Fenoglio, i nazisti e Hans Langsdorf

Il libro di Johnny

Einaudi ha recentemente pubblicato “Il libro di Johnny” di Beppe Fenoglio (Letture Einaudi – 2015). “In un primo momento Beppe Fenoglio aveva ideato un unico grande ciclo di Johnny, che partiva dagli anni del liceo di Alba, proseguiva con il corso ufficiali, l’8 settembre, il complicato e pericoloso ritorno in Piemonte, l’adesione alla guerra partigiana, il passaggio dai garibaldini ai badogliani. Successivamente però, su indicazione editoriale, Fenoglio riscrisse la prima parte di questo suo ambizioso progetto narrativo trasformando Primavera di bellezza in un libro autonomo: tagliò le prime ottanta pagine e aggiunse tre capitoli finali facendo morire velocemente Johnny al primo scontro a fuoco. La seconda parte, riscritta più volte, fu abbandonata e recuperata postuma con il titolo Il partigiano Johnny. In questa edizione Gabriele Pedullà ricostruisce per la prima volta il continuum narrativo del grande romanzo così come Fenoglio l’aveva pensato e concepito. E la saga di Johnny riemerge in tutta la sua forza epica.” (dalle note di copertina).

Ma non tanto del libro in sé (comunque bellissimo!) volevo scrivere in questa occasione, quanto di un riferimento che vi ho trovato (pag. 59-61) ad un avvenimento storico che non conoscevo e che mi ha molto colpito: l’affondamento dell’incrociatore pesante (o corazzata) tedesca Admiral Graf von Spee ai comandi del capitano di vascello Hans Langsdorf. Si tratta della battaglia del Rio de la Plata nel corso della seconda guerra mondiale (13 dicembre 1939) ed in particolare del suo drammatico epilogo, dettato da un codice d’onore incarnato in un grande uomo nato dalla parte sbagliata. A cui comunque, al di là di ogni romanticismo o posizione ideologico/politica, mi sento comunque in dovere di rendere omaggio.

Ma ecco la vicenda raccontata da Alberto Angela nel corso della trasmissione RAI “Ulisse”:

Che altro aggiungere? Forse solo la solita banale ma grande verità: i confini tra il bene e il male, tra il giusto e l’iniquo in realtà sono ahinoi (o per fortuna?) sempre dannatamente ingarbugliati.

 

 

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