Libri non bombe

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Sul quotidiano La Repubblica compare oggi  un articolo di Adriano Sofri, dal titolo “Libri non bombe”, quel cartello che ora illumina Parigi. L’articolo inizia così:

Sul Monumento della République c’è un foglio su cui qualcuno ha scritto “BOOKS NOT BOMBS”, “Libri non bombe”.

Due passi di questa pagina mi hanno particolarmente colpito.

Il primo: una lettera scritta dal francese Antoine Leiris su Facebook Nelle strage del Bataclan ha perso sua moglie, “l’amore della sua vita”)

‘Non avrete il mio odio’. Venerdì sera avete rubato la vita del mio amore, la madre di mio figlio. Ma non avrete il mio odio Non so chi siete e non voglio saperlo, perché siete delle anime morte.

Allora no , non vi farò questo regalo di odiarvi.

Cedere al vostro odio sarebbe come cedere alla stessa ignoranza che ha fatto di voi quello che oggi siete.

Volete che io abbia paura, che guardi i miei concittadini con occhi diffidenti, che sacrifichi la mia libertà in cambio della sicurezza.

Mi spiace, ma avete perso. E non avrete neanche l’odio di mio figlio”

Il secondo invece è questo

“È il secondo di tre giorni di lutto, e molte librerie sono chiuse. A Rue de l’Odéon “Le coupe papier” ha messo sulla sua vetrina antiquaria una pagina scritta a mano, con una grafia ammirevole (traduzione mia): «La libreria resterà chiusa oggi. Vogliate scusarmene, ci sono dei giorni così, e specialmente dei giorni dopo».

Ma a ben pensarci mi ha colpito molto anche questo passo:

Libri non bombe è un programma ideale, dice la signora di un “Gibert Joseph”: c’è un’umanità che ama i libri, e una che si tramuta in bombe per farsi esplodere e uccidere l’altra umanità. Ho l’impressione, dico, che le bombe cui il cartello pensa siano quelle “occidentali”. Quelle di Raqqa di ieri.

C’è davvero molto su cui riflettere.

Nell’immagine: “Peace for Paris”, Pace per Parigi, un logo creato da Jean Jullien e subito divenuto virale sui social network

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