Egemonia culturale

«Non è sicuramente lord Brummell, ma che Stefano Bandecchi intenda fare uno scaltro uso politico di massa dello slogan “io guardo il sedere delle belle donne e me ne vanto” lo si evince dalle dichiarazioni nelle quali annuncia la candidatura alle prossime Europee, e in tutte le circoscrizioni, con il suo movimento Alternativa Popolare. Un format strategicamente bullo (e/o zozzone) con cui il fondatore nientemeno dell’università degli Studi “Niccolò Cusano”, attuale sindaco di Terni (nonché ex proprietario della Ternana calcio) annuncia la crociata, pure lui, contro il “politicamente corretto”. Contando sul sostegno della moltitudine di bulli che sui social già inneggiano al suo parlar chiaro, era ora. Fiducioso in una simmetrica, provvidenziale ondata di indignazione, magari impreziosita da un intervento censorio del Viminale per avere egli oltraggiato le istituzioni (“sono qui che li aspetto, farebbero di me un martire”). L’“educatore” pronto al martirologio (una fissa vittimistica per quelli di destra) punta a un’altra pesca miracolosa di voti nel serbatoio di quell’italia che si sente sdoganata nelle proprie pulsioni antigay, sessiste e un po’ razziste.

Bandecchiamente convinta che se uno vede per strada una bella donna debba provarci, che c’è di male, altrimenti non è abbastanza macho (e forse è anche comunista). Ecco un altro che vuole raddrizzare il mondo capovolto, per la serie piccoli Vannacci crescono. Se non fosse per la differenza, diciamo così, di stile che li separa (con le signore il generale fa il baciamano ai tornei di burraco), ma soprattutto perché Bandecchi ha costruito la propria visione del mondo (se scriviamo weltanschauung, capace che ci querela) mandando a fare in culo prima i tifosi della Ternana (insoddisfatti della squadra) ma soprattutto martellando di insulti il consiglio comunale di Terni, sua palestra personale e punching ball. Che l’ideologia del non si può più dire niente stia prosperando rigogliosamente nelle vallate del bigottismo progressista è un fatto. In attesa che si manifesti anche un partito del meniamo le mani (o del rutto è bello) registriamo la presa di distanza della Lega dal sindaco lumacone: “Show indegno”. Forse per concorrenza sleale.» (Antonio Padellaro)

Il ministro della cultura  Gennaro Sangiuliano è accusato di essere troppo interessato a occupare i luoghi della cultura italiana dopo anni di incontrastato dominio della sinistra, dalla Biennale di Venezia al Teatro di Roma, forse per imporre quell’egemonia culturale di cui va discettando dall’inizio del suo mandato. Qualcuno lo avvisi del fatto che affinché ci sia una cultura di destra, è necessario che ce ne sia una di sinistra, e magari una di centro. Più in generale, che esista una vera e propria Cultura, quella con la C maiuscola. Cosa che non è. “Non c’è più un’egemonia culturale di tipo ideologico-politico o ideologico-partitico. C’è stata, ma era un’altra Italia, un’altra politica, degli altri partiti”, dice giustamente Stenio Solinas. Infine: si prenda atto – come possibile punto di ripartenza – che da trent’anni a questa parte l’egemonia culturale in Italia esiste davvero ed è – disgraziatamente – quella del Bagaglino; se proprio vogliamo definire “cultura” pure quella. “Tutto questo – aggiunge Solinas dall’alto del suo osservatorio, una casa editrice di nicchia ma oramai di culto – naturalmente, non ha niente a che vedere con Gramsci, che si rivolterebbe nella tomba a vedere che fine ha fatto il suo principe collettivo, l’intellettuale organico e la società civile”.

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