La luna, i falò e la vanità

– Li hanno fatti quest’anno i falò? – chiesi a Cinto. – Noi li facevamo sempre. La notte di San Giovanni tutta la collina era accesa. – Poca roba, – disse lui. – Lo fanno grosso alla Stazione, ma da qui non si vede. Il Piola dice che una volta ci bruciavano delle fascine (…) – Chi sa perché mai, – dissi, – si fanno questi fuochi. Cinto stava a sentire. – Ai miei tempi, – dissi, – i vecchi dicevano che fa piovere (…) – Si vede che fa bene alle campagne,, – disse Cinto, – Le ingrassa. (Cesare PaveseLa luna e i falò). Il fuoco è poi il protagonista principale in altri due avvenimenti chiave del bellissimo, drammatico romanzo di Pavese. Per inciso, uno degli avvenimenti viene svelato solo nell’ultimo paragrafo del libro, il quale termina (indovina un po’?) proprio con la parola in questione.

Ma da tempo immemorabile i contadini accendono dei falò in determinati periodi dell’anno, soprattutto in primavera, per propiziare un’annata di buoni raccolti e scacciare i mali e le avversità, spesso simboleggiati da maschere e fantocci da bruciare. I falò accesi nei campi la notte di san Giovanni erano considerati, oltre che propiziatori, anche purificatori. L’usanza di accenderli si riscontra in moltissime regioni europee e persino nell’Africa del Nord.

Il falò delle vanità (tit. or.: The Bonfire of the Vanities, 1987) è invece un romanzo dello scrittore statunitense Tom Wolfe. La storia è un dramma che tratta di ambizione, razzismo e avidità nella New York degli anni ottanta e si incentra su tre personaggi principali: Sherman McCoy, un giovane, arrogante finanziere di successo; il sostituto procuratore ebreo Larry Kramer e il giornalista britannico Peter Fallow. (da Wikipedia)

Il titolo è ripreso da un episodio avvenuto a Firenze nel 1497 a opera del frate domenicano Girolamo Savonarola e noto come Falò delle vanità. Lungi dal proporre una riscrittura in chiave moderna dell’episodio, il titolo è un richiamo all’edonismo e al materialismo imperante nella Wall Street degli anni ottanta.

Il falò delle vanità è diventato anche un film, commedia drammatica del 1990 diretto da Brian De Palma basato sull’omonimo romanzo di Tom Wolfe. Il film è stato un insuccesso sia di critica che di incassi e vede come protagonisti Tom Hanks, Bruce Willis, Melanie Griffith e Morgan Freeman. La sceneggiatura è stata scritta da Michael Cristofer e la colonna sonora originale composta da Dave Grusin. Il sottotitolo del film è “una scandalosa storia di avidità, lussuria e vanità in America“.  Questa è la scena iniziale:

Ma per la storia, appunto,  il “Falò della vanità” (indicato anche come Rogo delle vanità) fu organizzato a Firenze il 7 febbraio del 1497: dopo la cacciata dei Medici, i seguaci di Girolamo Savonarola sequestrarono e diedero alle fiamme una gran quantità di oggetti considerati fonti del peccato, fra cui specchi, cosmetici e trucchi di vario genere, abiti che tendevano al lusso e all’ ostentazione, strumenti musicali e quadri fra cui anche alcune opere del Botticelli dedicate alla mitologia classica che forse fu lo stesso pittore a gettare nel rogo, affascinato dalle tesi del Savonarola. (da Biografieonline.it)

Il resto è noto: il 9 aprile 1498 Girolamo Savonarola viene arrestato. Processato sommariamente per ben tre volte, torturato e condannato a morte con il marchio di “eretico e scismatico”. Insieme ai suoi seguaci fra’ Domenico da Pescia e fra’ Silvestro da Firenze, il 23 maggio 1498, a soli 46 anni, è impiccato in piazza della Signoria; i loro corpi vengono dati alle fiamme: “e in poche ore furono arsi, in modo che cascava loro le gambe e le braccia a poco a poco (…) e attizzando sopra detti corpi, feciono consumare ogni cosa e ogni reliqua: dipoi feciono venire carrette e portare ad Arno ogni minima polvere, acciò non fussi trovato di loro niente, accompagnati da’ mazzieri ad Arno, al Ponte Vecchio.” (dal diario dello speziale fiorentino Luca Landucci – Diario fiorentino. Dal 1450 al 1516 ).

A quei tempi, dalle nostre parti erano considerati purificatori anche i falò accesi nelle pubbliche piazze. La “scandalosa storia di avidità, lussuria e vanità” dell’umanità rimane invece sempre incombustibile, ora come allora. Amen.

Nell’immagine qui sopra: “Rogo di Girolamo Savonarola – Autore di ambito fiorentino, seconda metà secolo XVI”

Nell’immagine in testa: “Savonarola predica contro il lusso e prepara il rogo delle vanità”  –  Ludwig von Langenmantel, 1881.

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