La parola che manca

Scriveva Daniele Del Giudice: “E’ così comica quest’ultima incarnazione dello scrittore a fine secolo a casetta a fare un libro dietro l’altro!” senza più “nessun sentimento di precarietà e di rischio nella propria impresa narrativa”. Sono passati quasi 30 anni da queste parole e l’immagine di scrittori occupati solo a sfornare titoli uno via l’altro nella beata assenza di un dubbio, di un interrogarsi sul senso del proprio narrare, è tragicamente il pane quotidiano, e sempre più insipido. Forse, mi dico, fa parte della disperazione attuale in tutti i campi per il profondo nonsenso che avvertiamo e non solo nei confronti dell’arte, ma in generale nei confronti del cosiddetto vivere civile. Abbiamo dato per scontate la pace e la democrazia, per dire, e ci troviamo instabili e minacciati. (Sandra Petrignani)

Pregiudizi e palle di cannone

Quando parliamo di un carattere «introverso», o di una tendenza dominante all’«introversione», in genere non stiamo evocando qualcosa di auspicabile per noi o per i nostri cari. Appresa in un modo o nell’altro fin dall’infanzia, la definizione dell’uomo come animale sociale è, prima di ogni altra cosa, rassicurante. Da sociale a social, poi, il passo è ormai così breve da risultare ahimè impercettibile alla stragrande maggioranza. La connotazione negativa, o addirittura patologica, dell’introversione è simile a quella che riguarda i concetti di egoismo, di narcisismo, di perdita del senso della realtà e dell’empatia. Il gregge umano non si regge semplicemente sull’istinto: esige da ogni singola pecora attenzione e partecipazione, e guarda con sospetto ogni ripiegamento su sé stessi, come se si trattasse di una vera diserzione. (Emanuele Trevi)

La realtà non esiste

“Non ci sono fatti, solo interpretazioni”. Contro il positivismo, per il quale ci sono solo fatti, Nietzsche replicava che no, i fatti proprio non esistono, esistono solo interpretazioni. Nessun fatto “in sé” è constatabile; sono constatabili solo fatti interpretati; e i fatti interpretati diventano spesso “fatti alternativi”, che a loro volta quasi sempre non sono fatti, ma falsità. Ne consegue, logicamente, che le verità coincidono sempre solo con il proprio comodo.

Fake news? Macché, high design

Nicola Zingaretti, invece di tenere a debita distanza certi cosiddetti “intellettuali di sinistra”, deve aver ascoltato i consigli di uno di loro. Ecco spiegato il tweet su Barbara D’urso. Forse è nato così, questo “storytelling dal design aerodinamico e adatto ad attraversare il Game” (!?), ma il cui contenuto è tutto sommato equivalente a quello della più famosa opera di Piero Manzoni.

Nuovi miti

La proposta di Baricco è innanzitutto provare a comprendere la pandemia come una creatura mitica. Non siamo d’accordo: la nuova figura mitica è piuttosto quella del ridicolo e deleterio narcisismo intellettualistico, la cui soglia è da tempo ampiamente superata.

Mò me lo segno

Riportiamo un parziale elenco dei titoli che ci siamo segnati con cura su un apposito taccuino. Ciò per essere sicuri di poter dire – un giorno, magari lontano – con assoluta certezza e documenti alla mano: «Eh no! Quello me lo sono proprio perso! Posso dimostrarlo: guarda qua.»

Io non c’ero

Prendiamola alla larga: «Nel 2008, la regina Elisabetta in visita alla massima istituzione economica britannica, la London School of Economics, ha evitato sorrisi e chiacchiere formali, chiedendo ai professori riuniti: «Com’è possibile che nessuno si sia accorto…

Auto-referenzialità

Il settimanale culturale della domenica di Repubblica, “Robinson“, il 25 novembre scorso ha pubblicata una “Intervista con Alessandro Baricco di Marco Bracconi” dal titolo Il mio manuale per i giovani Holden. L’intervista inizia così: “Le mie antologie quando andavo…

Baricco, Cofferati e frate Cipolla

“Robinson” di questa settimana (n° 22) contiene due corposi articoli-saggio, rispettivamente di Alessandro Baricco e Maurizio Ferraris, sul tema della Post-verità, termine che è stato nominato parola dell’anno dagli Oxford Dictionnaries. Per chi ancora non lo…