Contro il suicidio (2)

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Il suicidio come incidente 

Gli studi dimostrano che molte persone riflettono o parlano del suicidio in anticipo, oppure fanno dei tentativi prima di decidersi.  Possono essere indecisi. Ci stanno ancora ragionando, fino al momento in cui non agiscono con successo. Comunque, eccetto il caso in cui progetto di suicidio è fatto per fuggire la demenza o un malattia terminale, ho l’impressione che  il suicidio avviene per davvero quando  questa ambivalenza giunge all’atto finale, il che avviene molto spesso come fosse un incidente. Penso che sia un incidente molto spesso soprattutto per le persone più giovani, le quali hanno meno esperienza nella gestione dei momenti di depressione. Esseedono nel suicidio una via di fuga, una soluzione e una affermazione rispetto a quelli che li hanno fatti fallire, non considerando però  il fatto che loro non saranno poi lì a vedere il risultato. E’ così che noi perdiamo queste vite così promettenti.

Sono le offese, specialmente, che possono far sentire agli ipersensibili il bisogno di uccidersi; vorrei rivolgermi a tutti i consulenti delle scuole superiori e dei college del mondo, per fargli presente quanto loro potrebbero aiutarli anche solo con piccoli insegnamenti sull’ipersensibilità. Potrebbero esaminare i nuovi allievi e orientarli mediante parametri di ipersensibilità. poi successivamente anche far loro vedere il film sugli ipersensibili, oppure distribuire loro il libro sull’argomento.

Ritorno un attimo su cosa intendo per “incidente”. Potreste a questo riguardo anche parlare di tempesta perfetta. La mente, il corpo, lo spirito, tutto sprofonda. La mente lotta contro onde gigantesche di vergogna o senso di inutilità che derivano da un orribile tradimento, un rifiuto, da critiche devastanti sul proprio lavoro, da una grave sconfitta o fallimento, e dall’ulteriore vergogna per cui non si è in grado di controllare la propria reazione in proposito. La mente sta colando a picco sotto queste ondate mostruose.

Il corpo, spesso, non ha dormito, riposato o ricevuto buon cibo, o fatto esercizio. Si verifica perciò una drammatica flessione del benessere fisico, soprattutto riguardo i neurotrasmettitori del cervello. Quando questi crollano, finiamo sempre  per deprimerci, ma se essi calano così tanto, la depressione è diventa così enorme che a tutti noi verrebbe il pensiero del suicidio. Aggiungiamo poi l’assunzione di alcool o droghe, utilizzati prima o dopo che l’dea stessa sia venuta in mente. Questi elementi aumentano il fattore di rischio poiché essi rendono la mente più offuscata. Il fatto stesso di prima  viene percepito come irreale. La nave imbarca ancora altra acqua e comincia a inclinare .

Spiritualmente, noi tutti abbiamo dubbi sul nostro percorso, ma quando i dubbi hanno la meglio, allora ogni significato sembra perduto, e perciò, con esso, anche il nostro massimo supporto. L’albero maestro si spezza. La nave affonda.

Ho verificato come questa idea del suicidio, considerato come incidente, sia a volte di aiuto per chi rimane, soprattutto per i genitori degli adolescenti. E’ dura affrontare la morte per incidente di qualcuno che amiamo, ma perlomeno sappiamo che egli non   deliberatamente(e stupidamente, se riusciamo a comprenderlo) morto uccidendo sé stesso.

Forse questa può essere un’idea rassicurante, anche solamente per il fatto che in essa c’è almeno un po’ di verità. La maggior parte delle personee per la maggior parte del tempo, certamente desiderano continuare a vivere.  (Teniamo presente il paziente con tendenze suicide che però non prende gli antidepressivi perché li considera dannosi per la salute). E’ strano che essi smettano di aver voglia di vivere. Cos’è successo? Un incidente.

Ho l’impressione che molti ipersensibili abbiano pensieri suicidi di tanto in tanto (io li ho avuti in gioventù), e ancora di più sono stati devastati dal suicidio di un altro. Finché tu (e io) siamo ancora qui, sappiamo che le cose cambiano. “Nessun sentimento è definitivo”. Amo questa citazione da Rilke. (Se vi interessa l’intera poesia, vedi  la fine di questo post). poiché comprendiamo sempre più il valore della nostra sensibilità assieme alla sua intensità emotiva, ho il sospetto che noi saremmo coloro che è meno probabile commettano suicidio . E le più capaci di comprendere e aiutare gli altri quando qualcuno tendesse a imboccare questa strada.

Elaine Aron: Suicide and High Sensitivity (2- Fine)

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