I sonnambuli

Il 57º rapporto annuale del Censis sulla situazione sociale dell’Italia al 2023 ci definisce ciechi di fronte a problemi evidenti eppure in stato di perenne emergenza, due condizioni che portano a ripiegarsi sul proprio orticello «alla ricerca di uno spicchio di benessere quotidiano», con conseguenti legami sociali frammentati: «nella incomunicabilità generazionale va in scena il dissenso senza conflitto dei giovani, esuli in fuga». A questa situazione corrisponde una gestione politica «spezzettata in micro-interventi e nella protezione di microcosmi privati» e uno sviluppo economico con «pochi traguardi strategici». Vediamo qualche estratto:

«Ciechi dinanzi ai presagi. Alcuni processi economici e sociali largamente prevedibili nei loro effetti sembrano rimossi dall’agenda collettiva del Paese, o comunque sottovalutati. Benché il loro impatto sarà dirompente per la tenuta del sistema, l’insipienza di fronte ai cupi presagi si traduce in una colpevole irresolutezza. La società italiana sembra affetta da un sonnambulismo diffuso, precipitata in un sonno profondo del calcolo raziocinante che servirebbe per affrontare dinamiche strutturali, di lungo periodo, dagli effetti potenzialmente funesti. Nel 2050, fra meno di trent’anni, l’Italia avrà perso complessivamente 4,5 milioni di residenti (come se le due più grandi città italiane, Roma e Milano insieme, scomparissero). Questo dato sarà il risultato composto di una diminuzione di 9,1 milioni di persone con meno di 65 anni (e -3,7 milioni con meno di 35 anni) e di un aumento di 4,6 milioni di persone con 65 anni e oltre (e +1,6 milioni con 85 anni e oltre). […]

Dinanzi ai cupi presagi, il dibattito pubblico ristagna, e la bonaccia di qualche indicatore congiunturale non è in grado di gonfiare le vele per prendere il largo. Il sonnambulismo come cifra delle reazioni collettive dinanzi ai presagi non è solo attribuibile alle classi dirigenti, ma è un fenomeno diffuso nella “maggioranza silenziosa” degli italiani. […]

Il mercato dell’emotività. Nell’atmosfera emotiva in cui la società italiana si è immersa, vincono le credenze fideistiche: ogni verità ragionevole può d’improvviso essere ribaltata, sbullonata dal piedistallo della indubitabilità per effetto di una nuova onda emotiva. Agli sforzi raziocinanti di comprensione dei fenomeni e di confronto su ipotesi alternative per favorire la ricerca condivisa di soluzioni praticabili, si sostituisce la proiezione nel prisma dell’eccesso emotivo, che sollecita reazioni paradossali. Così trovano terreno fertile fughe millenaristiche, paure amplificate, l’improbabile e il verosimile, gli spasmi emotivi. […]

Sono scenari ipotizzati che paralizzano invece di mobilitare e generano l’inerzia dei sonnambuli dinanzi alla molteplicità delle sfide che la società contemporanea deve affrontare. Tutto è emergenza: quindi, nulla lo è veramente. […]

 Il ripiegamento in piccole patrie e piccole rivendicazioni e la scarsità di traguardi condivisi mettono a basso regime, quasi a riposo, i motori delle grandi invarianti collettive. La pandemia, la crisi energetica e ambientale, le guerre ai bordi dell’Europa, l’inflazione, i flussi migratori, l’affermarsi di modelli di sviluppo diversi da quello occidentale, l’aggravarsi dei rischi demografici e dei nuovi bisogni di tutela sociale hanno però messo definitivamente a nudo i bisogni di medio periodo del nostro Paese. […]»

Tornando al al punto iniziale: che cosa può risvegliarci e dare una scossa a questo clima da fine impero? 

«Solo possibile antidoto, se si confida nella democrazia e si crede (perfino) nell’uguaglianza: la cultura e dunque la scuola, una scuola pubblica che sia così potente, pervasiva e “moderna” da dare a tutti gli strumenti per navigare senza annegare. Possibilità che questo accada: una su dieci. Oggi mi sento ottimista.» (Michele Serra)

Video mounting by unknown author. Made with scenes from the film by Andrei Tarkovsky and music by David Sylvian. The artistic material owned by their respective authors.

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