Da Giotto a Metastasio a Eminem

«Qualcuno ricorderà il racconto di come Giotto venne scoperto dal suo futuro maestro, Cimabue, nell’atto di tracciare sulle rocce un cerchio perfetto. Ebbene, qualcosa del genere accadde a Pietro, il quale, sin da bambino, attirava la folla per strada recitando versi improvvisati su tema a richiesta. Un bel giorno alcuni distinti signori si fermarono ad ascoltarlo. Fra questi era Gravina – giurista e letterato – che fece dell’undicenne il suo protetto consentendogli di entrare in società. Tutto questo per dire che, a suo modo, anche Metastasio, come il “Cavaliere Sanguinario” [Giuseppe Artale, N.d.R.], fu un duellante, benché a colpi di rime invece che di spada. Gravina infatti faceva esibire l’enfant prodige nella sua casa e presso varie congreghe romane. Non passò molto tempo, e Metastasio si trovò a competere con i più noti improvvisatori d’Italia. Ben presto però la sua salute risentì degli sforzi di tale attività, che in genere prevedeva incontri in ottanta strofe. Così, dovendo partire per il sud, Gravina portò con sé l’allievo. Prima, naturalmente, lo esibì nei circoli letterari napoletani. Tuttavia, una volta fattolo curare, si rese conto di dover limitare le sfide soltanto alle occasioni più importanti. Nei nuovi progetti, il giovane atleta del verso, completata la sua guarigione, avrebbe dovuto gareggiare solo con i più grandi poeti. Vi dice niente un intreccio del genere? Forse risulterà più chiaro in questa versione:

Detroit, 1995. Sulla Eight Mile Road, una strada malfamata della città, Jimmy Smith Junior, detto Rabbit, cerca di sfondare nel mondo dell’hiphop. Dopo una serie di sfide di free style, Jimmy saprà tirare fuori il suo talento e in una magica sera allo Shelter – il locale dove si svolgono gli incontri fra cantanti – riuscirà a battere Papa Doc, capo del free world. Insomma: la trama corrisponde esattamente a quella del film con il cantante Eminem. Sebbene il paragone suoni bislacco, tutto sommato gli esordi di Metastasio non furono troppo diversi. […] Grazie all’aiuto, per quanto interessato, di Gravina, nacque il grande poeta e librettista, destinato a riformare il melodramma del Belpaese, collaborando con compositori quali: Albinoni, Benedetto Marcello, Paisiello, Pergolesi, Porpora, Piccin e Alessandro Scarlatti. Lo ritroviamo infine alla corte viennese dell’imperatore, maestro di quella Maria Antonietta destinata a diventare regina di Francia. Monarca della tragedia italiana, lo definirà Foscolo, e questo grazie a una disarmante felicità e facilità di scrittura. Facilità; però quanta fatica. Basti pensare che, appena dodicenne, Metastasio traduceva l’Iliade in ottave, mentre due anni dopo componeva una tragedia alla maniera di Seneca. Facilità che nasce da fatica.» (Valerio Magrelli: da Millenium Poetry. Viaggio sentimentale nella poesia italiana – Emons audiolibri, 2018)

Nel dipinto in testata: Gaetano Sabatelli (1820-1893): Cimabue e Giotto (1846) – Firenze, Galleria d’Arte Moderna

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