Sensazione presentimento

La mattina del 28 maggio 1980, esattamente  quarantuno anni fa,  il giornalista del Corriere della Sera Walter Tobagi, 33 anni, veniva ucciso a pochi passi da casa da uomini della Brigata XXVIII marzo, una formazione terroristica di estrema sinistra. La sera prima del suo omicidio aveva partecipato a un incontro al Circolo della stampa di Milano sul tema della responsabilità del giornalista di fronte all’offensiva delle bande terroristiche; riferendosi alla lunga serie dei loro attentati, aveva detto “Chissà a chi toccherà la prossima volta”. Dieci ore dopo cadde sotto i colpi dei suoi assassini.

La notte di Natale del 1978 aveva scritto una lunga lettera alla moglie, una sorta di testamento spirituale:

«Tesoro, ti ho voluto scrivere questo biglietto perché svegliandoti trovassi un segno che le mie ore di letture notturne non sono un’evasione, ma sono anche un ripensare a te, a noi, ai michelangiolini. In questi mesi ti ho trascurata molto, in tutti i sensi. In parte mi sono lasciato trascinare dalle cose, ho preferito essere scelto più che scegliere: lavorare per la giornale, sfiancarmi per la Lombarda. Perché l’ho fatto? M’è capitato tante volte di domandarmelo, e di stentare a trovare una risposta precisa. Nel giornale certo ci sono tanti fattori: l’ambizione, il desiderio di realizzarsi, di fare qualcosa di buono.

Nell’Associazione tutto questo mi è sembrato secondario: ho cercato anche lì di fare il mio dovere, ma il motivo per cui mi sono addossato quella parte è un altro: un gesto di solidarietà verso quei colleghi, che considero anche amici, coi quali ho condiviso tante esperienze negli ultimi due anni. Un senso di solidarietà, un modo di non ragionare solo in termini di utilitarismo personale. So bene che tutto questo si ripercuote su di te e sui michelangiolini. Per questo spero che dalla storia-Lombarda possa uscire al più presto, senza che sia compromessa né la mia immagine personale né la posizione di quei colleghi che ho cercato di rappresentare.

Ho riflettuto tante volte sulla storia di Moro. E se quella storia mi ha colpito tanto è anche per questo: perché mi identificavo indegnamente nel suo rapporto familiare. Mi sono anche chiesto: e se dovessi sparire di colpo, che immagine lascerei alle persone che ho più amato e amo, te e i michelangiolini? E mi sono risposto che al lavoro affannoso di questi mesi va data una ragione, che io sento molto forte: è la ragione di una persona che si sente intellettualmente onesta, libera e indipendente, e cerca di capire perché si è arrivati a questo punto di lacerazione sociale, di disprezzo dei valori umani. Mi sento molto eclettico, ideologicamente; ma sento anche che questo eclettismo non è un male, è una ricerca: è la ricerca di un bandolo fra tante verità parziali che esistono, e non si possono né accettare né respingere in blocco.

Penso al tuo sacrificio silenzioso in casa, e penso che per i michelangiolini questa tua presenza vale più di cento articoli che io posso cercare di scrivere. Perché tu sei un esempio di abnegazione: capace di scegliere la via del silenzio casalingo, per scelta deliberata, non per incapacità di trovare spazi anche professionali fuori.
Penso all’attaccamento di Luca, penso alle tenerezze della Bebi. E mi sembra di non fare tutto quello che dovrei (e forse potrei) fare per loro. Se un giorno non dovessi più esserci, ti prego di spiegargli, di ricordargli, il motivo di tante assenze che oggi li fanno soffrire. Mi sentirei ancor più in colpa se oggi non spendessi quei talenti che, bene o male, mi sono stati affidati; e non li spendessi per contribuire a quella ricerca ideologica che mi pare preliminare per qualsiasi incitamento, miglioramento nei comportamenti collettivi: con la speranza che possa essere meno assurda la società in cui, fra un decennio, i nostri michelangiolini si troveranno a vivere la loro adolescenza.

In questi giorni ho quasi una sensazione-presentimento, che forse risponde al mio desiderio più profondo. L’ultimo anno è stato dedicato a una corsa frenetica sugli avvenimenti anche più stravolgenti: il 1979 potrà essere un anno di riflessione, di ricerca anche interiore; di recupero di tante esperienze o letture. E mi auguro di poterti avere sempre più vicina, uniti dall’amore che oramai ci guida da tanti anni. In questa alba di Natale 1978, voglio ripetertelo con le parole più semplici: ti voglio bene, tanto bene e non riuscirei a fare nulla di quello che faccio, se non ti sapessi vicina a me in ogni momento.

Tuo Walter

Nel video: il “Sanctus” dalla Messa da Requiem op. 48 di Gabriel Faurè – Orchestre symphonique et chœur de la radio et la télévision espagnole. Dir.: Petri Sakari.

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