Mahler, proprietà privata

Nell’aprile del 2019 Bompiani ha pubblicato il romanzo di Paola Capriolo, Marie e il signor Mahler: «Il 12 settembre 1910, alla Neue Musik-Festhalle di Monaco, Gustav Mahler dirige la prima esecuzione della sua Ottava Sinfonia, interpretata da un organico di quasi mille elementi. In platea, un pubblico d’eccezione: da Henry Ford a Thomas Mann fino alla bellissima Alma, moglie del compositore. Meno di un anno dopo, in maggio, Mahler si spegne a Vienna. Ha solo cinquant’anni. Nelle stesse ore, mentre la primavera scioglie le nevi sui prati del Tirolo, una ragazza segue i suoi ultimi istanti attraverso la stampa, commossa eppure consapevole che per Gustav giunge finalmente la pace.

Lei è Marie, nipote quindicenne dei proprietari del maso dove Mahler ha trascorso le ultime tre estati, incaricata di accudirlo quando il Maestro ha disdegnato le undici stanze della casa e scelto per sé la più bizzarra delle sistemazioni: una capanna in mezzo al bosco, lontano da tutto. Piano piano, nel silenzio, il candore della fanciulla e il tormento del musicista hanno dato vita a un dialogo capace di rivelarli a se stessi. “Io credo nel bene, non nel male; però non riesco più a credere nella sua vittoria, e soprattutto non riesco a credere nell’ordine. Forse per questo non ho mai voluto scrivere una vera sinfonia, ma il rimpianto di quella forma, che sentivo così prossima al tramonto” dice il Maestro. E Marie, che di musica non sa nulla, può mostrargli però tutti i colori della foresta al crepuscolo. Una figura immensa e piena di ombre, quella di Mahler, che Paola Capriolo delinea per noi con mano lieve e luminosa, lungo pagine rivelatrici che sono un apologo sull’amicizia tra generazioni, sulla possibilità di incontrarsi e rinascere se ci si ascolta davvero.» (dal risvolto di copertina)

«Le nuvole scorrono in eterno e sono sempre le stesse, come diceva quel poeta cinese; ma quando il direttore, si chiami Gustav Mahler o in altro modo, solleva la sua bacchetta, ogni volta il tempo comincia, e finisce quando torna a posarla. Genesi e Apocalisse: di questo ritmo viviamo, di questo eterno, di questo eterno moto di diastole e sistole rispetto al quale non solo la mia morte è irrilevante, ma anche l’estenuata agonia in cui sembra dibattersi la nostra civiltà. Ad altro, non a questo, va la mia nostalgia più profonda: a quell’inesistente miraggio che ci nutre da quando esistiamo e che balena nel lieto fine di tutte le fiabe, nella risoluzione armonica di tutte le tensioni musicali, persino nelle utopie politiche che agitano questo nuovo secolo. (da pag. 227)

«Può capitare di leggere un bellissimo libro, “Marie e il signor Mahler” (qui la recensione), e farsi coinvolgere a tal punto da decidere di organizzare una gita a Dobbiaco per visitare la casetta nel bosco in cui il compositore per ben tre estati si rinchiuse a scrivere sinfonie. Dopo aver consultato il sito dei musei dell’Alto Adige e quello dell’azienda di promozione turistica di Dobbiaco scopro che la casetta è visitabile (dall’esterno) solo accedendo al Parco faunistico. Detto e fatto. Mi presento all’ingresso, pago il biglietto ed entro. Percorro veloce il sentiero del percorso faunistico e con grande amarezza scopro che la casetta di Mahler non solo non si visita, ma non si vede nemmeno dall’esterno. Chiedo informazioni alla cassa e scopro che per disaccordi tra proprietari dei terreni non è più accessibile. Non demordo. Almeno da lontano voglio vederla. Dalla ciclabile che scorre vicino al parco riesco ad avvistarla e con un potente zoom a fotografarla, ma la delusione è grande e la pubblicità che si trova sui siti ufficiali ingannevole.» (dal blog di Cristina Bresciani, LibriCitando.it)

Il post di Cristina Bresciani riportato sopra risale al 25 giugno 2020. Possiamo testimoniare che nel frattempo la situazione non è affatto migliorata. Anzi. A noi è andata peggio: il primo agosto scorso, mentre vagavamo alla ricerca sotto la pioggia nei pressi della Gustav Mahler Stube (“Canederli, selvaggina e strudel in un ristorante dall’atmosfera montana rivestito in legno con alloggio…“) e del confinante Parco Faunistico Gustav Mahler (“Al piccolo zoo di Dobbiaco, cervi, stambecchi, linci, gufi, procioni ed altri simpatici quattro zampe possono essere osservati da vicino…”) siamo stati avvicinati da un’addetta della Mahler Stube; alla nostra richiesta di indicazioni ha risposto che la casetta si trova in realtà in un altro parco faunistico. Una vera e propria menzogna, esclusivamente finalizzata al nostro allontanamento.

Mi chiedo come sia possibile che un monumento del genere, anche se posto in un terreno privato, possa essere trattato in questo modo; come si possa pensare di privare il pubblico della sua visita. Forse i signori che gestiscono la Stube e l’annesso parco faunistico dovrebbero farsi un esame di coscienza. Una cosa è certa: essi non meritano di fregiarsi del nome di un grande compositore solo per attirare clienti, per di più negando agli stessi e ad ogni appassionato la visita al luogo dove sono stati composti capolavori immortali come l’adagio che segue. Vergogna.

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