Paradisi artificiali

Siamo praticamente l’unico paese al mondo che in piena pandemia si ritrova con una crisi di governo al buio. In proposito, Corrado Augias scrive oggi su Repubblica:

«Ho chiesto spesso in questi giorni a chi di politica capisce davvero, quale demone si fosse impossessato di Matteo Renzi per spingerlo a tirare in questo modo la corda. Ho avuto tre risposte che offro al giudizio dei lettori: un disperato bisogno di visibilità per risollevare il suo striminzito partitino; si comporta così perché è non protagonista ma pedina di un gioco più grande che punta alla caduta del premier per sostituirlo con un altro disceso direttamente dal cielo; è semplice disperazione, ovvero un sentimento fuori controllo che lo sconvolge per una traiettoria che dal dicembre 2016 in poi punta decisamente verso il basso. Un uomo della sua vivacità che per qualche mese ha avuto in mano il Paese non si rassegna a vedersi costantemente all’ultimo posto nelle classifiche del gradimento.»

Una quarta risposta potrebbe essere suggerita da Charles Baudelaire; il quale, nel suo saggio I paradisi artificiali, “pubblicato presso l’editore Poulet-Malassais nel 1860 descrive le sensazioni provate dopo l’assunzione di sostanze stupefacenti quali hashish, oppio e vino”. (da Wikipedia) Sull’ebbrezza suscitata dall’hascisc, per esempio, egli scrive: «… Devo spiegare in che modo, sotto l’impero del veleno, il mio uomo si faccia ben presto centro dell’universo? O in che modo diventa l’espressione vivente e esasperata del proverbio secondo cui la passione rapporta tutto a se stessa? Egli crede nella sua virtù, nel suo genio; non se ne indovina la fine? Tutti gli oggetti che lo circondano sono altrettante suggestioni che agitano in lui un mondo di pensieri, tutti più colorati che mai, più vivi, più sottili, e rivestiti di una cornice magica. […] “Tutte queste cose sono state create per me, per me, per me! Per me l’umanità ha lavorato, è stata martirizzata, immolata: per servire da pascolo, da pabulum al mio implacabile appetito di emozione, di conoscenza e di bellezza.” Salto e abbrevio. Nessuno si stupirà che un pensiero finale, supremo, scaturisca dal cervello del sognatore: “Io sono diventato Dio!”; che un grido selvaggio, ardente, gli prorompa dal petto con tale energia, tale potenza d’impeto che se gli atti di volontà e le credenze di un uomo ubriaco avessero una virtù efficace, questo grido farebbe precipitare gli angeli sparsi per i sentieri del cielo: “Io sono un Dio!”…»

Non c’è niente da fare, l’esperienza del passato non ha insegnato nulla a Renzi sull’utilizzo più prudente degli strumenti a sua disposizione. Non escluderemmo perciò nessuna delle quattro opinioni sopra esposte riguardo i demoni che si sarebbero impossessati di lui; non è peregrina nemmeno l’ipotesi di una combinazione più o meno articolata delle motivazioni stesse. Ma l’unica cosa da escludere in modo categorico riguarda il quarto punto: che cioè egli faccia o abbia mai fatto utilizzo di sostanze stupefacenti che giustifichino i suoi folli gesti. Non ne ha alcuna necessità: come dice lo scorpione della favola di se stesso, tutto questo è nella sua natura.

Il brano dei Pink Floyd Careful With That Axe, Eugene (qui nella versione Live at Pompeii, 1972) è contenuto nell’album Ummagumma (1969).

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