Fatti alternativi

«Se invece di cercare di fare la storia, cercassimo semplicemente di essere responsabili per i singoli eventi che la compongono, forse non ci renderemmo ridicoli. Non la storia si deve fare, ma una biografia.»  (Viktor Šklovskij)

Moscerini da sputare

Ogni tiranno nasconde il suo disegno di potere dietro uno schermo valoriale; ad esempio Putin spaccia il suo disegno neoimperiale come limpida crociata anti-relativismo occidentale e a tutela della compatta spiritualità russa, secondo tradizione e natura. Naturalmente sono tutte balle. La guerra fa schifo, e le armi sono orribili. Ma in qualche caso — pensate alla resistenza al nazismo — sono purtroppo necessarie.

Le stragi degli altri

Nel febbraio 2008 il presidente Vladimir Putin, durante una visita di lavoro nella regione di Rostov, depose commosso un mazzo di fiori al memoriale delle vittime del massacro di Novočerkassk del 1962. Una dimostrazione di sensibilità da parte del detentore di quegli occhi freddi e senza sguardo. Del resto si sa: le stragi altrui sono sempre malvagie e disumane; le proprie – invece – sono inesistenti oppure giuste, inevitabili e necessarie.

La solita Storia

«Sapete benissimo, come noi, che nei ragionamenti umani si tiene conto della giustizia quando, tra le parti, esiste una sostanziale parità di forze. In caso diverso, i più forti esercitano il loro potere e i più deboli vi si adattano.» (Tucidide – La guerra del Peloponneso.)

Niente da capire

Hegel ha scritto che l’unica cosa che si impara dalla storia è che dalla storia non si impara niente. Il 2 agosto 1914 Franz Kafka scriveva nel suo diario: “Oggi la Germania ha dichiarato guerra alla Russia. Nel pomeriggio sono andato a nuotare”. La Prima guerra mondiale era cominciata. La sola cosa sicura è che l’umanità rimane una razza di bassa intelligenza e di istinti malvagi.

L’idiota geniale

Sherlock Holmes sarebbe senz’altro un perfetto Ministro della Pubblica Istruzione della Repubblica Italiana; il piano didattico era già illustrato nel suo primo libro, “Uno studio in rosso” del 1887: «Lo studioso accorto seleziona accuratamente ciò che immagazzina nella soffitta del suo cervello. Mette solo gli strumenti che possono aiutarlo nel lavoro, ed è molto importante evitare che un assortimento di fatti inutili possa togliere lo spazio di quelli utili». Ovviamente il concetto di utilità non è oggetto di discussione: si tratta infatti di un valore assoluto predeterminato una volta per tutte.

Esagerati

John Stuart Mill giunse a formularsi una domanda: “Supponi che tutti gli scopi della tua vita siano realizzati; che tutti i cambiamenti nelle istituzioni e opinioni possano effettuarsi interamente proprio in questo istante: sarebbe una grande gioia e felicità per te?” Con sgomento, si accorse che la risposta era: NO! “Le intere fondamenta su cui la mia vita era costruita crollarono”. Improvvisamente tutto era diventato “insipido e indifferente.” Roberto Calasso ha scritto che ai progressisti di tutte le specie – laici e religiosi – è sempre mancata la capacità e la lucida audacia per porsi la stessa domanda.

Competenze non cognitive

Nel gennaio scorso la nostra Camera dei Deputati ha approvato all’unanimità una proposta di legge mirata «all’introduzione sperimentale delle competenze non cognitive nel metodo didattico». Ma cosa sono queste astruse «competenze non cognitive»? Qualcuno degli oltre trecento deputati che hanno espresso il loro sì ne hanno una qualche vaga idea? Perché la scuola del dopoguerra non si era mai proposta di formare un tipo standard di persona modellata secondo specifiche decise in precedenza come se fosse una macchina.

Gruppi di famiglia dall’interno

C’è il mito fasullo del popolo virtuoso, di una società civile contrapposta a una casta politica di profittatori. Un mito autoassolutorio che racconta di onesti cittadini vittime di chi trasforma la rilevanza pubblica in vantaggi privati. Un mito che però, dietro la foglia di fico della rispettabilità e del perbenismo familiare, esprime con opportunismo né più né meno la classe dirigente degenerata che ci meritiamo.