L’intellettuale stanco

«A tutta pagina (l’ultima, per fortuna) su un quotidiano di cui non faccio il nome, trovo che un certo autore e insegnante, la cui sorridente foto è di per sé un invito all’ottimismo culturale, ci raccomanda il suo manuale di lettura veloce che ci permetterà di “leggere un libro al giorno” e (sembra) senza impazzire. Il suo manuale farà di chi lo usa un “ltteore rpaido e stretigaco” (sic!). È vero: l’efficientissimo lettore veloce e strategico leggerà a gran velocità più delle lettere in libertà che frasi corrette e sensate. […]

Il testo pubblicitario che segue dice così: “Sapevi che le persone rapide ad apprendere hanno una marcia in più? Acquisire le informazioni più velocemente può fare la differenza al lavoro, a scuola, nella vita quotidiana. In questo volume l’autore (taccio il nome) ci insegna a leggere rapidamente e a ricordare le informazioni a lungo termine attraverso una precisa strategia di lettura. Un manuale per apprendere come non ci hanno mai spiegato prima!”.

Il messaggio è (più o meno consapevolmente) abbastanza onesto. Si parla di leggere una enorme quantità di libri, eppure quello che il lettore veloce ricaverà sono “informazioni”. Viviamo in un regime dittatoriale nato dalla rivoluzione informatica, e che altro volete che vi dia una tale rivoluzione se non informazioni? Questo si sapeva: le informazioni non sono semplicemente la prima cosa da acquisire (per esempio a che ora parte un treno, quali le ore di apertura di un museo, come trovare il bed & breakfast giusto, come si chiamava il cavallo che Caligola fece nominare senatore, eccetera…), le informazioni contenute e poi spremute, estratte da un libro equivalgono allora all’intero contenuto del libro.

Ma se a questo si mira e questo soltanto si otterrà dal leggere un libro al giorno, succederà che dopo il primo mese, o anche dopo la prima settimana, noi diventati lettori strategici e veloci somiglieremo più a una memoria elettronica di dati che a individui umani ingordi di libri. Quali informazioni si ricavano dalla lettura, per esempio, della “Coscienza di Zeno”, di “Cristo si è fermato a Eboli”, del “Canzoniere” di Saba, della “Storia” di Elsa Morante, dei “Racconti” di Kafka, dei saggi di Norberto Bobbio o George Steiner? Ma perché allora, se si ha tanta fretta, non usare Internet invece che perdere tempo con i libri? » (Alfonso Berardinelli)

«Oltre al disordine geopolitico, noi viviamo immersi in un caos tecnologico, bombardati continuamente da informazioni, in alcuni casi anche false, viviamo travolti da emozioni estemporanee. In una tale condizione di instabilità – sia geopolitica, sia di psiche collettiva – è chiaro che avere uno che comanda può essere liberatorio. Ecco il sentimento che percepisco. La voglia del capo. Il desiderio del comando. L’attesa di qualcuno che faccia ordine. E metta finalmente le cose a posto». (Walter Siti)

Perché la realtà è piena di spine per gli artisti – quelli veri, non autocertificati come Bruno Vespa. Un esempio. È il 1980 quando Goliarda Sapienza, suscitando enorme scandalo nella società intellettuale, viene arrestata e reclusa nel carcere femminile di Rebibbia. Angelo Pellegrino, marito, curatore e revisore dell’Arte della gioia, scrive nel suo Ritratto di Goliarda Sapienza in postfazione al libro: «Dopo aver rubato lo scrigno coi gioielli a una sua ricca amica d’origini aristocratiche, anche per vendicarsi della cattiva accoglienza che lei  e il suo gruppo avevano riservato al mio arrivo nella sua vita, cerca di venderli a diversi gioiellieri servendosi di un passaporto che aveva sottratto alla sorella di Maselli, pittrice, che molto le somigliava, un’altra figura femminile da lei un tempo amata e da cui ormai si sentiva abbandonata, che non a caso si chiamava Modesta [come la protagonista del romanzo, N.d.R.]. Con tale documento d’identità lei firmò il suo reato. I proventi della vendita le permisero di scrivere Io, Jean Gabin e di saldare le morosità arretrate della sua amata casa di via Denza da cui la stavano sfrattando.»

L’onestà intellettuale esige coerenza rispetto – per esempio – all’idea che la letteratura consista soprattutto “nell’interrogare il torto di chi ha ragione, e le ragioni di chi ha torto”. Per far questo non serve un libro al giorno, serve ragionamento e profondità – non necessariamente velocità, piuttosto il contrario. L’intellettuale (e il cittadino!) però si esaspera di camminare continuamente nell’incertezza, di vagare attraverso pensieri che si smentiscono l’un l’altro, di inseguire verità che non esistono o che appena dimostrate svaniscono come fuochi fatui. L’intellettuale libero si stanca soprattutto della solitudine, logorato dalla realtà. «Iconoclasta sconfitto, disgustato dal paradosso e dalla provocazione, alla ricerca dell’impersonalità e della consuetudine, semiprostrato, maturo per il dozzinale, egli abdica alla propria singolarità e si riconcilia con la moltitudine.» (E.M. Cioran) Stanco di camminare, finalmente rinuncia e si riposa.

In testata: Gearge Grosz, Ritratto del dott. Felix Weil (1926) – Il brano Daydreaming dei Radiohead è contenuto nell’album  A Moon Shaped Pool (2016)

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.