Su drogati, diavoli e assassini

“Chi ascolta trap diventa un drogato, uno che assume psicofarmaci. No? Allora sono tutte persone che vanno in convento e chiedono perdono a Dio”, esclama Paolo Crepet – il quale si autodefinisce (sul suo sito web) “psichiatra, sociologo, educatore, saggista e opinionista italiano, ospite frequente di varie trasmissioni televisive.” «Quando ho letto ‘A sangue freddo’ non sono diventato un assassino», ha poi aggiunto in polemica con Frankie Hi-Nrg su La7 durante la trasmissione «In altre parole» condotta da Massimo Gramellini. Insomma siamo sempre lì: ai tromboni che censurano “I fiori del male” di Baudelaire, oppure “Lolita” di Nabokov, la “God save the Queen” dei Sex Pistols, ecc, ecc…; coloro che sentenziano su ciò che non conoscono, che sono ben lontani dal comprendere il significato del termine ARTE e – a maggior ragione – la differenza tra “grande” e pessima arte. Quelli che tendenzialmente “i giovani sono drogati” e che signora mia non farebbero mai uscire la loro figlia con un Rolling Stone. Nemmeno oggi che hanno ottant’anni (sia i Rolling Stones che Paolo Crepet).