Il circolo vizioso dell’oligarchia

disuguaglianza

Inutile negare, sono veramente impressionato dall’attualità del pensiero e dalla genialità culturale di Antonio Gramsci. Credo che questa attualità sia riconosciuta da studiosi di ogni orientamento politico, purché intellettualmente onesti. Svelo quindi oggi un “gioco” che ho attuato finora una sola volta su questo blog, ma che farò più o meno spesso in futuro: alcuni post apparentemente determinati dall’attualità politico-economico-culturale (e dai dibattiti che ne conseguono), in realtà non saranno altro che riproposizioni, fedeli ma non dichiarate, dei suoi scritti, tratti da paragrafi di quella sbalorditiva, geniale (e difficile) miniera intellettuale che sono i suoi “Quaderni del carcere” (Einaudi editore – Edizione critica dell’Istituto Gramsci a cura di Valentino Gerratana).

Questa volta però si gioca senza trucco. Cito quindi un articolo sulla stretta attualità politico-economica di Paul Krugman (The New York Review of Books) che commenta un saggio di Robert Reich (Come salvare il capitalismo – Fazi editore, 2015) pubblicato da Internazionale n. 1142:

“… Reich spiega in modo molto convincente che l’aumento della disuguaglianza è in buona sostanza il riflesso di decisioni politiche che avrebbero potuto prendere una direzione completamente diversa. L’accresciuta importanza del potere di mercato è il riflesso di una rinuncia alla legislazione antitrust che appare sempre meno giustificata dai fatti, e in alcuni casi è addirittura il frutto di un brutale esercizio di potere politico per impedire misure antimonopolistiche. (…) Seguendo il suo schema, Reich sostiene che i sindacati non sono tanto una fonte di potere di mercato quanto un esempio di ‘potere di compensazione’ (un’espressione presa da John Kenneth Galbraith) che limita i soprusi dei monopolisti e e di altri soggetti. Se i sindacati non sono soggetti a restrizioni, possono esercitare questo potere attraverso la contrattazione collettiva, non solo in materia di salari, ma anche sulle condizioni di lavoro. In ogni caso, le cause e le conseguenze del declino dei sindacati, come le cause e le conseguenza della crescita del potere monopolistico, sono un ottimo esempio del ruolo della politica nell’aumento della disuguaglianza. Ma perché la politica è andata in questa direzione? Come altri commentatori, Reich sostiene che esiste una specie di circuito di reazione tra potere politico e potere di mercato. Più la ricchezza si concentra in alto, più cresce il suo potere politico grazie ai contributi elettorali, alle attività delle lobby  e alla commistione dei ruoli in un sistema di porte girevoli. Questo peso politico, a sua volta, è usato per riscrivere le regole del gioco – leggi antitrust, deregolamentazione, modifiche al diritto contrattuale, normative antisindacali – in modo da rafforzare la concentrazione del reddito. Ne nasce una spirale, un circolo vizioso dell’oligarchia.”

E ora Gramsci: dal Quaderno 10 (XXXIII) 1932-1935: La filosofia di B. Croce II, par. 15.

Noterelle di economia. (…) L”homo oeconomicus’ è l’astrazione dell’attività economica di una determinata società. Ogni forma sociale ha il suo ‘homo oeconomicus’, cioè una sua attività economica. (…) Tra la struttura economica e lo Stato con la sua legislazione e la sua coercizione sta la società civile, e questa deve essere radicalmente trasformata in concreto e non solo sulla carta della legge e dei libri degli scienziati; lo Stato è lo strumento per adeguare la società civile alla struttura economica, ma occorre che lo Stato ‘voglia’ far ciò, che cioè a guidare lo Stato siano i rappresentanti del mutamento avvenuto nella struttura economica. Aspettare che, per via di propaganda e di persuasione, la società civile si adegui alla nuova struttura, che il vecchio ‘homo oeconomicus’ sparisca senza essere seppellito con tutti gli onori che merita, è una nuova forma di retorica economica, una nuova forma di moralismo economico vacuo e inconcludente.”

Eh già, “occorre che lo Stato ‘voglia’ far ciò” (Gramsci); cioè occorre,  “in buona sostanza il riflesso di decisioni politiche che avrebbero potuto prendere una direzione completamente diversa” (Krugman su Reich). Impressionante l’attualità di Gramsci, ma anche in questo caso la sua verità è sorprendente solo per chi sia ingenuo oppure in malafede.

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