I limiti della democrazia

“La gente”, in sé e per sé, non è automaticamente migliore dei governanti deposti. Spesso ne è anzi il calco quasi preciso (e viceversa), ma peggiorato dall’alibi tremendo di sentirsi tendenzialmente innocente.”
Due titoli di Cuore del 1992 (anno della cosiddetta “Tangentopoli):
“Hanno la faccia come il culo”, rivolto ai governanti.
E
“I limiti della democrazia: troppi coglioni alle urne”, rivolto al mito della “brava gente”.
Sentirsi a prescindere “contro il potere” è facile e gratificante. E intellettualmente confortevole. Più faticoso provare a leggere, dentro il corpo della società, le pulsioni generose e quelle meschine, parteggiando per le prime e combattendo le seconde.
(Michele Serra – L’amaca, 17 dicembre 2017)
«La realtà che abbiamo davanti è chiara: solo una presa di coscienza collettiva e un impegno altrettanto esteso può riuscire a invertire una tendenza che vede tangenti e abusi prosperare nella pubblica amministrazione ».

(Raffaele Cantone, 53 anni, presiede l’Autorità nazionale anticorruzione dal 27 marzo 2014)

La pubblica amministrazione è il vero problema dell’Italia. La burocrazia. Il fatto è che prendere una posizione dura e precisa contro la corruzione comporta un prezzo molto alto. Il motivo è molto semplice: a chiacchiere siamo tutti d’accordo. Nei fatti invece mettendosi “contro il sistema” si rimane isolati, e in certi ambienti anche un po’ disprezzati. Non allinearsi può essere molto rischioso, la richiesta minima è far finta di niente. Questo perché sono state messe a punto metodologie collusive e/o ricattatorie sofisticatissime e criminalmente geniali. Le parole chiave sono “cooptazione” e “meritocrazia” (all’interno di quest’ultima starebbero “onesta’” e “competenza”) troppo spesso incompatibili  tra loro a causa dei subdoli meccanismi che li legano. O meglio, spesso si escludono a vicenda.  L’unica possibile soluzione è quella indicata da Cantone, per il momento però siamo davvero molto lontani. Le fette di salame (o mortadella, secondo i gusti) si sprecano. “Ma chi me lo fa fare?” il pensiero più sottaciuto e condiviso.

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