Frantumazione schizofrenica

Non se ne può davvero più.

La morale perbenista (soprattutto piccolo-borghese) afferma da sempre che la famiglia deve essere comunque mantenuta integra. Metticaso ad esempio che il marito picchi la moglie (cosa tutt’altro che infrequente); che la vita all’interno delle mura familiari sia un inferno perché i genitori litigano su tutto e si odiano a vicenda (tipo “Guerra dei Roses“) e che quindi i figli crescano ovviamente traumatizzati dal clima avvelenato che respirano ogni santo giorno (cosa anche questa tutt’altro che infrequente). Non importa, il sacro vincolo del matrimonio va comunque rispettato, “perché la famiglia è la cellula di base della società e quindi va tutelata pena l’indebolimento della società stessa ecc. ecc.”

Ho sempre pensato che dietro a questa posizione si nasconda una profonda ipocrisia, determinata innanzitutto dalla volontà di non voler prendere atto della realtà delle cose: l’importante è che tutto succeda dietro quattro rassicuranti mura, il mito dei due cuori e una capanna non si tocca, le prepotenze casalinghe fanno parte del gioco. Come se non si sapesse che all’interno dei nuclei chiusi vige spesso la legge della jungla, dove il più forte detta con la violenza le proprie regole ed impone ovviamente anche il silenzio verso l’esterno.

INVECE NO, le famiglie che non funzionano e che provocano danni, dolore, traumi fisici e psicologici e quant’altro è meglio affrontino una seria, doverosa e salutare scissione.

Passando poi a questioni davvero irrilevanti (che però infestano da mesi tutti i canali di comunicazione), non se ne può davvero più di questa ridicola ordalia di eventi parole, commenti, voltafaccia ecc. che fanno riferimento alla paventata scissione del PD. Echissenefrega; anche perché in realtà sarebbe nient’altro che la presa d’atto finale di una frantumazione preesistente e sempre ipocritamente negata. Finalmente qualcuno (guardacaso uno psicoanalista) ha scritto le parole giuste:

“Scompaginamento, incertezza per il futuro, trauma della perdita, vacillamento della propria identità, rottura col proprio passato. Ma la scissione del Pd non ha il carattere improvviso del trauma, quanto piuttosto, come spesso accade nelle separazioni della vita individuale e di quella collettiva, quello di un lento logoramento che non è stato trattato nei tempi giusti (…) 

Quando un legame affettivo o istituzionale si spezza, quando una sua parte si perde irreversibilmente, è sempre una sconfitta. La pulsione di morte — che è una pulsione autodistruttiva — prevale su quella di vita, che è una pulsione affermativa e aggregativa. Tuttavia, non si può non vedere come il prolungarsi di una convivenza forzata rischi anch’essa di alimentare una pulsione di morte altrettanto devastante. L’orizzonte del mondo allora si restringe sulle vicissitudini interne del legame. Anziché trasformare il mondo — come invitava a fare Marx — si resta paralizzati nella continua ruminazione su se stessi. È quello che ha distanziato la politica dal Paese reale. Non è forse questo uno dei mali maggiori che affligge il Pd da qualche tempo? Una scissione esterna si chiama separazione, mentre una scissione interna permanente si chiama schizofrenia.” (Massimo Recalcati)

“Quindi: “mobbasta veramente però”. Avremmo cose più serie a cui pensare, e pure voi dovreste, grazie.

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