Io non c’entro niente

C’è modo e modo di motivare e difendere le proprie opinioni. Quello più comodo e scorretto è quello – noto a tutti i “maestri” di retorica – di attribuire all’avversario giudizi e parole mai espresse e quindi comodamente contestarle. È proprio quello che fa Pierluigi Battista sul Corriere della Sera di oggi: se la suona e se la canta.

Così: «No, non è colpa nostra. Accanto alla retorica insopportabilmente dolciastra del «ne usciremo migliori», circola in questi giorni tristi per tutti noi una metafisica dell’ auto colpevolizzazione. Una mistica dozzinale in base alla quale il virus che ci ha aggredito sarebbe venuto sin qui per castigarci a causa dei nostri crimini sociali e culturali. Cioè una patologia pregressa, stavolta etica, che avrebbe indebolito le nostre fibre morali.

Avete voluto sin qui viaggiare, raggiungere destinazioni lontane in aereo, usare l’alta velocità ferroviaria, costruire grandi città, andare al ristorante, deliziarvi con gli aperitivi, aprire stabilimenti industriali, frequentare cinema e teatri, fare i turisti, consumare, delitto massimo, ciò che non è necessario alla sopravvivenza, cambiare frequentemente vestito e comprarne sempre di nuovi anche se il guardaroba è già saturo, bighellonare per discoteche e movide varie, muovervi nei weekend, costruire grattacieli, mangiare prodotti fuori stagione, andare in palestra, assembrarvi nei concerti, fare la fila ai musei di richiamo, fare jogging e pilates?Allora, adesso espiate per i vostri peccati.

Vi siete adattati, avete scialato, siete stati complici di uno «stile di vita» molle e corrotto? Pentitevi, e se non volete farlo spontaneamente, un virus assassino ci penserà, prima sterminando i nostri anziani, poi recludendovi a casa, poi massacrandovi l’economia, infine imponendovi, in un funereo «dopo», la penitenza del «ne usciremo migliori».

Nel nuovo Medioevo postmoderno in cui i censori del nostro «stile di vita» amerebbero immergerci e soffocarci c’è una sola differenza con il Medioevo prescientifico, nel tentativo di dare un senso cosmico alle catastrofi apocalittiche: prima si parlava di flagello divino, di punizione del cielo, ci si fustigava la carne in processione, si chiedeva scusa per i nostri peccati, ora no, siamo più moderni e non usiamo il cilicio, ma si parla di flagello ordinato da una natura stanca di assistere ai nostri crimini, alla volontà di potenza di un’umanità che non conosce limiti e si è abbandonata all’edonismo. In comune, questi due Medioevi, prima con la peste, ora con il coronavirus, hanno la ricerca del capro espiatorio. […]

Ma non è colpa nostra, non dobbiamo scontare nessun peccato. E se dobbiamo sperare in qualcosa che ci faccia uscire da questo incubo, non è nella benevolenza di una divinità naturale, o di una natura divinizzata se si preferisce, che ci ha imposto questa quarantena dello spirito e dei sentimenti, ma nella sapienza razionale dei laboratori che in tutto il mondo stanno studiando per ottenere terapie e vaccini: con la ragione, non con la superstizione, per salvarci tutti insieme, non per scontare peccati e crimini mai commessi. Non tornando indietro, ma con le conquiste che abbiamo costruito faticosamente in questi ultimi secoli e che hanno reso, stavolta sì, la vita migliore, con un maggior benessere, occasioni di crescita, riduzione delle malattie, civiltà, libertà, estensione dei diritti e delle opportunità. […]

E anche i vizi da cui i profeti di sventura vorrebbero mondarci non erano (e, si spera, non saranno) solo uno stordirsi nel superfluo, ma tasselli di un’esistenza che non dobbiamo rinnegare. E che dovremo riconquistare nel futuro, nel «dopo», temprati dal dolore che stiamo patendo, ma senza cadere in una nuova, devastante stagione di superstizione e di oscurantismo.» (Pierluigi Battista – Corriere della Sera, 4 aprile 2020)

Non è chiaro quali sostanze abbia assunto il Battista prima di scrivere questo delirante articolo dal titolo “Non colpevolizziamoci per il nostro stile di vita.” Sottotitolo: “Circola una mistica dozzinale secondo la quale il virus ci castigherebbe per presunti crimini sociali e culturali“. Da notare che tra le presunte cause del castigo mancano i crimini politici.

Rileviamo casualmente che nello stesso giorno e nello stesso giornale compare anche un’intervista di Candida Morvillo al filosofo Massimo Cacciari; intervista da cui trascrivo la seguente domanda con relativa risposta:

L’isolamento muta il nostro senso di società?

«Mi sta davvero chiedendo se saremo migliori o peggiori? Non cambierà niente: la maggioranza della gente spera di tornare a vivere come prima e altri sperano, come prima, di vivere un po’ meglio. Pensare come se questa fosse la terza guerra mondiale è un’idiozia. Non ne posso più della retorica dei carrarmati nelle strade, degli inni di Mameli e via blaterando. Da questa crisi usciranno il rafforzamento dei grandi imperi e contraddizioni sociali ancora più accentuate del passato, ma che saranno quelle del passato. Prima non le sapevamo affrontare e ancora meno le sapremo affrontare ora».

Ecco, forse questo è il punto: come tutti i difensori a prescindere dello status quo, a Pierluigi Battista deve essere per un attimo venuto il terribile dubbio che invece – una volta tanto – qualcosa possa davvero cambiare. Di conseguenza, da professionista scrupoloso qual’è, per sicurezza si è messo subito un po’ avanti coi lavori. Prevenire è meglio che curare! Ma… sorge un dubbio: non sarà che questa excusatio non petita (accusatio manifesta) rappresenti un segnale positivo per tutte le creatività e intelligenze veramente libere e indipendenti?

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