Dove finisce la storia?

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But this is where the story ends / Or have we just begun / To kiss away the difference / I know you hate this one. (Ma questo è dove finisce la storia, / O abbiamo appena iniziato / Senza contare la differenza / So che lo odi).
Citata da una protagonista del romanzo, la canzone Where the Story Ends del gruppo americano The Fray dà il titolo all’ultimo di libro di Alessandro Piperno, già Premio Strega nel 2012 con Inseparabili“. Onestamente non conoscevo la canzone né il gruppo (altrettanto francamente dichiaro che non mi pare di aver perso un granché). Ma il punto non è questo.
Il fatto è che, al contrario, non conoscere i  libri di Piperno significa perdersi davvero qualcosa, a partire dal romanzo di esordio del 2005, “Con le peggiori intenzioni“.  Anche in questa sua ultima pubblicazione, “Dove la storia finisce” l’autore appare come sempre al tempo stesso critico e affettuoso, sarcastico e orgoglioso rispetto al mondo ebraico (… un ambiente che un tempo si sarebbe chiamato “buona società”…) a cui appartiene. Fra tutte le questioni riferite al testo in oggetto dai mezzi di comunicazione, mi ha però colpito in particolare la ripetuta  dichiarazione di “affinità” dell’autore rispetto a una protagonista del suo romanzo: “Sicuramente il personaggio che ho più sfumato, su cui ho più lavorato, con il quel sono entrato in una relazione empatica se così si può dire, è il personaggio di Federica, che è un personaggio, diciamo così, ambiguo. Nel senso che da un lato può sembrare la più classica delle passive-aggressive, quindi coloro che odiano a tal punto il conflitto da tentare in ogni modo di disinnescarlo, ma in questo senso provocando negli altri una forma di risentimento (Intervista a Corriere TV – “La Lettura“).
lavversarioE poi, in altro contesto: “Federica è indulgente, fugge da ogni forma di conflitto e rispecchia bene la mia idea temperante dell’esistenza (…) Credo nei libri, ma non nel marketing letterario. Non penso che calcare i palcoscenici alla lunga paghi. E poi mi sento inadeguato, sul palco soffro. E’ anche una forma di autoironia, di orrore per me stesso. In realtà sono timido, soffro della sindrome dell’impostore. Vivo nell’idea di essere smascherato. Mi comporto come “L’ Avversariodi Carrère, pur non avendo menzogne da nascondere.” (Intervista di Raffaella De Santis – Repubblica it).
Che altro aggiungere? Interessante questa Federica, carattere conciliante, persona affettuosa che ama leggere i grandi classici, come “I Buddenbrook” di Thomas Mann o “Pamela” di Richardson. E interessante, davvero molto interessante ci risulta l’intellettuale Alessandro Piperno, ha un’idea temperante dell’esistenza, si identifica con i suoi personaggi di basso profilo, e in questo suo libro – senza dubbio il più “tenero”, il meno “cattivo” e livoroso tra tutti i suoi precedenti – riesce comunque ad inserire opinioni lucide e feroci come questa di pagina 221: “Come tutte le coppie piene di soldi e con un’alta opinione di sé, i Mogherini amavano esercitare un potere dispotico su chiunque gravitasse nella loro orbita. La prosperità finanziaria li aveva illusi che la vita avesse un senso di cui si sentivano depositari e sacerdoti.”
Dal che si deduce che anche Piperno possiede forse un dubbio e almeno una convinzione: ammesso che la vita abbia un senso, questo senso non consiste di certo nel detenere il potere finanziario. Ne è convinto e non  ha paura di scriverlo. Chapeau.

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