Il “male” delle ragazze

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A giudizio di molti, il libro in questione sarebbe scritto “troppo bene”. Ad esempio secondo Baricco: È un libro – dice – “che sembra scritto da una decina di persone tanto è perfetto (…) sembra il frutto di una ventina di editing (…) Prendi tutte le scuole di scrittura americane, distilla il meglio di quello che producono, metti il tutto in mano a un software e quello ti sputa fuori quel paragrafo“. Insomma, un libro perfetto, ma senz’anima (da “Vanityfair.it“). C’è chi fa notare velenosamente a “Baricco, maestro della scrittura creativa che sta scrivendo il pezzo dal suo ufficio alla Scuola Holden”  che questo sarebbe proprio il risultato di scuole come la sua: il suo è ” un giudizio che condividiamo. Noi siamo sempre stati dubbiosi sulle scuole di scrittura.” (Luigi Mascheroni su “Il Giornale.it“).

C’è poi Christian Raimo, che su “Internazionale” scrive che “l’esordio letterario dell’anno pecca di troppa perfezione (…) l’ipersensibilità ai dettagli di Evie è l’opposto dello sguardo malinconico e famelico di “Vizio di forma” di Thomas Pynchon” (…) Se ci pensiamo, quello che davvero cerchiamo in un narratore, non è questa perfezione, ma al contrario una qualche ottusità, che può di volta in volta derivare dall’ossessione (vedi Nabokov, Foster Wallace, Bernhard) o da un nistagmo, da una riduzione del campo (vedi Kafka, Carver, Munro, Coetzee). (…) La sensazione che ne ricavavo, pagina ricamata dopo pagina ricamata, era certo quella di una efficacia visiva rara, dall’altra parte però anche quella di un’esibizione del proprio essere ipermetrope. (…)  È la parzialità che ci produce la sospensione del giudizio. The girls è un romanzo scritto benissimo, ma Cline deve imparare a raccontare ciò che il suo sguardo perde, non solo quello che è capace di catturare.”

A mio parere, Christian Raimo deve invece imparare a far capire meglio quello che scrive. Che c’azzecca ad esempio l’ipermetropia con questo romanzo? Cito il parere dell’esperto: “Nell’occhio ipermetrope i raggi luminosi provenienti dall’infinito vengono focalizzati al di là della retina. Questo è dovuto principalmente alla presenza di un bulbo oculare “corto” (ipermetropia assiale), anche se altre particolari condizioni possono esserne causa. (da iapb.it). Insomma, l’ipermetrope vede sfuocato. L’impressione è che Raimo intendesse esattamente il contrario. Per non parlare del nistagmo. Verrebbe da chiedergli: ma perché non parli come mangi?

Meglio allora rivolgersi a critici di sesso femminile, forse. Come Claudia Durasanti, che su Rivistastudio.com parla di “scrittori che non vogliono leggerla perché se è brava soffrono e se invece non lo è, soffrono ancora di più: finché le accuse di macchinazione commerciale e di manipolazione della giovinezza e dell’avvenenza dell’autrice restano in piedi, le pagine non lette di questi autori sono salve.” O Leonetta Bentivoglio, che in articolo dal titolo “La ragazza che sa raccontare le ragazze” scrive “di una persona, cioè della protagonista quattordicenne Evie, coinvolta nelle spire di una setta analoga a quella creata da Charles Manson, lo pseudo-santone che negli anni sessanta in California raccolse un cospicuo numero di adepti, tutti giovani e disadattati, con una prevalenza di fanciulle-vestali drogate e soggiogate. Assieme a loro pianificò alcuni delitti tra cui l’omicidio di Sharon Tate, moglie di Roman Polanski. La nostra guida Evie è un mondo individuale che si delinea via via con evidenza e concretezza, toccando le corde più segrete del lettore, catturato in un progressivo riconoscimento delle zone d’ombra insite nella sostanza umana.”

A quanto pare “Le ragazze” di Emma Cline (Einaudi Stile libero Big 2016 – pp. 344  € 18,00) non è un libro per uomini. Non sarà per caso che solamente noi maschietti riteniamo presuntuosamente di essere gli unici in grado di affrontare, descrivere e gestire il “cosiddetto male”? Ci torneremo. Per ora limitiamoci a leggere il libro. Checchè ne dica Baricco (…”se posso, mi dedicherei ad altro, perché ho una specie di fretta, o insofferenza, non so, e riesco a concentrarmi ormai solo quando sento parlare di terre inesplorate, o di bellezze irregolari”… ahah!) lo merita senz’altro.

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