Mò me lo segno

Riportiamo di seguito un parziale elenco dei titoli che ci siamo segnati con cura su un apposito taccuino. Ciò per essere sicuri di poter dire – un giorno, magari lontano – con assoluta certezza e documenti alla mano: «Eh no! Quello me lo sono proprio perso! Posso dimostrarlo: guarda qua.»

Fuori categoria il vincitore del concorso attuale sulle pubblicazioni da evitare, non tanto per il contenuto del libro (che naturalmente non abbiamo letto e non leggeremo mai), quanto per la campagna di promozione del libro stesso, che è stata massiccia, in particolare sui giornali.

Dieci quotidiani hanno infatti avuto in anticipo dieci estratti differenti del libro, ognuno scelto appositamente in linea con lo stile del quotidiano in questione. Al cattolico Avvenire, per esempio, è stato fornito un brano in cui *** parla della sua fede cattolica e del suo dispiacere per non aver portato avanti a sufficienza il tema delle radici “giudaico-cristiane dell’Europa”. Il Giornale ha pubblicato un estratto in cui *** critica le norme sul lavoro volute dall’attuale governo e che non piacciono agli imprenditori, sul Fatto Quotidiano un brano in cui *** parla di ipotesi di complotto ai suoi danni a proposito del caso Consip. Il New York Times ha raccontato del passaggio del libro in cui *** racconta di aver chiamato Vladimir Putin per chiedergli di far rettificare un articolo pubblicato dal sito di Russia Today. (da ilpost.it) Indovinate un po’ quale anticipazione ha invece mandato alla Gazzetta del Sud, quotidiano di Messina. Esatto: quella che riguarda il ponte sullo Stretto. Inizia così: «Per vincere la sfida della povertà serve più il Ponte sullo Stretto che il reddito di emergenza».

Ecco spiegata la leadership di chi vuol essere “follower dei propri follower: in altre parole follower al quadrato” (cit. Enrico Letta). Davvero geniale. Quando si dice il coraggio dello statista che persegue un suo progetto e butta il cuore oltre l’ostacolo, costi quel che costi… Ma sveliamo il mistero del letterato da evitare

NUMEROUNO. Per questa edizione del concorso il vincitore è senza dubbio lui, Matteo Renzi con il suo ultimo lavoro: La mossa del cavallo. Come ricominciare, insieme – Marsilio, 2020.

Imbattibile per campagna promozionale (anche se a dire il vero sia il titolo sia la copertina risultano ampiamente riciclati). Sull’originalità del testo ci è quindi permesso dubitare anche in via preventiva; a prescindere, per così dire. Pregiudizio? Esatto, pregiudizio.

Segue quindi a grande distanza il

NUMERODUE) Alessandro Baricco, Sara Beltrame: The Game. Storie del mondo digitale per ragazzi avventurosi – Feltrinelli, 2020

In questo caso il riconoscimento è alla carriera, in quanto scrittore di vasto successo e ampia autostima (si ritiene in condizione di riscrivere Omero…): «Baricco è vittima di se stesso, nel senso che la sua scrittura linda e ruffiana, falsa nella sua predisposizione all’acchiappo, fatta di plastica è la stessa che più di qualcuno si ostina ad insegnare nella famigerata creatura ‘scuola Holden’. La sua ‘arte’ narrativa è un marchingegno perfettamente oliato, un meccanismo che rivela, ad occhi attenti e professionali, la costruzione artefatta e fasulla.» (ilparadisodegli orchi.it)

Poi tutti gli altri:

NUMEROTRE) Cristina Fogazzi, Enrico Motta: Guida clinica alla cellulite – Mondadori, 2020

 

NUMEROQUATTRO) Oscar Farinetti: Serendipity. 50 storie di successi nati per caso. Slow Food Editore, 2020

 

NUMEROCINQUE) Benedetta Rossi: La cucina di casa mia. Le nuove ricette di «fatto in casa da Benedetta – Mondadori, 2020

 

 

NUMEROSEI) Walter Veltroni: Assassinio a Villa Borghese – Marsilio, 2019

 

NUMEROSETTE) Fabio Volo: A cosa servono i desideri – Mondadori, 2016

 

NUMEROOTTO) Bruno Vespa: Luna. Cronaca e retroscena delle missioni che hanno cambiato per sempre i sogni dell’uomo. RAI Libri, 2019

 

NUMERONOVE) Francesco Piccolo: L’animale che mi porto dentro – Einaudi, 2018

 

NUMERODIECI) Federico Moccia: Semplicemente amami – Nord, 2020

 

Ci fermiamo ai primi dieci ma si potrebbe continuare a lungo. Siamo o no il paese in cui cresce il numero degli scrittori e diminuisce quello dei lettori?

Superfluo ricordare che l’idea “quello che mi voglio perdere” è del grande Giorgio Gaber. Ma erano altri tempi: beato lui che poteva permettersi il lusso di evitare certi autori.

Leave a Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.