Ma vogliono chi?

Il generale concede il bis. Si intitola «Il coraggio vince. Vita e valori di un generale incursore» il nuovo libro di Roberto Vannacci che uscirà per Piemme il 12 marzo. Quello che segue è un estratto dell’ampia intervista di Aldo Cazzullo all’ormai mitico generale:

[…] «Lei ha scritto che nelle sue vene scorre almeno una goccia del sangue di Cesare. Ma Cesare era bisessuale.

«Cosa facesse Cesare a letto sono affari suoi. È stato uno dei più grandi comandanti della storia. E sul carro dei trionfi non saliva vestito di piume di struzzo».

Ce l’ha con il Gay Pride?

«Ce l’ho con l’ostentazione».

Ma il Gay Pride serve proprio a rivendicare l’orgoglio, a dire: non ci nascondiamo più.

«Una volta l’anno, va bene; tutti i giorni, con una pressione continua, dà fastidio a molti. Non sono omofobo, ho comandato soldati omosessuali. Ma quando mi dicono che gay e lesbiche si nasce, non sono del tutto d’accordo».

Perché?

«Il genoma dell’omosessualità non l’hanno mai trovato; e i condizionamenti sociali sono importanti. Trovo inopportuna la massiccia esposizione di modelli omosessuali verso i bambini. Ho cercato in Rete: secondo l’istituto di statistica britannico, i non eterosessuali sono circa il 3,4% della popolazione. Le pare che in televisione la percentuale sia rispettata? Perché su Netflix non approvano una serie se non ci sono scene omosessuali?».

Ce l’ha anche con Sanremo?

«Mi hanno mandato la foto di Mengoni. Quando si vede un uomo con la gonna, e non siamo in Scozia e non è Carnevale, ci si fa una risatina sotto i baffi».

Si chiama libertà artistica.

«Invece è un’imposizione. Il problema non sono i gusti sessuali; è l’esibizionismo. Non lo scrivo io, ma Kirk e Madsen in After the ball, un libro del 1989: c’è una strategia ben precisa».

Quale sarebbe?

«Si comincia con la desensibilizzazione: si vaccina il mondo inondandolo di immagini di omosessualità, in modo che non sia più percepita come una cosa strana. Poi si nega che la religione contrasti con l’omosessualità, perché la religione è amore…».

Francesco è un Papa molto aperto verso gli omosessuali.

«Non sta a me giudicarlo. Non ho competenza specifica in materia; ma mi pare che la religione cristiana sia abbastanza assertiva sull’omosessualità. Nella Bibbia Sodoma e Gomorra vengono distrutte. E Dio dice: andate e moltiplicatevi. Gli otto miliardi di persone che sono al mondo sono nati da un uomo e da una donna: perché privare i bambini del diritto di avere un padre o una madre? Certo, uno può perdere un genitore in un incidente, o per un divorzio. Ma se faccio la maratona parto con due scarpe, non con una scarpa e una ciabatta. Io, come molti, cerco di orientare le mie figlie verso l’eterosessualità». […]

E della Nato cosa pensa?

«Io non ho mai criticato la Nato. Ho combattuto tutta la vita per la Nato. Dico un’altra cosa: il sistema di sicurezza dell’occidente è fermo al 1945. Ma il mondo è cambiato. L’asse si è spostato verso l’asia, dove vivono quattro miliardi di persone. I miei valori sono quelli dell’occidente. Ma se vogliamo salvarli dobbiamo smettere di autodistruggerci. Mi hanno mandato il libro di Federico Rampini, “Suicidio occidentale”. Pure lui vannacciano…».

Conosco molto bene Federico Rampini, e le assicuro che non è vannacciano.

«Ma è contro la cancel culture, la cultura woke. Stiamo riscrivendo pure le favole: Biancaneve nera, la regina d’inghilterra nera… Vogliono destrutturare la società, perché una società destrutturata è più facile da guidare. Vogliono sfasciare la famiglia, anche perché i singoli individui consumano di più…».

Ma vogliono chi?

«I gruppi di potere. Le lobby. I gruppi di pressione sui vari temi, dai gay all’ideologia green. Ma se abbattiamo le statue di Cristoforo Colombo, se ci vergogniamo delle nostre radici, dei nostri eroi, della nostra identità, addirittura del nostro progresso demonizzato come inquinante, saremo spazzati via. L’occidente sarà sopraffatto. Perché il resto del mondo, la Russia, la Cina, il mondo arabo, va nella direzione opposta». […]

Il libro si apre con una frase inquietante: «L’autore declina ogni responsabilità in merito a eventuali interpretazioni erronee e si dissocia da qualsiasi tipo di atti illeciti possano da esse derivare».

«L’avevo scritta anche all’inizio del Mondo al contrario. Non voglio essere l’alibi di qualche matto».

E si chiude con il proposito di raddrizzare il mondo. De Gaulle direbbe: vasto programma.

«Ma, come scrivo, un incursore lo farebbe. E quando rileggo quella frase, mi commuovo». (Corriere della Sera, 1 marzo 2024)

Byung-chul Han – filosofo e docente sudcoreano che vive in Germania – ha appena pubblicato presso Einaudi il suo ultimo libro. Dalla prefazione dell’autore: «Oggi tutti parlano di narrazioni. Eppure, paradossalmente, proprio il fatto che in ogni ambito vengano usate delle narrazioni è il segnale di una crisi  dell’esperienza narrativa. Al cuore di questo storytelling rumoroso domina un vuoto narrativo che si manifesta come mancanza di senso e perdita dell’orientamento. […] Nel momento in cui le narrazioni vengono viste come un qualcosa che può essere costruito seguendo delle regole di composizione, viene meno il loro momento di verità interno. […]

Un racconto, come un sillogismo, è una forma che giunge a una conclusione [Schlussform] che dà forma a un ordine chiuso e offre senso di identità. Nell’epoca tardo-moderna, caratterizzata dall’apertura e e dalla dissoluzione dei confini, le forme del concludere e del precludere subiscono un processo di degradazione. Allo stesso tempo, al cospetto dell’incremento sempre maggiore di permissività si rafforza il bisogno di forme narrative di chiusura. I modelli narrativi populisti, nazionalisti, di estrema destra o tribali, inclusi i modelli narrativi complottistici, rispondono proprio a questo bisogno. Essi fanno presa proprio perché si presentano come offerte a buon mercato di senso e di identità. Tuttavia, in quest’epoca post-narrativa segnata da una crescente esperienza della contingenza, i modelli narrativi non sviluppano alcun potere di coesione. […]

E così ci troviamo a comprare, vendere, consumare racconti ed emozioni. Le storie vendono. Raccontare storie coincide con il vendere storie [Storytelling ist Storyselling]» (Byung-chul Han, La crisi della narrazione – Einaudi, 2024)

L’egemonia culturale, insomma, dipende anche dai libri e dalle narrazioni che scegliamo.

Nel video: Stive Miller Band: Take The Money And Run (Live from Chicago)

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