Corrispondenze

Franz Liszt, illustre pianista, compositore e filosofo, traduce alla sua maniera il Preludio del Lohengrin di Richard Wagner:

«Questa introduzione racchiude e rivela l’elemento mistico sempre presente e sempre celato nel brano… Per trasmetterci l’inenarrabile potenza di questo segreto, Wagner ci mostra dapprima la bellezza ineffabile del santuario, abitato da un Dio che vendica gli oppressi e non chiede che amore e fede ai suoi fedeli. Egli ci inizia al Santo Graal;  fa scintillare ai nostri occhi il tempio di incorruttibile legno, dai muri odorosi, dalle porte d’oro, dalle travi di absesto. dalle colonne di opale, dalle pareti di cimofane, i cui splendidi portici non sono accostati che da quelli che hanno il cuore eletto e le mani pure. Egli non ce lo lascia percepire nella sua imponente e reale struttura, ma, quasi risparmiando i nostri deboli sensi, ce lo mostra dapprima riflesso su qualche onda azzurra o riprodotto attraverso una nuvola iridata.

All’inizio c’è un ampio lago dormiente di melodia, un etere vaporoso che si stende, con cui il quadro sacro si disegna ai nostri occhi profani; effetto confidato esclusivamente ai violini, divisi in otto sezioni diverse, che, dopo molte battute di suoni armonici, proseguono nelle note più acute del loro registro. Il motivo è in seguito ripreso dagli strumenti a fiato più dolci; i corni e i fagotti, unendosi ad essi, preparano l’entrata delle trombe e sei tromboni, che ripetono la melodia per la quarta volta, con uno scoppio abbagliante dei colori, come se in questo istante unico il santo edificio avesse brillato di fronte ai nostri sguardi accecati, in tutta la sua magnificenza luminosa e radiante.

Ma il vivo scintillìo, portato per gradazione a questa intensità di irraggiamento solare, si spegne rapidamente, come una luminosità celeste. Il trasparente vapore delle nuvole si richiude, la visione sparisce a poco a poco nello stesso incenso iridescente in mezzo al quale è apparsa, e il brano termina con le prime sei battute, divenute ancora più eteree. Il suo carattere di ideale misticità è reso sensibile soprattutto dal pianissimo sempre mantenuto dall’orchestra, e che si interrompe appena nel breve momento in cui gli ottoni fanno risplendere le meravigliose linee dell’unico motivo principale di questa introduzione. Questa è l’immagine che, all’audizione di questo sublime adagio, si presenta in primo luogo ai nostri sensi commossi.» (Franz Liszt, da Lohengrin e Tannhauser di Richard Wagner. In Charles Baudelaire, Richard Wagner e “Tannhauser” a Parigi)

 

È un tempio la Natura, dove a volte parole

escono confuse da viventi pilastri,

e l’uomo l’attraversa tra foreste di simboli

che gli lanciano occhiate familiari.

 

Come echi che a lungo e da lontano

tendono a un’unità profonda e oscura,

vasta come le tenebre o la luce

i profumi, i colori, e i suoni si rispondono.

[…]

(Charles Baudelaire: Corrispondenze – da Charles Baudelaire Opere, a cura di G. Raboni, I Meridiani Mondadori, Milano 2002)

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