Legami di sangue

Scrive Alessandro Piperno: “Per quanto lirico possa apparire il titolo, Il fuoco che ti porti dentro, il nuovo libro di Antonio Franchini è un’opera di ferocia inaudita. […] Per avere un’idea di quanto Franchini ci vada giù duro basti la seguente affermazione preliminare: «La detesto da sempre, da quando la mia vita ha cominciato a staccarsi dalla sua e si è aperta sul mondo, perché ci ho messo poco a capire che il mondo giusto — quel luogo inesistente che i giovani sognano e alcuni adulti idealisti si impegnano a fargli credere che esista — faceva, diceva, pensava tutto ciò che mia madre non faceva, non diceva, non pensava. Mi ha dato un’educazione a rovescio: i valori ai quali si ispira o li esprime in una forma riprovevole o sono disvalori veri e propri». Insomma, l’odio non è fine a sé stesso, ma, come capita nella migliore narrativa, è scelta di campo e strumento di conoscenza. […]

Si avverte lo strazio di chi, impantanato nel male di vivere, lo esorcizza con frasi aspre, mirabilmente tornite: «E questo stillicidio di egoismo e diffidenza mi arriva addosso mattina, mezzogiorno e sera, ogni anno e per anni e anni, e lo avverto prima con estraneità e sospetto, poi con estraneità e fastidio, poi con estraneità e rabbia, perché allora sì che sento il sangue ribollire e torcersi i visceri, quando penso: ma io che c’entro con questa donna? che cos’ho da spartire con queste carni dalle quali sono uscito e dalle quali tutto mi separa?». […] Il tema segreto del Fuoco che ti porti dentro va ben oltre quello ufficiale. A dominare queste pagine infuocate è il sentimento filiale per antonomasia: la vergogna. «L’odio, sì, mi accende e m’infiamma, ma è un sentimento forte e fin troppo puro, per cui difficilmente perdura intatto, e quando si ritira lascia il posto a qualcosa d’altro, un limo grasso e fecondo e tenace. È la vergogna, perché da sempre io mi vergogno di mia madre». […]

Come capita a molti di noi, anche il narratore di questo libro si sente il prodotto di due stirpi antitetiche che avrebbero fatto bene a non incontrarsi («due razze in antica tenzone» per citare Saba).”

Per una volta ha ragione Alessandro Baricco: «La vocazione al complesso di colpa che ti dà il cattolicesimo non te la togli mai più.» I castelli di falsa coscienza e di ipocrisia su cui si basano tante situazioni di meschino sub-potere e prepotenze familiari trovano proprio qui il più solido e socialmente indiscutibile presupposto.

Il brano di Tracy Chapman Behind the Wall (Dietro il muro) è contenuto nell’album Tracy Chapman (1988)

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.