Il tragicomico ministero dell’incultura

IL MINISTRO: Gennaro Sangiuliano. Il contesto: assegnazione del Premio Strega in qualità di membro della giuria (6 luglio 2023). Domanda della conduttrice Geppi Cucciari: Ultimi libri letti? “Confessioni d’una mascheradi Mishima”. E quello che ha cambiato la sua vita? “Il tramonto dell’occidente di Oswald Spengler”. “Grazie perché ha dato anche un segno di speranza al paese”. A questo punto sarebbe ora di staccare, ma il ministro non ce la fa a lasciare la scena.  “Vuole dire ancora qualcosa, io non le toglierei mai il microfono”. “Vorrei dire di leggere che è una cosa importante, fondamentale, che ti fa vivere dei momenti esistenziali” “Ho ascoltato le storie che sono espresse in questi libri che sono finalisti. Sono tutte storie che ti prendono, che ti fanno riflettere”.  “Ecco, proverò a leggerli”. Geppi Cucciari: “Ah non…”. “Non…”.“non li ha letti?” “Sì li ho letti, perché li ho votati, però voglio approfondire”.  “Cioè oltre la copertina… dentro”.

IL SOTTOSEGRETARIO: Vittorio Sgarbi. Il contesto: Estate al MAXXI musica, “Morgan Piano Solo – Morgan incontra V. S.” (21 giugno 2023). Stuzzicato dalle domande di Morgan («Hai letto più libri o fatto l’amore con più donne? Quale è il tuo record?»), Sgarbi a un certo punto ha cominciato a parlare della sua vita sessuale e del numero di donne conquistate.”Houellebecq dice che c’è un momento della vita in cui noi conosciamo un solo organo: il cazzo”, ha detto tra l’altro Sgarbi. “Il cazzo è un organo di conoscenza, cioè di penetrazione, serve a capire”. “Sta citando Moravia”, ha provato a spiegare Alessandro Giuli, presidente del MAXXI.

 Ancora il critico d’arte: “Poi, dopo i 60 anni, scopri che ci sono anche altri organi, c’è per esempio il colon, il pancreas, la prostata. Io non sapevo che cazzo fosse ‘sta prostata, mai incontrata, a un certo punto sui 67 appare la prostata e tu devi fare i conti con questa troia puttana di merda che non hai mai incontrato in vita tua. Il cazzo se ne va e arriva la prostata”

Fra una telefonata da un numero sconosciuto (“Chi cazzo sei? Cornuto”) e l’elenco dei record internazionali di conquiste femminili, Sgarbi è passato all’Italia e a se stesso: “Gli osservatori dell’Ocse, nel momento in cui ero attivo, valutavano anche 9 al mese”. Spazio anche a un aneddoto su Berlusconi, che gli avrebbe rivelato di aver avuto meno di 100 donne, “una tragedia”.

I dipendenti del MAXXI hanno poi contestato con una lettera al presidente del museo la volgarità e il turpiloquio dei due. “Volgari e sessisti?” Ma quando mai, al contrario: “È stata una serata di altissimo valore culturale”, respinge le accuse Marco Castoldi, meglio conosciuto come Morgan.

LA SOTTOSEGRETARIA: Lucia Borgonzoni della quale si ricorda, tra le altre cose, una celebre frase: “Leggo poco, studio sempre cose per lavoro. L’ultima cosa che ho riletto per svago (sic!) è Il Castello di Kafka, tre anni fa. Ora che mi dedicherò alla cultura magari andrò più al cinema e a teatro”, disse a Un Giorno da Pecora, su Radio 1, quando già  ricopriva lo stesso incarico di sottosegretaria nel Governo Conte I.

MANTELLINI: «Un sistema mediatico etico è del resto una piccola contraddizione: se il pubblico della TV commerciale vuole pizza all’ananas la TV confezionerà pizza all’ananas all’istante. Molto spesso i termini si invertiranno: il sistema produrrà pizza all’ananas e il pubblico la troverà deliziosa.

Dentro alcuni sistemi televisivi meno imperfetti del nostro esistono tuttora alcuni limiti, per altro sempre più risicati, al fluire degli incompetenti. In ogni caso, e indipendentemente da questo, uno dei limiti tuttora in essere è quello della violenza delle parole. Per decenni conduttori televisivi, intervistatori e rappresentanti dei media italiani hanno sorriso alle violenze verbali di Sgarbi: altrove un simile limite non sarebbe stato superabile. La TV è piena di finti esperti dal capello fluente e l’eloquio pronto: svolgono la loro funzione divulgativa, vendono i loro libri e monetizzano le loro comparsate TV ma sempre all’interno di un’etica di minima della parola pronunciata. Nel caso di Sgarbi si è fatta un’eccezione e la modestia dei concetti ha sposato la violenza delle parole in un panino televisivo di grande impatto.

Così è accaduto che quello che osserviamo, quando guardiamo Sgarbi urlare in TV, è uno dei ritratti di noi maggiormente esatti fra quelli disponibili.» (da manteblog)

Infatti poi gli Sgarbi & c. vengono da noi nominati ministri e viceministri della cultura. Insomma, parafrasando Woody Allen (qualcuno dice Eugène Ionesco): Dio è morto, Marx è morto… e anche la cultura non si sente per niente bene.

Arvo Pärt: Cantus in memoriam Benjamin BrittenNorwegian Chamber Orchestra, Terje Tønnesen, conductor

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