Ragazzofiore

Servizio n.1210916: 28 Marzo 2016 - Via Giardino - VITTORIO VENETO (Treviso) - CARPESICA (TV) - GIULIO MILACIC SI SPARA CON IL FUCILE DEL PADRE - 20160328 - CLJ - CARPESICA (TV) - GIULIO MILACIC SI SPARA CON IL FUCILE DEL PADRE - Riccardo Rizzo/PhotoJournalist/B&S Press/Bolzoni - - - fototvbolzoni

Si faceva chiamare così Giulio Milacic, 17 anni, su Instagram, dove pubblicava foto e aforismi.

Nel suo profilo social metteva storie a puntate di abbandoni e sofferenze mostrando una sensibilità fuori dal comune.

Sabato sera Giulio aveva esternato ai genitori tutto il suo dolore per la notizia appresa navigando svogliatamente sul suo smartphone. Patrick Beda, amico e compagno di classe in un istituto professionale, si è schiantato in moto contro un platano ed è morto sul colpo. Insieme avevano condiviso le disavventure di una carriere scolastica non proprio eccellente, che li aveva indotti a lasciare anzitempo il corso di studi e ad affacciarsi al mondo del lavoro. Anche se non si vedevano più ogni giorno l’amicizia era rimasta, così come gli interessi comuni per i motori.

Dopo una nottata trascorsa cercando di metabolizzare quella perdita inspiegabile, il giorno di Pasqua Giulio ha pranzato con papà Stefano e con mamma Luisa. Lo vedevano provato, a tratti assente ma non immaginavano un simile baratro emotivo. Verso le 18 ha preso il fucile di papà, è sceso in giardino e si è ucciso. Sono state le grida disperate della cugina che abita poco distante a dare l’allarme. I familiari hanno assistito impietriti ai tentativi di rianimazione dei medici del 118, fino al momento in cui tutti si sono tolti guanti e mascherine.

«Giulio aveva sofferto molto per la perdita della nonna, circa due anni fa. E poi Patrick. Ci ha fatto vedere la notizia nel telefonino con le lacrime agli occhi» ripete allo sfinimento papà Stefano. Dai racconti di chi lo conosceva emerge una sensibilità fuori dal comune. Giulio aveva deciso di esprimere tutto ciò che aveva dentro sul suo profilo Instagram, attraverso racconti e aforismi. Lui era “Il Ragazzofiore”, tutto attaccato, parola presa da una poesia di Davide Rondoni (“Tango della timidezza”). Pubblicava storie a puntate di amori finiti, di abbandoni e di sofferenze. “Da piccolo non avrei mai sognato questa vita. Ci rivedremo in un futuro non troppo lontano, magari in un posto migliore”, è il testamento lasciato sul social network. Lì dove ora arrivano tutti i messaggi dei follower. Messaggi disperati per dire che tutto finisce, certo, ma non ci si doveva lasciare così.”

(Enrico Ferro – La Repubblica, 30 marzo 2016)

QUI invece Andrea De Polo (La Tribuna di Treviso)

 

 

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