Il paese che non c’è

“La guerra non la fanno solo i governanti. Il piccolo uomo la fa altrettanto volentieri”.
(Anne Frank)
 

«La vendetta provoca piacere e soddisfazione. Le religioni hanno per millenni dettato regole basate sulla vendetta di divinità rabbiose e intolleranti. E se il cielo si vendica «perché non posso farlo io che sono uomo e subisco molti più torti di una creatura che si gode la vita in paradiso?». Ma col passare del tempo e con il raffinarsi delle abitudini umane, qualcuno ha cominciato a pensare che la vendetta è ingiusta perché troppo personale e arbitraria. Si è capito che per convivere bisogna creare delle regole e affidarsi a qualcuno che le applichi. Così nascono i tribunali, i giudici e gli avvocati. Quando però la giustizia diventa ingiusta, ovvero troppo lunga o troppo affiliata al potere, gli esseri umani si sentono giustificati a praticare la vendetta, molto più rapida, più soddisfacente.

È quello che secondo me sta succedendo in tutto il mondo in questi tempi. La giustizia è in crisi. Si torna alla vendetta. Ma la vendetta degli Stati si trasforma facilmente in guerra. Cosa possiamo fare per tornare alla giustizia, ovvero al giudizio, alla responsabilità e alla pace Basta urlare con rabbia contro le armi e l’odio? Questo il grande interrogativo che ci tormenta nell’attuale periodo di aggressività e volontà di autodistruzione. Negando il diritto di difesa si ottengono accordi? Cosa succede se in nome della pace un popolo rinuncia a difendersi e si arrende al più forte? Sento subito delle voci che gridano: non c’entra niente la volontà di difendersi, sono i fabbricanti di armi a decidere le guerre. Giusto ragionamento.

 Ma se un Paese virtuoso smettesse di armarsi sarebbe destinato alla pace o verrebbe divorato da chi ha più armi e vuole prendersi tutto? Domanda difficile. Poi qualcuno chiede: ma scusate, oltre ai fabbricanti di armi ci sono da qualche parte uomini assetati di potere che non aspettano altro per approfittare dei deboli e imporre il proprio dominio. E come fermarli? Sono domande semplici ma essenziali che mi fanno spesso i ragazzi nelle scuole. La risposta? Non la conosco. Se qualcuno la conosce, che risponda per favore: c’è chi aspetta con cuore aperto una risposta chiara e illuminante.» (Dacia Maraini)

«Ecco la grande parola che a Verrières ha un valore decisivo: RENDITA. Da sola essa rappresenta il pensiero fisso di più di tre quarti degli abitanti.
La rendita è la ragione decisiva in questa cittadina che vi era parsa tanto graziosa. Lo straniero che arriva, sedotto dalla bellezza delle fresche e profonde vallate circostanti, sulle prime pensa che gli indigeni siano sensibili al bello; di questa bellezza, infatti, essi parlano anche troppo, e non si può negare che ne facciano gran conto: ma soltanto perché attira qualche forestiero, che con i suoi soldi arricchisce gli albergatori e, di conseguenza, attraverso il meccanismo del dazio, rende qualcosa alla città.» (Stendhal – da Il rosso e il nero)

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