Nuovo e Utile

Comunicare educare

Nuovo e Utile” è un eccellente  sito non profit “dedicato a teorie e pratiche della creatività” curato dal 2008 da Annamaria Testa la quale si occupa di comunicazione e di creatività con grande successo (“O così o Pomì”, “Liscia, Gassata o Ferrarelle? solo per fare due esempi noti a tutti). È inoltre  titolare della società Progetti Nuovi. È docente universitaria. Ha pubblicato saggi e racconti. Su “Nuovo e Utile” è stato appena pubblicato un bell’articolo che mi ha indotto ad inviare loro una lettera. A parte qualche piccolo dettaglio secondario, la lettera è questa:

Gentile Redazione e gentile dott.a Annamaria Testa,

Vi scrivo perché mi ha molto colpito l’ultimo post di NeU “Idee 129. Di che stile cognitivo siete?”, in particolare il suo inizio:

“Il concetto di “stile cognitivo” riguarda il modo unico e speciale in cui ciascuno di noi percepisce, elabora e ricorda, catalogandole nella memoria, le informazioni che costantemente riceve dal mondo esterno. È un concetto molto utile: tenere conto dei propri e degli altrui stili cognitivi aiuta a lavorare meglio, a imparare o insegnare più efficacemente, a interagire meglio con gli altri e con l’ambiente. Molti, però, non hanno né la più pallida idea del fatto che le persone possano avere stili cognitivi diversi (e quindi differenti modi di considerare il mondo e gli altri) né alcuna percezione di quale sia il proprio stile cognitivo.”

Cerco quindi di spiegare il motivo del mio interesse particolare rispetto questo post.

Più o meno un anno fa, come al solito stavo curiosando tra gli scaffali della Feltrinelli di piazza Ravegnana, quando mi ha colpito (all’inizio  a dire il vero sfavorevolmente) il titolo di un libro: Le persone sensibili hanno una marcia in più, di Rolf Sellin (Universale Economica Feltrinelli). Il sottotitolo (Trasformare l’ipersensibilità da svantaggio a vantaggio) mi ha però subito intrigato un bel po’. Mi sono quindi giocoforza ritrovato prima a sfogliarlo, poi a comprarlo, studiarlo, sottolinearlo, annotarlo, ecc.

E’ stato in questo modo del tutto casuale che ho scoperto di appartenere alla “categoria” – o stile cognitivo – degli ipersensibili. Non è mai troppo tardi”, si diceva una volta. Quello che più importa, però, è la scoperta fatta subito dopo, cioè che con tutta probabilità anche il mio figlio più piccolo,  (12 anni) è un ipersensibile. Tale caratteristica, tra l’altro, sembra essere ereditaria. Inutile sottolineare che tale consapevolezza (o al contrario ignoranza) riveste una considerevole importanza per un genitore, soprattutto rispetto al processo educativo di un ragazzino che affronterà presto l’adolescenza. Naturalmente, come lui tanti altri, maschi e femmine di tutte le età, e come per i genitori, così per mogli, mariti, parenti, fratelli, sorelle, amici, insomma tutti o quasi.

Come scrivete nel vostro bell’articolo, “tenere conto dei propri e degli altrui stili cognitivi aiuta” moltissimo le persone. Sono però convinto che questo aiuto sia essenziale e addirittura determinante per le persone ipersensibili. Queste ultime, infatti, in mancanza di una conoscenza appropriata tendono a considerarsi e ad essere considerate in qualche maniera “difettose”, “sbagliate” quantomeno problematiche e “diverse” (timide, introverse, asociali, delicate ecc.). Sono sicuro che una più ampia consapevolezza su questo particolare “stile cognitivo”, il sapere cioè che non si tratta né di una malattia né di un problema né di una colpa, che anzi tale condizione di per sé stessa sia assolutamente neutra e possa invece offrire una marcia in più in certe occasioni, sono convinto che tutto ciò possa letteralmente cambiare la vita degli interessati. E non solo a loro. Fior di studi di importanti istituzioni  e personalità stanno a dimostrarlo..

Circa il 15-20% della popolazione risulta in qualche misura ipersensibile (HSP). Mi sono chiesto allora per quale motivo in Italia questo fatto sia così trascurato a livello sociologico e scientifico. Non parliamo di quello politico. Credo che le motivazioni affondino radicalmente nella nostra matrice culturale, che privilegia l’immagine stereotipata dell’uomo e della donna “duri e vincenti” e che quindi tende a indurre più di qualche forma di implicita (auto)censura o reticenza o vergogna; che comunque rendono difficile esprimersi in proposito (il nostro Presidente del Consiglio direbbe: fare outing).”Molti (…) non hanno né la più pallida idea del fatto che le persone possano avere stili cognitivi diversi (e quindi differenti modi di considerare il mondo e gli altri) né alcuna percezione di quale sia il proprio stile cognitivo”. Ma credo anche, proprio per la sua possibile fondamentale importanza, che valga la pena di tentare di stimolare un dibattito, un confronto,una comunicazione più ampia, che possa perciò essere utile a tante persone che potrebbero invece incontrare altrimenti anche serie quanto inutili difficoltà, danneggiando così al tempo stesso sé stessi e il contesto sociale.

Negli Stati Uniti nel 1996 la dottoressa e psicologa (ipersensibile) Elaine N. Aron ha pubblicato un importantissimo libro, in qualche modo veramente pionieristico, che è stato venduto in centinaia di migliaia di copie e che curiosamente in Italia nessuno si è nemmeno sognato di tradurre e pubblicare. Il suo titolo è The Highly Sensitive Person (Harmony Books)da cui l’acronimo riconosciuto a livello internazionale “HSP” per le persone ipersensibili. Questo libro è naturalmente ancora oggi in commercio (da parte mia ha subito la stessa sorte del precedente), ma si può leggere solo in lingua originale, comunque non in italiano. così come tanti altri importanti testi, di Aron o altri autori, studi, siti internet, blog, ecc. che fanno ricerca e informazione sull’ipersensibilità, all’estero. Credo insomma che, per quanto gravoso e impegnativo possa essere questo compito, esso debba essere affrontato in tutta la sua complessità anche dalle nostre parti.

Ho creduto che qualcuno dovesse cominciare in qualche modo, ho iniziato perciò con pochi mezzi e conoscenze ad impostare il progetto di un blog (è ancora in fase “beta” tuttavia già on-line) nel quale, seguendo molto modestamente il vostro esempio, spero di far confluire nel tempo, passo dopo passo, informazioni, studi, contributi, approfondimenti, opinioni ecc. sperando che anch’esso possa prima o poi risultare in qualche modo “nuovo e utile” Tutto ciò proprio perché ritengo sia di fondamentale importanza per tutti  comprendere davvero “il modo unico e speciale in cui ciascuno di noi percepisce, elabora e ricorda, catalogandole nella memoria, le informazioni che costantemente riceve dal mondo esterno”.

Grazie per l’attenzione e per il vostro prezioso lavoro, un saluto cordiale.

 

 

 

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