I dolori del giovane Nietzsche

Le lacrime di Nietzche

“«Ach, chi potrebbe comprendervi meglio? A volte credo di essere l’uomo più solo che esista. E, come nel vostro caso, ciò non ha nulla a che vedere con la presenza degli altri… Infatti detesto gli altri, quelli che mi derubano della mia solitudine senza offrirmi veramente compagnia».” (da “Le lacrime di Nietzsche (Biblioteca Neri Pozza, 2006)” di Irvin D. Yalom, Mario Biondi). Colui che parla (nella finzione-ricostruzione del romanzo, che è basato anche su fatti storici reali) al medico-amico Joseph Breuer, futuro padre della  psicanalisi,  è appunto Friedrich Nietzsche.

David Irvin Yalom (Washington, 13 giugno 1931) è uno scrittore, psichiatra e docente statunitense, autore di narrativa e saggistica, professore emerito di Psichiatria all’Università di Stanford, e psicoterapeuta di scuola esistenzialista. (Da Wikipedia)

Il suo romanzo racconta appunto del rapporto scaturito dall’incontro, puramente ipotetico e di fantasia, tra Joseph Breuer e Friedrick Nietzsche. Ma anche del rapporto – storicamente più veritiero e verosimile – tra Breuer stesso e il suo allievo-amico Sigmund Freud, di quattordici anni più giovane. Infatti “Breuer svolse a lungo un ruolo paterno per Freud, sostenendo persino finanziariamente il giovane studioso durante i primi anni della carriera.” (da Wikipedia)

Breuer e Nietzsche si incontrano perché il promettente filosofo tedesco non ancora famoso, è prostrato da sintomi di vario genere tra cui febbri, emicranie, nausea, insonnia e problemi di vista, che compromettono pesantemente il suo benessere. Lentamente, prende forma la loro relazione: Breuer intuisce che Nietzche non si lascerebbe mai coinvolgere da una cura percepita come sottomissione o diminuzione della sua potenza, convinto com’è che i rapporti interpersonali siano governati dall’agonismo e dalla competizione e che, desiderio profondo e inconfessato di ognuno, sia quello di dominare e accrescere la propria forza.

Breuer si accorge di trovarsi in una situazione paradossale: vuole conquistare la fiducia del paziente ma, proprio se agisce in maniera comprensiva o curativa nei suoi confronti, questi lo accuserà di volergli imporre la sua volontà.

Consapevole della profonda paura di Nietzche di essere schiacciato nell’angolo della sottomissione e del profondo senso di solitudine che una tale idea delle relazioni umane comporti, Breuer ha un’idea a dir poco rivoluzionaria e propone al paziente un rapporto paritario: lui curerà le emicranie del filosofo e l’altro ascolterà le ansie e le preoccupazioni del medico, inquadrandole con suggerimenti filosofici o pedagogici, una sorta di consulenza filosofica.

Lo scopo del medico è persuadere Nietszche ad impegnarsi in una cura basata sul parlare, spingerlo ad uscire fuori dalla sua solitudine, a fidarsi di qualcuno tanto da condividere la propria disperazione.

Per arrivare a questo Breuer comprende che l’altro deve rassicurarsi sulla relazione tra loro due e che questo potrà accadere nella misura in cui il filosofo penserà che il loro rapporto è reciproco tanto nel dare quanto nel ricevere. Il medico vestirà i panni del paziente, confesserà le proprie ansie e si porrà come modello di franca apertura di sè per far sperimentare all’altro che “non succede alcun orrore“.

”…devo convincerlo che mi sta aiutando e intanto invertire in maniera impercettibile i ruoli fino a far ridiventare lui il paziente e tornare ad essere io il medico” (da State of Mind.it).

E’ vero, quasi sempre i rapporti interpersonali sono governati dall’agonismo e dalla competizione e il desiderio profondo e inconfessato di ognuno è quello di dominare e accrescere la propria potenza di controllo sul prossimo. Così come è vero che l’unica possibilità per uscire dalla propria sostanziale solitudine (come scrive anche Vasco Rossi)

e dal possibile conseguente vicolo cieco, è quella di fidarsi di qualcuno, almeno per quel tanto sufficiente a rendere condivisibile, grazie alla parola e alla comunicazione, la nostra comune condizione umana.

Le lacrime di Nietzsche è stato anche soggetto di un film, mai uscito in Italia: “When Nietsche Wept” di Pinchas Perry.

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