Il seme dell’odio

«…bisogna sapere fino a che punto può scendere la malvagità quando è fatta da una pericolosa miscela di ignoranza e odio. (…)

Questa cieca battaglia animata dall’odio è agevolata dall’ignoranza della storia, dall’educazione sbagliata ricevuta in famiglia, contro la quale la scuola, anche volendo, può fare poco. Si agitano sulla scena politica italiana dei giovani personaggi, figli di fascisti dichiarati, che dimostrano nel loro agire quotidiano, nelle parole che usano, nei comportamenti, da quali insegnamenti provengano. Rappresentano un diverso livello, già più decifrabile, del problema. Gli autori dei messaggi deliranti sfuggono invece al tentativo di ricondurre certe deviazioni ad una matrice riconoscibile. Possiamo equipararli a quegli ubriachi che blaterano di notte sorreggendosi ad un lampione.

La loro ridotta capacità d’intendere non li rende però meno pericolosi. (…) È evidente che la polizia postale non basta più a controllare il fenomeno. Il Parlamento deve legiferare perché, come invocato da Liliana Segre, i discorsi d’odio entrino nel codice penale con adeguate sanzioni. Se questo avvenisse sarebbe curioso osservare le motivazioni degli eventuali oppositori. Immagino che, per esempio, s’invocherebbe la libertà di pensiero. Resterebbe però la domanda: dove comincia il pensiero?» (Corrado Augias – la Repubblica, 20 luglio 2020)

Il brano Pino (fratello di Paolo) di Daniele Silvestri è contenuto nell’album Il dado (1996)

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