Dio è fanatico?

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Il Dio che gli piace meno? Quello che nella Bibbia, seppure per metterlo alla prova, ingiunge al vecchio Abramo di sacrificare Isacco “tuo figlio, il tuo unico quello che ami”. Cosa che Abramo farebbe senza porsi tanti quesiti, se non ci fosse l’angelo a fermargli la mano.

Il teologo con cui si trova più a suo agio? Raimondo Lullo, che in pieno Medioevo, nel 1270, anno dell’ultima crociata e della morte di San Luigi, spiazza tutti i suoi contemporanei scrivendo un trattatello dal titolo “Il gentile e i tre saggi“, in cui un “pagano” (non erano ammessi “atei”, allora) incontra un cristiano, un musulmano e un ebreo che, ciascuno rispettoso dell’altro, decidono di rivedersi regolarmente per discutere, perché riconoscono che “ad impedire agli uomini di convenire in un’unica fede sono la guerra, le sofferenze, la malvagità, il fatto di infliggersi l’un l’altro danno e disonori”. Si lasciano d’accordo che nessuno detiene la verità, anzi che forse la verità in fin dei conti è nell’amalgama di tre pareri diversi.

E’ tra questi due apologhi che si svolge il percorso di “Dieu est-il fanatique” di Jean Daniel, Direttore del “Nouvel Observateur“. (…) Mi pare che il punto d’approdo della sua riflessione sia in sostanza che Dio è troppo occupato per mettersi a fare anche il Capo di Stato. E’ così?

“Tout a fait. Questo è l’essenziale. L’essenziale è che bisogna riconoscere l’importanza della religione, e, forse, anche della trascendenza di Dio, ma non si può in nessun modo consentire ad una forza trascendentale, che si rifaccia a Dio o a qualcosa del genere, di occuparsi della città terrena. Se no è il fanatismo. Così come il bisogno di nazione è rispettabile a condizione che non sia nazionalista, così la religione è rispettabile a condizione che non sia fanatismo. Ma perché non sia fanatismo la prima cosa è che non intervenga negli affari della città. Per fanatismo intendo qualsiasi dottrina dell’assoluto, religiosa o di Stato, fascista o marxista-leninista o altro che sia, e in nome di questo assoluto escludere tutti coloro che non credono e dominare con l’idea estremamente pericolosa  di essere i detentori della volontà di Dio e della verità rivelata”. (…)

Estratto dall’intervista a Jean Daniel di Siegmund Ginzberg ( l’Unità – lunedì 27 maggio 1996)

 

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