Fuoco e cenere

La tradizione è custodire il fuoco, non adorare la cenere. (Gustav Mahler)

 

Coventry, 14 novembre 1940. Alle ore 18:30 circa suonano le sirene antiaeree. Pochi minuti dopo 509 bombardieri tedeschi danno inizio al bombardamento più pesante vissuto fino a quel momento dalla città. «Per ore e ore i velivoli della Lutwaffe vomitano proiettili incendiari, dalle trenta alle quarantamila unità, più sedicimila bombe, per un totale di cinquecento tonnellate di esplosivo. Poi è il turno delle mine paracadutate, che un testimone civile descrive come bidoni della spazzatura sospesi a mezz’aria. Il raid sarebbe proseguito per tutta la notte: dodici ore strazianti.

Al termine dell’operazione i morti erano 568 e i feriti 863. Oltre metà del centro storico medievale era andato distrutto. La cattedrale non ce l’aveva fatta, non avrebbe potuto. […] Il prevosto della cattedrale, Richard T. Howard, era una delle quattro sentinelle di guardia quella notte. I suoi ricordi mettono i brividi. Alle 11, portati in salvo vari oggetti preziosi, libri antichi e mobili, è costretto a lasciare la chiesa al suo destino, e rimane a guardare mentre “la navata si trasforma in una fornace di fiamme infernali, tra mucchi di travi e travetti incandescenti avviluppati e sovrastati da dense volute  di fumo coloro bronzo. […] L’indomani mattina restava solo la muratura portante, spalancata sul cielo.

Il 15 novembre 1940, la mattina successiva ai raid che distruggono la cattedrale di Coventry, di fronte ai resti ancora fumanti della sua chiesa ridotta a un guscio vuoto, il prevosto Howard indicava un mucchio di macerie e assicurava a un giornalista del Coventry Standard: “La ricostruiremo” […]

Nel giugno del 1950 viene reso pubblico il bando per la ricostruzione della cattedrale di Coventry. L’architetto scozzese Basil Spence «un pomeriggio d’autunno percorre in auto sotto un cielo grigio i cinquecento chilometri che separano Coventry da Edimburgo per visitare il sito con i propri occhi. E lo spettacolo lo sconvolge:

“Il primo incontro con le rovine della Cattedrale è [stato uno dei giorni più toccanti, profondi e sconvolgenti della mia vita. […] Quando ho messo piede in quel che restava della navata ho sentito intorno a me un perimetro impalpabile. Quella era ancora una cattedrale. Il bel soffitto di legno non c’era più, il tetto era il cielo. Ma era un Luogo Santo. Le condizioni del bando impegnavano a tenere solo la torre con la guglia e le due cappelle della cripta, però io ho sentito che una cosa così bella non si poteva abbattere. Qualunque progetto avessi presentato per il restauro della Cattedrale, avrei cercato di conservare il più possibile della fabbrica originale.

Di lì a un anno, nel 1951, Spence proponeva un progetto pieno di audacia: un edificio nuovo, in stile modernista, perpendicolare alle rovine della vecchia chiesa. Il nesso strutturale tra le due costruzioni era un portico sopraelevato, sospeso su St Michael’s Avenue. L’esterno della nuova chiesa era dimesso, senza troppi fronzoli, ma l’interno avrebbe dato spazio all’arte religiosa di alcuni dei migliori nomi del paese. Nell’agosto di quell’anno la proposta di Spence viene selezionata tra i duecento progetti in gara e viene inaugurato il cantiere di quella che oggi è una delle cattedrali moderne più iconiche del mondo.

I lavori durano sette anni. Poi, giunto il momento di organizzare un Festival delle Arti per solennizzare l’apertura del nuovo e audace edificio, gli organizzatori optano per un gesto simbolico, commissionando un’importante partitura originale per la consacrazione dell’edificio. Benjamin Britten era il candidato più ovvio.  (Jeremy Eichler)

«La tonalità, “la grande teoria della mediazione musicale”, Mahler la infiamma dall’interno, ponendo le basi di quella che sarà l’emancipazione della dissonanza. La tradizione scorre come un fiume carsico portando con sé i messaggi nascosti che verranno raccolti dalla grande triade che presiede alla nascita vera e propria della Nuova Musica e che porta i nomi di: Arnold Schönberg (1874-1951), Anton Webern (1883-1945), Alban Berg (1885-1935). L’anno magico della svolta è il 1911. Singolare è il fatto che a covare sotto le ceneri non fosse solo il problema della tonalità per opera di Schönberg, ma anche l’arte pittorica per opera di Kandinsky.» (Maria Grazia Ciani)

Anni prima Arnold Schönberg aveva presentato per la prima volta nella sua verità il nesso forte tra la dissonanza sociale e quella musicale, fra lo stile musicale e il referente sociale, la nuova radicale identità tra il medium e il messaggio. Come ha scritto Leonardo Benevolo: «Ma è molto più difficile tradurre questo accordo in parole, perché chi è capace di semplificare i discorsi, sorvolando sulle difficoltà, ha inevitabilmente il sopravvento su chi vede l’intera complessità dei problemi ed è ostacolato nel parlare da questa consapevolezza. »

«La morte di Marilyn Monroe, la crisi dei Missili a Cuba, il Concilio Vaticano II: sono avvenimenti che ci parlano ancora di un’epoca irripetibile e che ci sembra lontana, lontanissima nel tempo. Eppure era il 1962, anno in cui, 5 giorni dopo l’inaugurazione della nuova Cattedrale di Coventry, in Inghilterra, sotto il tetto e tra le quattro mura dell’edificio sacro ricostruito da Sir Basil Spence ebbe luogo, il 30 maggio, la prima mondiale del più alto canto di pace del XX secolo: il War Requiem di Benjamin Britten, assoluto capolavoro di un compositore già da tempo definitivamente consacrato nell’Olimpo dei grandi della musica di ogni tempo.

Utilizzando il testo del Requiem latino (lo stesso, per intenderci, usato da Mozart e da Verdi), interpolato con i lancinanti testi poetici di Wilfred Owen, morto in trincea una settimana prima della fine della Grande Guerra, Britten si propose di creare un’opera di respiro universale che parlasse a un pubblico più vasto possibile. Adottò pertanto un linguaggio semplice, diretto, senza tuttavia mai scadere nell’ovvio del cliché, a dimostrazione che in pieno ‘900 si poteva creare una musica autenticamente “moderna” capace di lasciare nel cuore degli ascoltatori l’enorme impressione che in chiunque, da quel lontano 1962, il War Requiem ha sempre suscitato.» (dalla presentazione di un’esecuzione all’Auditorium Parco della Musica – Accademia Nazionale di Santa Cecilia)

La capacità di intuire e rendere comprensibile la terribile, profonda complessità e contraddittorietà della storia e del genere umano è il segno inequivocabile del genio artistico.

Il 30 maggio 2012 la City of Birmingham Symphony Orchestra ha eseguito il War Requiem di Benjamin Britten nella Cattedrale di Coventry, in occasione del cinquantesimo anniversario della sua prima esecuzione.

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