le autorità russe avevano finora accuratamente evitato di definire l’invasione russa dell’Ucraina come guerra, poiché il loro presidente-autocrate Vladimir Putin ha sempre tenuto a precisare che non di guerra si tratta bensì di “operazione militare speciale”. Il capo della Chiesa ortodossa russa, il Patriarca Kirill, l’ha invece di recente definita “guerra santa” (svyashennaya voyna) esistenziale e di civiltà, perché Mosca difende la “Santa Russia” e il mondo dall’assalto del globalismo e dalla vittoria dell’Occidente “caduto nel satanismo”; poi aggiunge che “la guerra in Ucraina si concluderà con la Russia che acquisirà l’influenza esclusiva su tutto il territorio della moderna Ucraina e con l’esclusione di qualsiasi governo ucraino che il Cremlino ritenga ostile alla Russia.” Sorge spontanea una domanda: ma su che razza di Vangelo ha mai studiato il “Patriarca ortodosso di Mosca e di tutte le Russie” Vladimir Michajlovi Gundjaev?

La cartina di tornasole

«Hanno ucciso il racconto. Le storie sui social media non creano vicinanza, né empatia. Isolano gli esseri umani e svaniscono dopo essere state notate. Finché il vivere stesso era un narrare, non si parlava affatto né di storytelling né di narrazioni. Lo tsunami dell’informazione genera una condizione in cui i nostri organi percettivi risultano costantemente stimolati. Essi non sono più in grado di passare a una modalità di percezione contemplativa. Lo tsunami dell’informazione frammenta l’attenzione. Impedisce l’indugiare contemplativo che è costitutivo tanto del raccontare che del restare all’ascolto. Grazie allo storytelling il capitalismo si appropria della prassi narrativa e la sottomette alle regole del consumo. E così ci troviamo a comprare, vendere, consumare racconti ed emozioni. Le storie vendono. Raccontare storie coincide con il vendere storie.» (Byung-chul Han) «Quand’ero giovane era di moda sui giornali la “cartina di tornasole”: nessuno sapeva cosa fosse il tornasole (una sostanza che permette di misurare l’acidità) ma la metafora veniva usata per alludere a un evento che poteva valere come indicatore di uno stato delle cose.» (Walter Siti) L’infestante proliferare dello storytelling è la cartina di tornasole del nostro tempo.

Legami di sangue

«Dio ci esorta ad onorare nostro padre e nostra madre. Egli considera così importante questo fatto che lo ha incluso nei Dieci Comandamenti (Esodo 20:12) e lo ha ripetuto nel Nuovo Testamento: “Figli, ubbidite nel Signore ai vostri genitori, perché ciò è giusto. Onora tuo padre e tua madre” (questo è il primo comandamento con promessa) affinché tu sia felice e abbia lunga vita sulla terra”. Onorare i propri genitori è l’unico comandamento nella Bibbia che promette lunga vita come premio per l’obbedienza. Coloro che onorano i propri genitori sono beati (Geremia 35:18-19). In contrasto, le persone che hanno la “mente depravata” e che mostrano l’empietà degli ultimi giorni sono caratterizzati dalla disobbedienza ai genitori (Romani 1:30; 2 Timoteo 3:2).» (da “gotquestions.org” – dalla risposta alla domanda “Che cosa significa onorare mio padre e mia madre?”) Il quarto comandamento sembra fatto apposta per confortare la nostra naturale propensione al relativismo etico, all’ottusità morale, soprattutto al familismo amorale. E al perbenismo di facciata. Antonio Franchini nel suo ultimo libro sembra condividere questa opinione.

Ma vogliono chi?

«Un libro non si pubblica se chi lo ha scritto non ha un volto noto o perlomeno un nemico famoso”: già nelle Illusioni perdute di Balzac troviamo il modello di comunicazione editoriale che due secoli dopo avrebbe fatto le fortune di Roberto Vannacci. Nell’estate del 2023, il generale, di cui il grande pubblico ignorava perfino l’esistenza, si giovò del formidabile lancio, involontario, de “Il mondo al contrario” sulle pagine di Repubblica e dei giornali Gedi che rivelò al mondo l’assai scandaloso Vannacci-pensiero. Dopodiché, la rivolta morale innescata da un “nemico famoso”, come può esserlo un grande gruppo editoriale, ha prodotto uno strepitoso successo secondo il noto principio di contraddizione.» (Antonio Padellaro)

Il paese che non c’è

«L’ascesa dei privilegiati, non solo in Lager ma in tutte le convivenze umane, è un fenomeno angosciante ma immancabile: essi sono assenti solo nelle utopie. È compito dell’uomo giusto  fare guerra ad ogni privilegio non meritato, ma non si deve dimenticare che questa è una guerra senza fine.» (Primo Levi)

Egemonia culturale

“Per costruire un’egemonia italiana, fatta di secoli di storia, arte, letteratura, musica, stiamo lavorando alla costruzione di un nuovo immaginario positivo italiano nel mondo. E in prima linea in quest’opera si sta impegnando, con grande capacità e risultati eccellenti, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni”. (Gennaro Sangiuliano – ministro della cultura)

I sonnambuli

Siamo un popolo al quale sono poco a poco venuti meno i motivi per esserlo, ma che poi «si consola constatando che il nostro è il Paese delle meraviglie, se ammirato dall’alto delle lussuose terrazze cittadine, degli strapiombi sul mare, delle colline e delle cime più elevate. Ignorando quanto sia invischiato in tutte le sue arretratezze, se praticato dal basso». La fotografia del rapporto CENSIS 2023 è alquanto impietosa, ma forse questa narrazione da fine impero è necessaria per una reazione. Il rapporto ci definisce infatti, credo troppo pessimisticamente, dei sonnambuli. Il punto è: che cosa può risvegliarci? (Alessandro D’Avenia)

Corporativismo, familismo e arte concettuale

Arte concettuale: corrente artistica, sviluppatasi dopo il 1960 che, perseguendo una ricerca di ordine ideale e teoretico, privilegia il processo, lo schema concettuale e costruttivo che determina l’opera d’arte. Nella sua forma più pura, l’arte c. si libera dalla sottomissione al materiale volgendosi prevalentemente alla progettazione e all’ideazione di un’opera, alla concettualizzazione di un’immagine. In un ambito più generale, possono esservi ricondotte esperienze artistiche come la minimal art, la land art, l’arte comportamentale. (Treccani.it)

Su drogati, diavoli e assassini

“Chi ascolta trap diventa un drogato, uno che assume psicofarmaci. No? Allora sono tutte persone che vanno in convento e chiedono perdono a Dio”, esclama Paolo Crepet – il quale si autodefinisce (sul suo sito web) “psichiatra, sociologo, educatore, saggista e opinionista italiano, ospite frequente di varie trasmissioni televisive.” «Quando ho letto ‘A sangue freddo’ non sono diventato un assassino», ha poi aggiunto in polemica con Frankie Hi-Nrg su La7 durante la trasmissione «In altre parole» condotta da Massimo Gramellini. Insomma siamo sempre lì: ai tromboni che censurano “I fiori del male” di Baudelaire, oppure “Lolita” di Nabokov, la “God save the Queen” dei Sex Pistols, ecc, ecc…; coloro che sentenziano su ciò che non conoscono, che sono ben lontani dal comprendere il significato del termine ARTE e – a maggior ragione – la differenza tra “grande” e pessima arte. Quelli che tendenzialmente “i giovani sono drogati” e che signora mia non farebbero mai uscire la loro figlia con un Rolling Stone. Nemmeno oggi che hanno ottant’anni (sia i Rolling Stones che Paolo Crepet).