I diabolici

I diabolci

“Sono passati 60 anni dal romanzo d’esordio di Boileau-Narcejac che da allora diedero vita a una lunga serie di noir fino alla loro morte. A ragione sono considerati tra i pilastri del genere in Francia e furono molto amati da Alfred Hitchcock che trasse da uno dei loro libri quell’immenso capolavoro interpretato da James Stewart e Kim Novak  La donna che visse due volte. Il genio del brivido rimase colpito anche da I diabolici, ma non riusci ad acquistare i diritti in tempo, facendosi precedere da un altro grande regista, ovvero Henri-Georges Clouzot. Il maestro francese ne fece una pellicola di gran valore con Simone Signoret.” (da Huffington Post).

Ma l’abito fa il monaco? Quasi sempre sì. Tuttavia, leggere la prestigiosa edizione Adelphi di questo pur pregevole romanzo noir (Simenon, cui gli autori vengono accostati, appartiene a un’altro livello) non impedisce di riconoscerne la tipica struttura e ad un certo punto anche il prevedibile – seppur coraggioso per i tempi – finale. Tipico stile e tipica prevedibilità dall’affascinante richiamo, elegante tutt’altro che banale, di quella bella collana nazionalpopolare di grande successo che per tanti anni (passati) fu distribuito in edicola. Poi, subito dopo, nelle bancarelle dell’usato. Mai in libreria. Erano i “Gialli Mondadori”, con il loro caratteristico colore dominante e  la grafica caratterizzata dal cerchio in copertina. Infatti, ecco la precedente edizione italiana:

Diabolici

Eppure, oggi, se dovessimo leggere questo testo in bus, in metropolitana o in treno, insomma in pubblico quale edizione sceglieremmo? Non avrei dubbi, ipocritamente sceglierei quella Adelphi. Ma questo dato di fatto lascia parecchio su cui pensare.

(Nota di colore, citazione tratta dalla pag. 46 dell’edizione Adelphi: “Ravinel esce precipitosamente. Si rimprovera di non avere abbastanza sangue freddo, ma è colpa sua se è un ipersensibile? Chissà se un altro al suo posto…).

 

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