Fatti alternativi

«Se invece di cercare di fare la storia, cercassimo semplicemente di essere responsabili per i singoli eventi che la compongono, forse non ci renderemmo ridicoli. Non la storia si deve fare, ma una biografia.»  (Viktor Šklovskij)

Senza questa stramaledetta fregola di dimostrare che NOI ne sappiamo sempre un po’ più degli ALTRI – e di autoconvincerci che questo sia vero, anche e soprattutto quando non abbiamo nessun elemento oggettivo per dimostrarlo – l’incomprensibile natura umana sarebbe appena appena (ok di un filo sottilissimo, ma meglio di niente…) meno irragionevole.

Al recente convegno della commissione DuPre, fra le tante perle sul «Nuovo ordine mondiale» è stato detto che “la guerra in Ucraina è come una fiction”, con “materiale prodotto ad hoc”. Conosciamo persone addirittura convinte del fatto che le immagini trasmesse dall’Ucraina siano in realtà relative a conflitti avvenuti a Beirut.

Nel gennaio 2017 Kellyanne Conway, stratega politica del Partito Repubblicano statunitense e una dei principali consiglieri dell’allora presidente Donald Trump, ha detto, parlando con il moderatore di Meet the Press Chuck Todd, che stava accusando il portavoce Spicer di essere salito sul podio della sala stampa della Casa Bianca e avere detto una falsità nel suo primo giorno:

«Non essere troppo drammatico sulla questione, Chuck. Tu dici che è una falsità, ma loro hanno dato – Sean Spicer, il nostro portavoce della Casa Bianca – ha dato dei fatti alternativi.»

Todd ha subito interrotto Conway, dicendole: «I “fatti alternativi” non sono fatti, sono falsità».

Secondo il Washington Post , che le ha monitorate, Donald Trump nei primi tre anni di mandato ha pronunciato 16.241 affermazioni false. Il 71 per cento dei suoi elettori, tuttavia, lo ritenevano onesto.

Almeno a giudicare dal seguente servizio di BBC News (in inglese, ma il senso complessivo si comprende anche senza conoscere benissimo la lingua), Carlo Freccero ed altri componenti della citata commissione, più che “fatti alternativi” rischiano di diffondere narcisistiche falsità; conseguentemente, di rendere ridicoli loro stessi nonché i loro suggestionabili seguaci, sempre più militarizzati dalle ipnotiche ed esclusive emozioni loro destinate.

In testata: George Grosz : Explosion, 1917 (MoMA, New York)

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