Moscerini da sputare

UNO. Nel Novecento appena trascorso si citava spesso questa battuta di Mae West: «Ma ora basta parlare di me, parliamo di voi: cosa pensate di me?». Nel nuovo millennio tutti grandi moralisti ritengono che l’egocentrismo dilagante non dipenda affatto dall’essere umano in sé, ma sia determinato ex novo dai nuovi mezzi di comunicazione digitale. Il cambiamento deriverebbe quindi dalla improvvisa diffusione capillare dei cosiddetti social. C’è però chi avanza un’ipotesi alternativa che pare tutt’altro che peregrina, la seguente: «Il guaio non è che i nuovi strumenti ci abbiano resi arroganti, o vanitosi o scemi. È che ci hanno liberati dalla vergogna di esserlo.» (Guia Soncini, L’economia del sé – Marsilio Editori, 2022).

Secondo questa interpretazione, l’attuale deriva esibizionista sarebbe quindi un fenomeno tutt’altro che nuovo. Per esempio Tom Wolfe coniò la locuzione radical chic nel 1970, convinto che proprio gli anni Settanta fossero il decennio dell’io; dopodiché ci ripensò e nel 1987 pubblicò Il falò delle vanità, un ottimo romanzo che sostanzialmente consiste in “un richiamo all’edonismo e al materialismo imperante nella Wall Street degli anni Ottanta.” (da Wikipedia). Si potrebbe continuare con gli esempi; ogni epoca ha i deliranti narcisismi che si merita.

DUE. «Questi sono i miei princìpi, se non vi piacciono ne ho degli altri.» Questa è invece di Groucho Marx. Una battuta che ci ricorda da vicino il  politologo Francis Fukuyama, e in particolare il suo saggio del 1992: La fine della storia e l’ultimo uomo. In questo libro Fukuyama sviluppava nel dettaglio la balzana profezia da lui elaborata a partire dal 1989 (anno del crollo del muro di Berlino, guarda un po’…) con cui prevedeva che la democrazia liberale e il capitalismo sarebbero immancabilmente destinati a pervadere, gradualmente, tutte le nazioni del pianeta. Da qui sarebbe derivata la cosiddetta “fine della storia” — qualsiasi cosa questo volesse dire. Ovviamente, tre decenni dopo, la realtà dei fatti ha ampiamente smentito tale strampalata previsione. «E il primo a rendersi conto che la fine della Guerra Fredda non ha frenato, ma bensì accelerato il dispiegarsi della storia è lo stesso Fukuyama.»(da Osservatorio globalizzazione.it)

«Secondo Samuel Huntington, dopo la fine della Guerra fredda, la «cortina di ferro dell’ideologia » è stata sostituita dalla «cortina di velluto della cultura». La cupa visione huntingtoniana dello «scontro di civiltà» può sembrare l’esatto contrario della radiosa prospettiva avanzata da Francis Fukuyama della Fine della Storia, sotto forma di una democrazia liberale estesa a tutto il mondo: cosa potrebbe esserci di più diverso dalla teoria pseudo hegeliana di Fukuyama che la formula finale del miglior ordine sociale possibile è stata trovata nella democrazia liberale capitalista, di uno «scontro di civiltà » come principale contesa politica del XXI secolo? Come possono combaciare allora le due cose? Stando all’esperienza odierna, la risposta è chiara: lo «scontro di civiltà» è la politica alla «fine della storia ». (Slavoj Žižek – la Repubblica, 28 marzo 2022)

Naturalmente, è perfino banale ribadire che la Fine della Storia non esiste e non esisterà mai, che prevederla è persino stupido e insensato. All’esibizionista tuttavia il fatto che esista una realtà oggettiva non interessa affatto: «Non importa che se ne parli bene o male. L’importante è che se ne parli.» (Oscar Wilde) Come ci ricorda ancora Groucho Marx (un politologo che si è dimostrato molto più attendibile di Fukuyama): «Naturalmente nella vita ci sono un mucchio di cose più importanti del denaro. Ma costano un mucchio di soldi!»

TRE. Invece nella cruda realtà della storia di oggi, che purtroppo sembra non finire mai, il più stimato tra gli amici dei cosiddetti “liberali” italiani, cioè l’anti-liberale Vladimir Putin («Il liberalismo è un’idea superata», ipse dixit), deposta la giacca Loro Piana da 12 mila euro, in un discorso tenuto ai membri del governo e trasmesso in televisione  ha detto che “qualsiasi popolo, e in particolare il popolo russo, sarà sempre in grado di distinguere i veri patrioti dalla feccia e dai traditori, e di sputarli fuori come moscerini che gli sono volati accidentalmente in bocca“. Un messaggio molto chiaro ai tanti dissidenti che, dentro e fuori dalla Russia, stanno criticando l’invasione dell’Ucraina.

«Putin cerca di travestire la guerra sporca in una limpida crociata antirelativista. Se la prende con la cancel culture e cita la sua vittima più illustre, J. K. Rowling (e mal gliene incolse vista la rispostaccia di lei). Asserisce che dietro il suo disegno di potere neoimperiale sta una compatta spiritualità russa, secondo tradizione e secondo natura, alle prese con un occidente e un’Europa pieni di disprezzo per i valori non negoziabili in cui l’anima eurasiatica, slavofila e ortodossa si riconosce. Sono balle, naturalmente.» (Giuliano Ferrara, Il Foglio Quotidiano,

La scena trentunesima dell’atto secondo di Gli ultimi giorni dell’umanità (Tragedia in cinque atti con preludio ed epilogo) di Karl Kraus è ambientato dall’autore “In un sommergibile che è appena emerso“; Karlheinz  Stockhausen ha invece composto un Quartetto per Archi ed Elicottero. Ambedue gli autori ebbero comprensibili difficoltà nella fedele realizzazione in pubblico delle loro opere. Rappresentare in modo credibile e senza ridere la «compatta spiritualità russa, secondo tradizione e secondo natura» di Putin è un’impresa perfino più complicata di quella di Kraus e di Stockhausen.

QUATTRO. Una vecchia storiella ebrea narra di un rabbino chiamato a dirimere una controversia fra due capifamiglia; dopo avere ascoltato il primo gli dice “credo tu abbia ragione” e, dopo aver ascoltato il secondo, dice anche a lui “credo tu abbia ragione”. Al che il suo assistente gli fa notare “rabbi, ma non possono aver ragione tutti e due”, e il rabbi conclude, “si, credo che abbia ragione anche tu”. Qualcuno tra noi non parteggia né per l’Ucraina né per la Russia. E chi considerava Donald Trump la salvezza del mondo, e i vaccini la prova di un complotto globale, oggi difende la guerra turpe di Vladimir Putin.

«Vorrei rivolgere questa domanda, a molti italiani: come hanno impedito, gli ucraini, che la Russia inghiottisse il loro paese in un boccone? Chiedendo (pozhaluysta), per favore? Scegliendo la non-violenza, come gli indiani ai tempi del Mahatma Gandhi? Ma Gandhi sapeva che quella scelta avrebbe colpito l’opinione pubblica britannica. L’immediata resa ucraina sarebbe stata venduta ai russi come un trionfo di Putin. La guerra fa schifo, e le armi sono orribili. Ma in qualche caso — pensate alla resistenza al nazismo — sono purtroppo necessarie.» (Beppe Severgnini, Corriere della Sera,

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