Corporativismo, familismo e arte concettuale

L’immagine qui sopra riproduce l’opera-installazione di Joseph Kosuth One And Three Chairs (1965) esposta al Centro Pompidou di Parigi. Traduciamo di seguito la sua targhetta esplicativa:

«Joseph Kosuth basa il suo lavoro su una tautologia: “L’arte è la definizione dell’arte”, bandendo così ogni dimensione soggettiva dalla sua attività. Con One And Three Chairs Kosuth ha contribuito alla fondazione dell’arte concettuale negli anni 60. Influenzato dalla teoria del linguaggio, egli gioca sulla relazione tra oggetto, immagine e parola o segno, significato e significante. Qui l’artista presenta una sedia, una fotografia della stessa sedia e un estratto ingrandito dal dizionario con i differenti usi della parola “sedia”. Mettendo l’oggetto a confronto con la sua rappresentazione e la sua definizione, Kosuth lo riduce a nient’altro che al suo concetto, in continuità con l’idea artistica del ready-made di Marcel Duchamp.»

«Mi domandavo cosa aspettasse la cooperativa dei tassisti bolognesi a prendere provvedimenti dopo le denunce di uno di loro, Roberto “Red Sox” Mantovani, che per aver osato rivelare sui social che lui in un giorno, con il Pos, incassa quanto i suoi colleghi No-Pos dichiarano di guadagnare in due settimane s’era beccato insulti, minacce e un bel taglio notturno delle gomme. Ecco, la cooperativa ha finalmente deciso una punizione esemplare: sospensione di sette giorni. Per lui, così impara.» (Sebastiano Messina)

“Ha leso l’onorabilità della cooperativa” con questa motivazione la Cotabo, una delle cooperative che riuniscono i taxi bolognesi, ha sospeso per sette giorni Roberto Mantovani, alias “Red Sox”,  il tassista conosciuto sui social per aver denunciato per anni le storture della propria categoria e in particolare i colleghi “no-Pos”.

Edward C. Banfield, nel suo Le basi morali di una società arretrata metteva in luce alcune implicazioni derivanti dalle regole di vita dei cosiddetti “familisti amorali“; la regola numero dieci recita così: «In una società di familisti amorali, manca qualsiasi connessione tra astratti principi politici (cioè l’ideologia) e il comportamento concreto nei rapporti di vita quotidiani. […]» Come si vede, si tratta in tutta evidenza dello stesso rigido principio di azione del lobbista, il quale, esattamente come il familista amorale, segue esclusivamente la seguente regola: «massimizzare i vantaggi materiali e immediati della famiglia nucleare; supporre che tutti gli altri si comportino allo stesso modo».

Abbiamo visto che l’arte concettuale “gioca sulla relazione tra oggetto, immagine e parola o segno, significato e significante.” Proprio come la cooperativa Cotabo, che gioca sulla relazione tra il oggetto presentato (la sedia-sospensione disciplinare), il significante (la fotografia-onorabilità della cooperativa) e il significato (l’estratto ingrandito dal dizionario-uomo avvisato… ). Morale della favola: colpirne uno per educarne cento.

Sappiamo che – tanto per il familista quanto per il corporativista – la speranza di vantaggi materiali a breve scadenza è il solo motivo d’interesse per le cose pubbliche. Infatti la regola numero tredici di Banfield dice che:

«Il familista amorale apprezza i vantaggi che possano derivare alla comunità, solo se egli stesso e i suoi ne abbiano parte diretta. Anzi egli si opporrà a misure che possono aiutare la comunità ma non lui, perché, anche se la sua posizione, in senso assoluto, resta immutata, egli ritiene di venirsi a trovare in una situazione peggiore se i suoi vicini migliorano la propria posizione. Così può accadere che misure di riconosciuto vantaggio generale suscitino le proteste di coloro che ritengono di non riceverne alcun beneficio, o perlomeno di non riceverne in quantità sufficiente.» Senza offesa per Joseph Kosuth: riuscire poi a presentare come pubbliche virtù i vizi privati delle piccole persone che preferiscono nascondere la verità al dissociarsi dai suoi contenuti rivela un vero – seppur inconsapevole – talento artistico. Soprattutto concettuale.

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